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F1, Mick Schumacher non si arrende: "La Ferrari è il sogno"

"Mio padre per sempre il più grande".

Niente salto immediato in Formula 1. Mick Schumacher sogna sempre di ripercorrere le orme del padre Michael, ma si prenderà un altro anno di apprendistato con la Prema Racing in F1: "La scelta più logica è stata quella di rimanere in Formula 2. La più logica e affidabile. La categoria sarà diversa l'anno prossimo, tutti dovranno imparare il comportamento delle monoposto con pneumatici da 18 pollici. E questo è positivo per me", spiega nell'intervista rilasciata al francese "L'Equipe". 

"Se riesco a fare il grande salto verso la F.1, allora avrò un piccolo vantaggio. Il mio obiettivo è la F1 e per questo devo puntare al titolo in F2 nel 2020. Penso che sarà più facile perché ora conosco la macchina ed anche tutti i circuiti".

Il papà Michael: "E' il più grande dei piloti. E lo sarà sempre. Saà sempre il migliore perché è stato il primo a farlo. E' sempre stato il mio eroe perché è mio padre e perché è una leggenda dello sport che amo". 

"Quando ho deciso di imitarlo? Non penso che ci sia stato un momento specifico. Sono stato su un kart dall'età di due anni, guidando una moto da quando avevo quattro anni. Vedo mio padre gareggiare da quando sono nato. Non mi vedevo cosa altro fareo. Adoro questo sport, adoro guidare e adoro vincere".

Sul suo futuro in Formula 1: "Ho potuto guidarne una solo due giorni. Sono sicuro che è molto diverso da quello che immagino. Ci saranno più media, più preparazione, più tecnica, briefing, lavoro. Ma voglio farlo. Voglio andare lì ed è per questo che lavoro come un cane ogni mattina per arrivarci".

"E questi due giorni di guida in Bahrain, li ho vissuti come una ricompensa, tutti questi sforzi sono stati previsti per anni. Ad ogni modo, adoro salire in macchina. Adoro guidare, vedere i capi dei meccanici intorno a me, preparare il programma di questi test. Fai anche dei debriefing. Sto ancora imparando e mi piace imparare".

"Ogni volta che sei su una pista, scopri cose nuove, indipendentemente dalla macchina. E' stato importante per me capire cosa ha vissuto mio padre al volante di queste auto in cui i test non erano limitati. Ha vissuto letteralmente in macchina così tanto che stava guidando. Sono passati quasi sei giorni su sette, dopo quando ho avuto la possibilità di guidare la Ferrari del 2002 o del 2004 che sono le macchine dei miei sogni, ho assaporato anche l'occasione e misurato l'eredità che queste macchine, così  prepotenti, lasciano nella storia del mio sport. E' stato un momento molto speciale".

SPORTAL.IT | 05-12-2019 17:35

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