Giro d’Italia 2026, Tappa 21: Roma-Roma (131 km)
| KM | Situazione |
| 131/131 | Jonathan Milan conquista l’ultima volata nonché l’ultima tappa del Giro d’Italia 2026, secondo posto per Giovanni Lonardi. Paul Magnier solo undicesimo. |
Ultimo aggiornamento:
Giro d’Italia 2026, Tappa 21: Roma-Roma (131 km)
| KM | Situazione |
| 131/131 | Jonathan Milan conquista l’ultima volata nonché l’ultima tappa del Giro d’Italia 2026, secondo posto per Giovanni Lonardi. Paul Magnier solo undicesimo. |
Alla fine, l’ultima tappa del Giro d’Italia 2026 ha fornito a Jonathan Milan l’occasione di riscattarsi dopo tre settimane in cui non era riuscito ad affermarsi in un arrivo allo sprint. Il corridore della Lidl-Trek ha firmato una volata sontuosa nella frazione di Roma, prendendosi il successo con un’azione di potenza ed esplosività delle sue davanti al connazionale Giovanni Lonardi (Polti VisitMalta) e al francese Paul Penhoët (Groupama – FDJ United). Solo undicesimo il favoritissimo Paul Magnier. Si conclude così questa edizione del Giro 2026 che certifica la maglia rosa di Jonas Vingegaard, la maglia azzurra di Giulio Ciccone, quella ciclamino per Magnier e la maglia bianca per la rivelazione Afonso Eulalio.
1 Jonas Vingegaard (Team Visma | Lease a Bike) 80:17:01
2 Felix Gall (Decathlon CMA CGM Team) +5:22
3 Jai Hindley (Red Bull – BORA – hansgrohe) +6:25
4 Thymen Arensman (Netcompany INEOS) +7:02
5 Derek Gee-West (Lidl – Trek) +7:56
6 Afonso Eulálio (Bahrain – Victorious) +9:39
7 Michael Storer (Tudor Pro Cycling Team) +10:13
8 Damiano Caruso (Team Visma | Lease a Bike) +10:52
9 Davide Piganzoli (Bahrain – Victorious) +11:24
10 Egan Bernal (Netcompany INEOS) +12:54
Alla fine Milan ce l’ha fatta: la tappa 21 si è conclusa con una canonica volata e il corridore della Lidl-Trek è riuscito ad avere la meglio nello sprint a ranghi compatti degli ultimi metri. Secondo posto per Giovanni Lonardi, Paul Magnier solo undicesimo.
Ai -3,3 km il gruppo riprende i fuggitivi: si organizzano le squadre dei velocisti per il gran finale.
Neutralizzati i tempi negli ultimi 5 km, in cui è arrivata la corsa odierna: le classifiche finali sono ora ufficiali, mentre il terzetto continua la sua fuga con 10 secondi di vantaggio sul gruppo.
I tre in fuga guadagnano ancora anche se di poco, portandosi a 20 secondi di vantaggio sul gruppo. Sobrero e Stuyven però lavorano per i compagni velocisti, e non danno cambi a Ganna.
Ganna, Sobrero e Stuyven sono il nuovo terzetto di fuggitivi: il gruppo si allunga per cercare di neutralizzare anche questo tentativo.
Il gruppo torna compatto ai -18,5 km al traguardo, ma si spezza: si va verso un finale imprevedibile anche in questa tappa?
I fuggitivi tornano a guadagnare qualcosa portandosi a 14 secondi di vantaggio dal gruppo: ricordiamo che i quattro sono, oltre a Rochas (Bayer si è staccato), Victor Campenaerts, Matteo Sobrero e Remì Cavagna.
Ora in fuga sono in quattro, ma il gruppo sta alzando i ritmi e a breve riprenderà i battistrada.
Rochas e Bayer continuano a fare da battistrada, con un vantaggio sul gruppo di 23 secondi.
Altri attacchi, è il turno di Remy Rochas che ai -45 km cerca di staccare il gruppo. Lo segue Tobias Bayer, che forma così una nuova coppia di fuggitivi.
Quando mancano 53,6 km (e in prossimità del traguardo volante preso da Igor Arrieta) i due fuggitivi vengono ripresi dal gruppo.
