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Dalle Alpi alla Serie B, Red Bull vuole il Südtirol: nasce il 'RB Bolzano'?

Il colosso austriaco è pronto a sbarcare in Serie B per creare un nuovo polo calcistico internazionale

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Marco Carlotti

Marco Carlotti

Sport Specialist

(Quasi) giornalista pubblicista, marchigiano d’origine ma bolognese - e rossoblù - d’adozione. Osserva il calcio nella sua veste tecnica e tattica, ma ne racconta il lato corporate e di comunicazione strategica

Dalle Alpi alla Serie B, Red Bull vuole il Südtirol: nasce il 'RB Bolzano'? Getty Images
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Bastano pochi click

In questi giorni una voce è riecheggiata per le Alpi e le valli dell’Alto Adige. Secondo alcune indiscrezioni, infatti, il marchio Red Bull – la multinazionale austriaca conosciuta per l’omonimo energy drink – sarebbe interessata all’acquisto della squadra di calcio del Südtirol. Dopo essere stato accostato al Torino lo scorso anno, il brand potrebbe infatti fare il suo ingresso nel campionato cadetto, e sulla scena italiana, per espandere il proprio network e aumentare l’awareness sul territorio. E dopo la Germania, lo Stivale e la Lega B sarebbero protagonisti di una rivoluzione economica e culturale davvero interessante.

La centralità del Druso e i vincoli burocratici

Ma perché, tra tante squadre, al centro del mirino è finito proprio il Südtirol? Ad aver giocato un ruolo fondamentale è stato sicuramente il fattore geografico, data la vicinanza della squadra al territorio austriaco dove Red Bull ha la sua base principale (più precisamente a Fuschl am See, nel distretto salisburghese). Ma il vero motivo risiede nella solidità societaria e nel centro sportivo biancorosso, avanguardia strutturale del nostro calcio (ne avevamo accennato in questo articolo). Alla base resterebbe il nodo della capienza dello stadio Druso attualmente inadeguato ad ospitare partite di Serie A.

La Red Bull è comunque famosa per le sua capacità di trasformazione delle strutture in ambienti ultra-modernizzati quasi futuristici, motivo per cui potrebbe attuare un piano di ristrutturazione dell’attuale Druso. Il principale ostacolo? La burocrazia italiana e le normative locali – oltre a una fetta di tifosi potenzialmente infastidita per l’arrivo del colosso austriaco e dalla rivoluzione posta in essere.

Calcio o marketing?

L’associazione Redbull-soldi è piuttosto scontata, e molte squadre oggi nelle corti europee del “calcio che conta” prima erano entità anonime (City e PSG, soltanto per citarne alcune). Ma i soldi rappresentano solo una fetta del tutto, dal momento che quello della Red Bull è un progetto più a lungo termine. Un’idea di calcio simile al fenomeno Como, oggi ai vertici della Serie A ma ieri mera piazza provinciale.
Sullo sfondo, poi, campeggia il solito binomio tra calcio romantico e calcio moderno. Da un lato il radicamento identitario al territorio e le battaglie “con le armi a disposizione”, dall’altro una potenziale squadra-prodotto dai contorni plasticosi.

Il modello Red Bull: i giovani e l’arco temporale

Nel 2005 il marchio austriaco si affaccia nell’industria calcistica, acquisendo il Salisburgo (che ha poi vinto 14 titoli nazionali e 9 Coppe d’Austria). Poi nel 2006 è la volta dei New York Red Bull e nel biennio 2007-’08 nascono il Red Bull Brasil e il Red Bull Ghana.

L’apice però si raggiunge nel 2009, con l’acquisizione dell’SSV Markranstadt (oggi RB Lipsia), che all’epoca militava in quinta categoria. In sette anni il club ha raggiunto la Bundesliga, dove ha ottenuto due secondi posti, tre terzi posti e due quarti posti, e una clamorosa semifinale di Champions League League nel 2020.

La filosofia della Red Bull si concentra infine sullo scouting del settore giovanile, ricercando giovani calciatori promettenti da trasformare in asset patrimoniali rivendibili e oggetto di plusvalenza. Solo per citare alcuni calciatori passati nella cantera della multinazionale: Dominik Szoboszlai, Erling Haaland e Sadio Mané. E ora, nel ruolo di coordinatore delle attività calcistiche del gruppo Red Bull, c’è Jurgen Klopp sinonimo di garanzia, qualità professionale e stacanovismo teutonico. Chissà che Bolzano non diventi presto un nuovo satellite del gruppo austriaco.

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