Tripletta made in Italy. Poteva essere un week end fenomenale per il motorsport italiano in F1 a Monaco. Ed invece non è stato così. Poco male vista la quinta vittoria consecutiva di Kimi Antonelli sempre più padrone della Formula 1 dall’alto, o meglio dal basso, dei suoi 19 anni. Lui sì davvero fenomenale. Dopo Montreal le stradine di Monte Carlo ci hanno confermato il ritorno su ottimi standard di Lewis Hamilton, ancora secondo anche nel campionato. Chi invece se n’è tornato a casa, a due passi dal circuito, col muso lungo è stato Charles Leclerc che proprio nella settimana del rinnovo, nella gara di casa, si è sentito un po’ tradito dalla stessa Ferrari a cui ha giurato fedeltà eterna.
- Antonelli fenomeno vero: il bagno con papà Marco
- Kimi, una macchina perfetta
- Hamilton, il vecchio leone ruggisce ancora
- Ferrari a due facce a Monaco, Leclerc rabbuiato
- Brembo risponde a Charles e Arrivabene attacca la Ferrari
Antonelli fenomeno vero: il bagno con papà Marco
Cina, Giappone, Miami, Montreal e adesso Monaco. Gli indizi sono tanti, le prove schiaccianti. Questo ragazzo qui che all’anagrafe conta 19 anni potrebbe essere un veterano con l’identità camuffata che corre sotto falso nome. Chissà cosa ne pensa papà Marco Antonelli che con Andrea Kimi si è buttato nel porto di Monaco per festeggiare la quinta vittoria consecutiva, e che vittoria in una delle gare storiche della F1.
La storia che Kimi sta riscrivendo ad ogni allacciata di tuta e infilata di casco. Correndo con un aggressività, con velocità ma anche con maturità. Ha saputo gestire due partenze al palo, la seconda specialmente a meno di dieci giri dalla fine con tanta pressione avendo Hamilton alle spalle in quello che sulla carta, prima del Canada, era il punto debole, suo e della Mercedes.
Kimi, una macchina perfetta
“Macchina Tuck Pendelton zero difetti” diceva Dennis Quaid nel personaggio del film “Salto nel buio – Innerspace”, anno 1987. La citazione si addice parecchio a Kimi Antonelli. Perché l’impatto delle sue prestazioni con la Mercedes continua a farsi sentire. Nelle qualifiche di Monaco ha messo a tacere il ruggito dei ferraristi e l’ispirazione di Verstappen.
Un altro esempio è stata la gara perfetta, forse la migliore della sua breve carriera in F1 anche se comincia a essere difficile trovarne una migliore tra le ultime 5. Kimi non si è fatto intimorire da nessuna delle due ripartenze, ha conquistato il Grande Slam monegasco o hattrick.
Ha schiantato soprattutto Russell, che ha mostrato una mancanza di fiducia nella Mercedes, arrivando a dire che la freccia d’argento da qualche gara a questa parte è cucita su misura per Antonelli ma non per lui.
Hamilton, il vecchio leone ruggisce ancora
“Questo è il momento di Kimi e sono a posto con questo. Ci sarà un altro momento per me”
La prende con filosofia Lewis Hamilton, secondo a Montreal, secondo a Monaco e secondo nel Mondiale piloti. Per lui che di vittorie ne ha oltre cento in F1 un paio di secondi posti potrebbero significare ben poca cosa. Ma non in questo momento. Tanto, troppo, ha sofferto l’inglese lo scorso anno per non gioire di due podi consecutivi alle spalle di Antonelli.
Quel Kimi che un po’ considera suo figlioccio avendogli ceduto il sedile della Mercedes due anni fa dopo averlo in parte svezzato e conosciuto dall’interno. Un ideale passaggio di testimone che potrebbe sublimarsi tra qualche mese ad Abu Dhabi se non prima. Ma meglio non correre troppo, quello lo fa già, e bene, in pista Antonelli.
Ferrari a due facce a Monaco, Leclerc rabbuiato
I più rossi dei tifosi della rossa ci avevano sperato e anche creduto. La Ferrari a Monaco andava per vincere. E non ci è riuscita. Il venerdì pieno di uno-due della coppia Leclerc-Hamilton aveva rafforzato la sensazione che le stradine di Monaco avrebbero permesso al Cavallino di battere la Mercedes almeno una volta. Niente grandi accelerazioni, niente rettilinei infiniti. Ed invece la vittoria a mani basse di Antonelli ha spezzato un po’ l’entusiasmo dei ferraristi.
C’è poi il caso di Leclerc. Lui era tra quelli che a vincere in casa ci credeva ciecamente. Ed invece ha dovuto fare i conti con una macchina che da un paio di gare gli è ostile. Nel sistema frenante, nel comportamento. L’aver concluso la sua gara a muro è stata una coeente delusione per Charles, al pari della scelta del muretto Ferrari di richiamarlo insieme a Hamilton ai box per far scontare all’inglese la penalità e rimandarlo in pista davanti a lui privandolo del 2° posto.
Brembo risponde a Charles e Arrivabene attacca la Ferrari
Leclerc è stato insoddisfatto tutto il week end. In radio si è lamentato della chiamata al pit stop che ha favorito palesemente Hamilton e dopo essere andato a sbattere il suo rientro ai box è stato nervoso, pizzicato ben due volte dalla tv gesticolare e lamentarsi coi suoi meccanici, con Jerome D’Ambrosio fin quando non è arrivato Vasseur, tornato in plancia dopo il ricovero, a far notare proprio la presenza delle telecamere.
Non si è saputo frenare Charles, nemmeno nelle dichiarazioni. Ecco, appunto, frenare è la parola giusta. Ha tirato in ballo i freni Leclerc parlando di una scelta diversa da parte di Hamilton che da tempo si vocifera nel paddock. E Brembo ha risposto per le rime con tanto di comunicato: “Il Gruppo Brembo esprime grande stupore per quanto accaduto a Charles Leclerc durante il Gran Premio di Monaco ed è molto sorpreso dalle dichiarazioni rilasciate dal pilota nel dopo-gara”.
Dalla parte del monegasco invece si è schierato l’ex team principal Ferrari, Maurizio Arrivabene che ospite di Race Anatomy su Sky ha puntato il dito contro la scelta Ferrari di richiamare insieme i due piloti durante il regime di Safety Car: “Nel momento in cui ho visto questa roba qua ho pensato ‘adesso Charles scende dalla macchina e butta via il volante‘. È stato bravo a mantenere la calma. Si è fatto sentire via radio, ma non avrei mai preso una decisione così, non si fa”.
