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Criminalità in curva: Miccichè estende il problema

"La delinquenza organizzata è un dramma in tutti i Paesi, non solo in Italia. Ed è un dramma e non solo per lo sport" fa sapere il presidente della Lega Serie A.

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Criminalità in curva: Miccichè estende il problema Fonte: 123RF

Gaetano Miccichè, il presidente della Lega Serie A, ha parlato a tutto campo con Sky Sport.

“La mia è una storia abbastanza tradizionale – ha detto -: quella di un ragazzo del Sud che, da bambino, come tutti, si appassiona al pallone e ad una squadra. Poi ognuno ha un percorso, quasi per tutti iper dilettantistico come è stato il mio, fatto di squadre, amici, che però mi ha visto diventare sempre più appassionato. Devo dire che sono un appassionato di tutti gli sport: penso di aver conquistato Malagò parlando di tutto, dal tennis, all’automobilismo, dallo sci fino al golf, anche se non l’ho mai praticato. Considero lo sport un grande compagno di vita e suggerisco a chi non è appassionato di diventarlo, perché ti accompagna dalla gioventù fino all’età adulta. Come tutti ho tifato per la squadra della mia città. A quei tempi il Palermo non faceva grandi risultati, anche se il presidente era un grande amico di famiglia e un grande signore: Renzo Barbera, definito l’ultimo Gattopardo. Poi nell’ultimo decennio c’è stato un percorso importante, da Dybala a Cavani, a Barzagli. Tanti giocatori sono passati da Palermo che ha avuto diverse stagioni interessanti”.

“Devo dire che nella Lega Serie A ho trovato un certo atteggiamento di sufficienza verso il resto del mondo, un po’ da primi della classe- ha aggiunto -. Un po’ era presente, è vero: non nei confronti della Nazionale, che anzi ha un ruolo strettamente identificato con quello della Serie A. I giocatori azzurri al 98% fanno parte della Serie A. Se la nostra Nazionale va ai Mondiali è una valorizzazione implicita non solo per la nostra nazione, ma per qualunque giocatore. La parola responsabilità fa parte del mio Dna, questo non solo riguardo al calcio, ma al Paese. Tutti dobbiamo sentirci responsabili di quello che abbiamo intorno e di quello che avviene, non solo puntare l’indice, ritenendo che è solo colpa altrui”.

“La delinquenza organizzata è un dramma in tutti i paesi, non solo in Italia – ha poi osservato -. Ed è un dramma e non solo per lo sport. Tutti noi dobbiamo fare qualcosa, partendo dalla magistratura, dalla polizia e dagli organi di Governo. Per limitare eventuali ipotesi come quelle descritte, non userei la parola ricatto, ma userei eventuali forme di condizionamento. Stiamo lavorando per attuare una specie di 231 (la legge che regola il sistema punitivo delle persone giuridiche, ndr) dello sport. Nel momento in cui si rispettano alcune regole di comportamento, di sicurezza, di ordine all’interno dello stadio, si limitano le responsabilità oggettive dei club. Io ho sempre considerato spiacevole quando accade qualcosa all’interno dello stadio e la società ne viene riconosciuta responsabile e colpevole per la cosiddetta responsabilità oggettiva, senza che il presidente, i manager né coloro che operano per il club ne abbiano nessuna conoscenza. Se introdurremo per bene e velocemente queste nuove regole, si limiteranno i casi di responsabilità soggettiva e limitando i casi di responsabilità soggettiva a mio avviso si limitano anche i potenziali condizionamenti della malavita organizzata”.

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