Dalla mancata qualificazione al Mondiale all’indagine che ha coinvolto il designatore arbitrale Gianluca Rocchi, fino al rischio di perdere gli Europei del 2032: nell’ultimo mese il calcio italiano è stato attraversato da scosse continue. In attesa delle elezioni del 22 giugno che porteranno il nuovo presidente della FIGC, diventa urgente costruire le basi per rifondare il movimento con idee concrete e sostenibili. Tra queste torna con forza la proposta della “Next Gen”, rilanciata dall’ex ct Cesare Prandelli: un ponte tra Under 21 e Nazionale maggiore per evitare la dispersione dei talenti.
- Italia, la proposta di Prandelli per uscire la crisi
- Il modello Germania e la ricetta dell’ex ct
- Ma resta un nodo: il serbatoio azzurro è vuoto
- L’ultimo imbarazzo di Gattuso
Italia, la proposta di Prandelli per uscire la crisi
Intervenuto a Radio Anch’io Sport su Rai Radio 1, Prandelli ha spiegato di aver già presentato un’idea all’ex presidente FIGC Gabriele Gravina: creare una seconda squadra post Under 21 per dare continuità ai giovani. In sintesi: se i calciatori non trovano spazio nei loro club, “li facciamo giocare noi. La Federazione fa crescere i ragazzi dai 14 ai 21 anni, ma poi li perde”.
Un modello che richiama le seconde squadre già attive in Italia come Juventus Next Gen, Milan Futuro, Inter U23 e Atalanta U23. Secondo l’ex ct, non si tratta di utopia: esempi simili esistono già in altri sport, come la pallacanestro. “Bisogna fare qualcosa di eclatante” sostiene.
Il modello Germania e la ricetta dell’ex ct
Prandelli non ha dubbi a riguardo: va imitata la Germania, capace di uscire da una crisi strutturale riportando la Nazionale al centro del progetto tecnico. Così il Paese tedesco ha iniziato di nuovo a produrre talenti per dare il via a un nuovo ciclo, duraturo nel tempo.
“Si riparta dai bambini” dice, prima di sponsorizzare Antonio Conte come nuovo ct: “Conosce ambiente e dinamiche, potrebbe essere l’uomo giusto per il cambiamento”.
Ma resta un nodo: il serbatoio azzurro è vuoto
Su un aspetto Prandelli ha pienamente ragione: molti giovani finiscono per perdersi dopo aver esaurito il loro ciclo nell’Under 21. Il motivo è noto: poco spazio nei club di Serie A e poca continuità ad alti livelli. E senza minuti, la crescita si interrompe. Fine del sogno azzurro.
Ma il problema è ancora più profondo: da troppo tempo l’Italia calcistica non lancia talenti veri. E non ci riferiamo solo a fuoriclasse del calibro di Roberto Baggio, Francesco Totti, Alessandro Del Piero e Fabio Cannavaro. È proprio una questione numerica: mancano calciatori in grado di mettere in difficoltà il ct nelle convocazioni.
L’ultimo imbarazzo di Gattuso
L’esempio lampante è dato dalle scelte di Gennaro Gattuso per i playoff Mondiali poi persi contro la Bosnia ed Erzevogina. Chi altro avrebbe potuto convocare l’ex selezionatore? Si è discusso dell’assenza di Zaniolo e Bernardeschi, di Pellegrini e Bartesaghi, di Kayode e Udogie.
E poi? Il vuoto. La proposta della Next Gen è senza dubbio valida, un tentativo di risposta, ma il problema strutturale rimane evidente. Il calcio italiano deve fare i conti con una realtà durissima che spiega le tre qualificazioni di fila mancate ai Mondiali. La vera sfida, più che tattica o tecnica, è sistemica: il movimento va ricostruito dalle fondamenta. Ora o mai più.
