Se l’è vista brutta Carlos Alcaraz, come non gli succedeva da tempo: bravo Karen Khachanov a spingerlo al limite e a fargli saltare anche un po’ i nervi, con lo spagnolo insolitamente nervoso e litigioso con il giudice di sedia, ma comunque in grado di ritrovare la giusta concentrazione e di chiudere in rimonta un quarto di finale comunque complicato. Il 6-7 6-3 6-3 finale consegna al murciano la decima vittoria consecutiva su altrettante gare disputate nel 2026, ma qualche piccola crepa l’ha lasciata intravedere. Crepe nelle quali Khachanov s’è infilato soprattutto nel primo set, salvo poi cedere alla distanza sotto i colpi potenti del numero 1 del mondo.
- Un time violation e Carlitos vede rosso: scintille con l'arbitro
- Khachanov cala alla distanza, ma esce tra gli applausi
Un time violation e Carlitos vede rosso: scintille con l’arbitro
A fare notizia è soprattutto la polemica innescata dal Carlitos nei riguardi dell’arbitro del match, reo di avergli rifilato un time violation nel corso del combattutissimo primo set. “Non hai fermato il tempo”, ha replicato immediatamente Alcaraz al giudice di sedia, come ha dire che di tempo a disposizione per andare a servire ne avesse avuto meno dei canonici 25 secondi. “L’ho fatto, ho fermato il tempo a 25 secondi dall’inizio e poi, dopo che hai preso l’asciugamano, l’ho riavviato”, ha risposto l’arbitro.
Con lo spagnolo che ha subito contestato la tesi addotta: “Quindi non posso più nemmeno prendere l’asciugamano?”, s’è domandato stupito. Ma ancora una volta l’arbitro ha avuto la risposta pronta “Ho fermato il tempo finché non hai raggiunto la zona in cui hai chiesto al raccattapalle di prendere l’asciugamano. Non posso annullarlo”.
Una risposta che pure non ha convinto del tutto Alcaraz, che se n’è andato borbottando e tenendosi il warning. Ma nel corso del match il nervosismo è riaffiorato, tanto che a un certo punto s’è sfogato verso il proprio angolo affermando platealmente a favore di telecamere che “le regole ATP sono una me…”. Senza filtri, con tanta rabbia. E con il giudice di sedia che ha ironizzato: “Abbiamo perfettamente compreso le tue parole”.
Khachanov cala alla distanza, ma esce tra gli applausi
Fatta debita la premessa, in campo Alcaraz ha comunque vinto una partita complessa, soprattutto per merito di un Khachanov che ha risposto colpo su colpo alle iniziative del numero uno del mondo. Il russo può recriminare su tre palle break non sfruttate, mentre tre sono stati i turni di servizio che lo spagnolo ha girato a proprio favore. Il tutto però non prima di essersi ritrovato a inseguire per aver ceduto per 7-3 il tiebreak del primo set, dove Khachanov ha mostrato un tennis arioso e propositivo (favoloso il punto vinto sul 3-0: applausi a scena aperta e pubblico in visibilio), capace di lasciar andare il braccio e non farsi troppi problemi nel cercare il colpo a effetto.
Ne è venuto fuori un match bello e avvincente, col nervosismo strisciante di Carlitos che in qualche modo s’è ritorto contro e ha favorito l’avanzata del rivale. Dal secondo set in poi però le percentuali al servizio del murciano sono sensibilmente andate aumentando, e di contro è stato Khachanov a calare: nonostante una resa simile di prime entrate (70%), Alcaraz ne ha convertite in punto il 77%, il russo solo il 71%, che è diventato 55% quando ha servito la seconda (67% per Carlitos).
Impossibile a quel punto resistere ai colpi del numero uno del mondo, che nel secondo set il break lo trova nel quinto gioco (e va vicinissimo a bissarlo nel nono, chiudendo poi sul proprio servizio nel decimo), mentre nel terzo è ancora una volta il quinto gioco a far pendere l’ago dalla parte dello spagnolo, che poi chiude senza assilli grazie ai 38 punti ottenuti in risposta. In semifinale sfiderà un altro russo, Andrej Rublev, che in due set ha fermato la corsa di Stefanos Tsitsipas.
