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Djokovic, i retroscena di Murray su flop e divorzio: la corsa sugli sci, i crampi e i risultati deludenti

Lo scozzese rivela dettagli inediti sulla breve ma intensa collaborazione con Novak: "Dopo 50 minuti al suo fianco ero molto dolorante, ho chiesto allo staff di aiutarmi".

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Rino Dazzo

Rino Dazzo

Giornalista

Se mai ci fosse modo di traslare il glossario del calcio in una nicchia di esperti, lui ne farebbe parte. Non si perde una svista arbitrale né gli umori social del mondo delle curve

Breve ma intensa. La partnership tra Andy Murray e Novak Djokovic, durata sei mesi, ha messi insieme due tra i tennisti più rappresentativi degli ultimi anni. Lo scozzese aveva appena smesso, Nole invece era (ed è) ancora sulla breccia, sia pur tra qualche problema fisico di troppo. Quando Andy ha detto sì al serbo, a novembre 2024, si pensava che potesse aiutarlo a “contrastare” lo strapotere, sempre più marcato, dei due nuovi dominatori del tennis mondiale: Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Ma in realtà le cose sono andate diversamente. Perché? Lo stesso Murray ha fornito qualche dettaglio inedito in un’intervista a The Tennis Podcast.

Djokovic, i risultati ottenuti con Murray

“Non mi sono pentito della scelta”, ha chiarito immediatamente Murray. “Col senno di poi sono contento di averlo fatto, è stata un’esperienza fantastica. Ovviamente non è durata a lungo, ma ho fatto del mio meglio per aiutare Nole”. Durante la collaborazione con lo scozzese, Djokovc ha raggiunto la semifinale degli Australian Open (dove ha accusato un infortunio contro Zverev) e la finale del Masters 1000 di Miami. Col senno di poi, i migliori risultati della stagione. Ma non all’altezza di quello che Djokovic e lo stesso Murray si aspettavano. “Sono rimasto deluso perché non abbiamo ottenuto i risultati che avrei voluto“, l’ammissione di Andy. “Ma ho imparato molto sul ruolo dell’allenatore”.

Murray coach di Nole: il controllo delle racchette

Ma com’è nata la collaborazione? Quando Murray è stato condannato da Djokovic, era in procinto di fare una gita in quota: “Avevo un viaggio sugli sci già programmato prima di accettare il lavoro e glielo spiegai. Ma alle 23 stavo seduto a guardare video dei suoi match in Australia. C’era molto da fare, bisognava assicurarsi che fosse fatto tutto perfetto, che le racchette fossero in ordine, il campo d’allenamento fosse prenotato, il compagno di allenamento disponibile e i video da analizzare pronti. Lo consideravo il mio compito. Novak non mi ha detto: ‘Per favore, occupati delle mie racchette’. Ma volevo farlo, in questo modo mantieni il controllo della situazione”.

La corsa con Djokovic e i crampi di Murray

Tra i passaggi più interessanti dell’intervista, un aneddoto curioso dopo il primo allenamento: “Il preparatore mi ha detto che Nole stava andando a fare una corsa nel parco, chiedendomi di unirmi a lui. Ho pensato: ‘Oh mio Dio’. Era da quando avevo 25 anni che non mi allenavo in quel modo. Ma non potevo dire di no. Ho messo in chiaro che non ero in gran forma, ma mi hanno rassicurato dicendo che sarebbe stata una corsa tranquilla. Dopo 4-5 minuti di corsa ho accusato un crampo al polpaccio sinistro. Non potevo dir niente, era troppo imbarazzante, ma al termine dei 50 minuti di corsa ho chiesto allo staff di aiutarmi perché ero molto dolorante. Ho resistito, ma è stato imbarazzante. Non so se fosse una questione di disidratazione o di nervosismo”.

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