Con Lautaro Martinez di nuovo fuori per infortunio, contro il Como sarà ancora Pio Esposito il punto di riferimento in attacco dell’Inter. La ferita del rigore sbagliato contro la Bosnia è ancora aperta, ma l’attaccante nerazzurro non vede l’ora di rifarsi e mette nel mirino i prossimi obiettivi.
- Pio Esposito e l'errore a Zenica
- La stima per Lautaro e l'aiuto dello psicologo
- I paragoni, le critiche e il rapporto con Chivu
Pio Esposito e l’errore a Zenica
Non sarà mica un calcio di rigore sbagliato a interrompere il volo di Pio Esposito. L’errore dal dischetto contro la Bosnia è una macchia che verrà cancellata col tempo, ma l’attaccante dell’Inter è pronto a riscattarsi in campionato e poi nuovamente con la maglia della Nazionale.
Al Corriere della Sera, Esposito si è raccontato a cuore aperto, dai primi calci al pallone fino all’ultimo episodio della sua carriera. A Zenica qualcosa è andato storto, per due volte ha calciato sopra la traversa, la seconda ai rigori, errori non comuni: “Ho fatto fatica a metabolizzare subito la delusione. Avevo lo sguardo fisso in un punto e non riuscivo a capire cosa fosse successo, ero sotto terra”, ha spiegato Pio.
La delusione per l’errore personale si è trasformata in amarezza per il traguardo mancato, per il Mondiale sfumato: “Il primo pensiero è di aver deluso i compagni, le persone a casa, gli amici, la famiglia. Quel giorno ero convinto di prendermi la responsabilità di tirare per primo, mi sentivo sicuro, poi è andata male”, ha ricordato l’attaccante.
La stima per Lautaro e l’aiuto dello psicologo
Vent’anni di età, ma parla già da “vecchio” Esposito. Il futuro della Nazionale è lui, la rincorsa al Mondiale perduto riprenderà presto: “L’Italia ha l’obbligo di andare ai Mondiali, bisogna prendersi la responsabilità”, ha chiuso il cerchio l’attaccante, che ora pensa all’Inter e allo scudetto da conquistare nelle ultime gare di campionato.
Con Lautaro Martinez nuovamente fermo ai box per infortunio, il peso dell’attacco nerazzurro sarà sulle sue spalle. All’argentino invidia una caratteristica in particolare: “La sua cattiveria, la fame che ha: anche in allenamento gioca come fosse la finale del Mondiale. Io porto con me la famosa cazzimma che mi ha portato qui, dalla B alla Champions. Ci vuole tanto coraggio per non buttarsi giù e far vedere che ci stai. Da qualche mese lavoro con uno psicologo dello sport: mi sfogo, mi dà consigli pratici. Mi aiuta molto e mi piace approfondire”.
I paragoni, le critiche e il rapporto con Chivu
C’è sempre qualcosa da dimostrare, agli avversari, agli scettici, ai tifosi avversari. Sin da subito i media hanno esaltato le doti di Pio Esposito. Qualche paragone azzardato c’è stato, ma l’attaccante campano ci tiene a precisare: “Sono un ragazzo di 20 anni che arriva dalla B, a cui nessuno ha regalato nulla, che sta facendo bene nella sua prima stagione all’Inter, ma che non ha fatto ancora niente per scomodare certi paragoni. Io non ho colpe però: non ho mai detto di essere un fenomeno o di valere 100 milioni. Sono solo uno che dà il massimo tutti i giorni”.
Dopo il 5-2 alla Roma, l’Inter sente più vicino lo scudetto numero 21 della sua storia, ci crede anche Esposito, che in Chivu ha trovato un fratello maggiore pronto a farlo crescere senza pressioni. Sul suo smartphone, Pio conserva una foto che lo ritrae con l’allenatore mentre festeggiano un gol in un derby con l’Under 14 nerazzurra: “Fa capire da quanto tempo ci conosciamo. Gli devo tanto per la fiducia che ha avuto in me, anche questa estate. Forse con un altro allenatore al suo posto sarebbe stato più complicato”, ammette Pio.