Si forma una prima fuga di giornata con due corridori: il maltese Andrea Mifsud e il britannico Ben Turner, che per il momento hanno un vantaggio di una decina di secondi sul gruppo.
Nico Denz anima la corsa provando un attacco, ma viene poi raggiunto da un drappello di corridori tra cui Einer Rubio. Si ricompatta il gruppo.
Il gruppo compatto di tutti i corridori entra per la prima volta nel circuito da 9,5 km di Roma, da percorrere 8 volte.
Jonas Vingegaard è arrivato al Conclave da Papa, e tale ne è uscito. Il Giro d’Italia, rispetto al Tour, riserva spesso molti colpi di scena e nessuna tappa è mai scontata (e anche quest’anno è stato così), ma se non altro le previsioni del danese della Visma | Lease a Bike che avrebbe fatto veni, vidi, vici con la Corsa Rosa sono state rispettate. Ci ha fatto sognare? Per niente, si è limitato a svolgere il compito senza dannarsi troppo quando Eulalio ha iniziato a infilare una tappa dietro l’altra come leader della generale. Ci si aspettava da Vingegaard qualcosa in più dalla cronometro, e forse quello è stato l’unico leggero brivido che ci ha dato la sua spedizione pressoché inscalfibile e perfetta. Che altro ricordare? Noi italiani magari il lavoro esemplare del gregario Davide Piganzoli (per favore nessuno lo elegga prossimo Pantani o Nibali, evitiamo pressioni improprie), oppure la scenata nella tappa di Milano quando ha spinto l’organizzazione a neutralizzare la tappa negli ultimi 16 km (sic!). Sapevamo che il danese fosse uno abituato a sgobbare duramente sin dai tempi del part-time in una fabbrica di merluzzi nella sua Danimarca, non ci aspettavamo però che potesse temere l’arredo stradale meneghino. Ma la mente di Vingegaard era già evidentemente rivolta al Tour, alla sfida contro Pogacar, suo principale ostacolo alla storica doppietta Giro-Grande Boucle, e come per altri corridori la Corsa Rosa viene vista come un allenamento per la sgambata in Francia. Anche se il Giro per il danese rappresentava un obiettivo da conquistare assolutamente.
Giulio Ciccone un tempo veniva indicato come la speranza italiana per i grandi giri, come se fosse una sorta di erede di Vincenzo Nibali. Poi un giorno l’abruzzese, dopo non essere mai riuscito ad entrare in una top ten di una grande corsa a tappe (ci è andato vicino al Tour de France 2024, chiudendo undicesimo), ha riconsiderato saggiamente le proprie priorità . Con buona pace dei media che lo volevano per forza incasellare in ruoli a lui non proprio consoni. E così il corridore della Lidl-Trek ha optato per ricoprire la veste di cacciatore di tappe, interpretata con una certa tenacia in questo Giro. Dopo essersi tolto lo sfizio tanto anelato in carriera di vestire per un giorno la maglia rosa, Ciccone si è calato l’elmetto ed è uscito dalla trincea brandendo la baionetta di chi ha lottato contro tutto e tutti, persino contro la sua squadra. L’abruzzese è stato l’agente del caos del Giro 2026, che ha letteralmente gettato il cuore oltre l’ostacolo per portarsi a casa una caspita di tappa, non riuscendoci ma dando l’anima in ogni salita. Memorabile l’impresa nella 19esima frazione di alta montagna, dove il nostro ha iniziato a scollinare per primo ogni singolo GPM (prendendosi pure la Cima Coppi del Giau) sino al penultimo, quando Einer Rubio l’ha beffato sprintandogli in faccia, suscitando una solenne irritazione da parte di Ciccone, che anziché prendere a sberle il colombiano si è lanciato a tutto nella discesa successiva, probabilmente imprecando la qualunque. Una rabbia che è stato il suo propellente sino agli ultimi chilometri della tappa 19, per poi essere beffato da uno degli scudieri di Vingegaard, Sepp Kuss, che gli ha strappato la potenziale prima vittoria al Giro 2026. Ma prima di soccombere, Ciccone si era assicurato la maglia azzurra, la seconda in carriera dopo l’edizione 2019. Almeno una soddisfazione meritata.
