Il Napoli nel 2000 pagò 15 miliardi di lire per la metà del suo cartellno, pensando di aver fatto un colpaccio ma Claudio Husain, centrtocampista argentino, si rivelò un mezzo flop. Bocciato da Zeman, il “Picapietre”, come lo battezzarono (“ma in patria sono sempre stato ‘El Turco’…”) Husain giocò con maggiore continuità con Mondonico ma l’anno fu un disastro e si chiuse con la retrocessione degli azzurri. Male anche negli anni successivi tornò al River Plate e poi trascorse il resto della carriera (giocando anche in Nazionale) tra Messico, Argentina, Uruguay e Cile, appendendo gli scarpini nel 2010 ma subito dopo è stato colpito da una grave crisi depressiva. Tutto superato ora, grazie anche alla tv dove è diventato una star di Masterchef Celebrity in Argentina.
Negli anni bui, rivela a LaNacion, era ingrassato e per due anni aveva perso il controllo della sua vita: “Mi vergogno di me stesso, ne sono uscito grazie alla famiglia”. Ora è rinato, merito anche dell’amico Maxi Lopez che l’ha coinvolto in un progetto streaming e alla tv dove sogna di commentare il Mondiale: “Mi piacerebbe per il fatto che è l’ultimo di Messi; l’ultimo di molti in realtà”,
Tanti mesi in uno studio tv a cucinare con persone sconosciute, Husain rivela: “Non conoscevo nessuno tranne Maxi e Wanda, che ho incontrato dopo molto tempo. Li conosco da quando quella relazione è nata praticamente. Sono andato al matrimonio, sono andato a trovarli a Catania, in Italia quando Valentino (che oggi ha 17 anni) aveva due anni e Coqui era un neonato. Mi sono divertito molto con loro.
Ho vissuto male la loro separazione. Oggi sono molto contento di come sia il loro rapporto. Per Maxi principalmente, gli voglio molto bene e lui è mio amico e anche per Wanda”.
La crisi dopo l’addio al calcio
La vita ha dato ad Husain un’altra possibilità: “Sì, c’è una frase che ho adottato e questo è vero: “Moriamo due volte: quando finisce il calcio e quando dobbiamo andarcene”. Siamo spenti dalla luce a 36, 37 anni. Non sai dove andare. Almeno nel mio caso, ho avuto difficoltà a trovare la mia strada”.
Poi rivela: “Sono arrivato a pesare 130 chili. Volevo ritirarmi più tardi, ma quando c’è stato il grande terremoto del Cile del 2010, di 8,5 gradi a Santiago e a Concepción ho capito che non potevo continuare a vivere così. Le autorità del club mi hanno capito e mi hanno lasciato adar via. Ho pensato: “Ho un club in Argentina”, ma non l’ho ottenuto e sono caduto in quella depressione, non mi piaceva quello che vedevo allo specchio.
Sono stati due anni lunghissimi. Non sono uscito di casa, ho pianto a lungo. Poi un giorno ho detto basta, sono andato a fare una passeggiata e ho iniziato lì a riprendermi a poco a poco. Avevo la famiglia accanto, ma non capiscono cosa ti succede. Non riuscivo a spiegare il dolore che provavo se non giocavo più”.
Il rapporto con Maradona
Infine un ricordo di Maradona: “Un fenomeno. Mi ha dato tutto quando ero accanto a lui. Tutto quello che avevo e quello che non avevo, tutti amiamo il giocatore, ma Diego come persona lo hanno conosciuto in pochi. Ho condiviso arrosti con amici, piccole feste; era un genio. Ora è come se avessi perso un membro della famiglia. Ho saputo della sua morte mentre ero in onda in diretta, è stato tremendo. È stato terribile. Un dolore molto grande. Dovrebbe essere qui oggi. E vi dico di più: se fosse vivo, sarebbe entrato in un MasterChef perché amava quelle cose”.
