Le Olimpiadi di Los Angeles 2028 si avvicinano sempre di più. L’Italia può sognare in grande come avvenuto a Tokyo prima e a Parigi poi, c’è una squadra di grandissimo talento che a volte riesce a coprire e nascondere anche i problemi strutturali che la nostra nazione si porta dietro come gli spazi riservati allo sport. La settimana scorsa era toccato a Ceccon alzare la voce, ora ci pensa la neocampionessa mondiale dei 60 metri Zaynab Dosso.
L’allarme di Dosso
L’Italia dell’atletica continua a vivere un momento magico, le nuove generazioni stanno prendendo il posto di quelle che cui hanno fatto sognare in passato. A Turun, ai Mondiali indoor, non c’erano Jacobs e Tamberi ma gli azzurri sono stati protagonisti di grandi risultati come quello di Zaynab Dosso capace di vincere la medaglia d’oro nei 60 metri femminili. A distanza di qualche giorno arriva il suo sfogo sulle condizioni di allenamento nel corso di un’intervista a Un Giorno da Pecora: “A Roma abbiamo un gap non ci sono impianti indoor quindi tutti gli allenamenti, anche d’inverno, li facciamo fuori al freddo. E anche la pista outdoor, quella dell’Acqua Acetosa, ci sta abbandonando. La linea di partenza è talmente usurata che non possiamo partire da lì, dobbiamo fare le linee col gesso”.
Pista in condizioni talmente complicate che rischia anche di portare a degli infortuni: “Lorenzo Simonelli, mio compagno di squadra e campione europeo dei 110 ostacoli ha quasi preso una storta. E’ importante che ci siano struttura, creano movimento anche per i giovani. Io mi vergogno quasi quando americani e giamaicani mi dicono che vogliono venire a Roma a fare raduni. I loro impianti li conosco”.
L’acquagym di Ceccon
L’allarme strutture però non riguarda solo Roma e non riguarda solo l’atletica. Gli spazi per lo sport sono pochi e spesso vanno condivisi. Solo qualche giorno fa era arrivato lo sfogo di Thomas Ceccon, campione olimpico a Parigi, che aveva lamentato che nella struttura in cui si allena a Verona è costretto a fare la sua preparazione per le Olimpiadi insieme “alle signore che fanno l’acquagym”. Una dichiarazione in pieno stile Ceccon, una nota di ironia su un problema assolutamente reale. I responsabili della struttura sono immediatamente corsi ai ripari riuscendo a garantire al campione azzurro un’organizzazione meno caotica.
Gli investimenti sul tennis
Il tema investimenti quando si tratta di sport è sempre molto delicato. Le Federazioni sportive italiane hanno una doppia natura, hanno funzioni pubbliche per conto dello stato ma sono associazioni con personalità giuridica di diritto privato. I fondi che arrivano ogni anno non sono più gestiti dal Coni ma da Sport e Salute Sia, una società che fa capo al Ministero dell’Economia con criteri di ripartizione che si basano su merito sportivo, promozione ed efficientemente. Ma ogni federazione ha anche degli introiti derivati da diritti tv, sponsorizzazione e organizzazione di eventi. E in questo momento appare evidente che l’unica federazione, a parte la Figc, a giocare un ruolo importante anche sotto il profilo economico è la FITP.
Il tennis ha avuto una vera e propria esplosione negli ultimi anni, merito del presidente Binaghi e dei suoi collaboratori oltre che dell’effetto Sinner. L’organizzazione di Internazionali e ATP Finals è dispendiosa ma allo stesso tempo molto remunerativa in termini di diritti televisivi e incassi. Ed è per questo che solo qualche mese fa è stato approvato un investimento da 160 milioni di euro per il restyling del Foro Italico con un focus importante alla copertura del campo centrale. Un investimento significativo mentre a distanza di poche centinaia di metri, Dosso e compagni sono costretti a disegnarsi le linee della partenza.