Giunti ad Ostia, Filippo Turconi conquista il traguardo volante di Fontana dello Zodiaco.
Paul Magnier ha iniziato col piede giusto questo Giro conquistando la prima volata in terra bulgara (un’altra partenza all’estero non esattamente memorabile per la Corsa Rosa) e quindi la rosa. In Francia scalpitano, perché dopo anni di magra si ritrovano un arsenale quasi completo (mancherebbe giusto un corridore da classiche): da una parte Paul Seixas come uomo da grandi giri e da classifica, e che questa estate sfiderà Vingegaard e Pogacar per il Tour de France che i transalpini non vincono da ben 41 anni, e dall’altra l’uomo da volate, Magnier. Entrambi giovanissimi, entrambi prospetti interessanti, entrambi con una pressione mediatica sulle esili spalle con cui debbono fare i conti. Intanto lo sprinter della Soudal Quick-Step archivia il Giro 2026 con la maglia ciclamino del leader della classifica a punti, raccattati nei traguardi volanti, e tre vittorie di tappa. A Roma potrebbe calare il poker e dimostrare ulteriormente di essere il velocista più reattivo e completo di questa edizione.
Afonso Eulalio ha debuttato da professionista lo scorso anno, e quello dopo ha vestito per nove tappe la maglia rosa al Giro d’Italia. Una notevole progressione per questo portoghese classe 2001, ma se volessimo fare gli apocalittici questo è stato il segno lampante di una Corsa Rosa pressoché boicottata dai grandi nomi e che ha dato la possibilità a carneadi come Eulalio (senza offesa) o prima di lui Guillermo Silva di poter svettare nella classifica generale (anche se nelle prime fasi di una grande corsa a tappe è frequente vedere dei nomi non di primo piano prendersi la maglia più importnate). Fatto sta che il vincitore annunciato Jonas Vingegaard ha lasciato fare, sapendo che non avrebbe avuto fastidi particolari dagli uomini di classifica (altra spia di un Giro dalle assenze eccellenti). Ma Eulalio, a dispetto da quanto ci si sarebbe potuti attendere, ha resistito entrando nella seconda settimana con la rosa, non l’ha ceduta neanche nel giorno della cronometro che doveva segnare il cambio della guardia in vetta, ha tenuto duro persino sulle montagne, anche quando Vingegaard gli ha strappato infine la maglia. Il corridore della Bahrain Victorious ha affrontato questo Giro con l’incoscienza di chi non aveva certo i favori del pronostico, sorrideva pure quando il gruppo lo lasciava quasi piantato sulle salite dell’ultima settimana, tanto il suo l’aveva fatto anche ampiamente. Maglia bianca di miglior giovane quindi meritata, e sesto posto nella generale.
Iniziata da poco, la tappa ovviamente si sta sviluppando su ritmi molto blandi e rilassati, con i corridori che sbevazzano e brindano, in particolare la squadra della maglia rosa, la Visma | Lease a Bike, e si mettono in posa per le foto di gruppo di rito. L’andatura è da cicloturismo, mancano 120 km al traguardo.
Tutti i salmi finiscono in gloria e tutte le strade portano a Roma, anche quella del Giro d’Italia di quest’anno: la tappa 21 che chiude la Corsa Rosa è la consueta passerella almeno per la prima parte, quella in cui le andature sono rilassate e le squadre della maglia rosa (per la cronaca, la Visma | Lease a Bike di Jonas Vingegaard, che ieri a Piancavallo ha messo il sigillo definitivo al suo primo successo in carriera al Giro) sbocciano festeggiando il successo. Ma quando si entrerà nel circuito all’interno di Roma sarà corsa vera, con l’ultima occasione per le squadre dei velocisti e per gli sprinter stessi: la maglia ciclamino di quest’anno, Paul Magnier, potrebbe certificare il suo status di migliore ruota veloce del Giro (e dell’attuale panorama ciclistico), mentre Jonathan Milan ha la chance finale per riscattare tre settimane avare di soddisfazioni. Tra gli altri potenziali favoriti, citiamo Dylan Groenewegen, Tobias Lund Andresen ed Ethan Vernon. Sempre che, anche questa volta, qualche fuggitivo intenda mettere a segno un’altra fagianata.

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