Il nome di per sé è roboante: Wladimiro, anche se a Lecce lo hanno già ribattezzato WladiMURO. Il cognome evoca eroi della patria: Falcone. Ecco la domanda è: come mai Falcone, che da anni è uno dei migliori portieri d’Italia, gioca per una squadra che lotta per la salvezza e non è oggetto dei desideri delle big? A 31 anni il n.1 dei salentini è al top di una carriera iniziata con la gavetta, passata attraverso gioie e schiaffoni, fino all’inattesa consacrazione: “Ci sono stati diversi momenti in cui ho pensato di non farcela, di non arrivarci più in Serie A. Da quando sono arrivato tutti i preparatori mi dicevano sempre che avevo grandi qualità, che ero forte. Però c’è stato un momento, mi sembra a Bassano… Avevo 22-23 anni e non giocavo in C. Lì mi sono detto: ‘ok forse il sogno della Serie A è sfumato, cerco di ritagliarmi i miei spazi qui, in Serie C’”. Storia di un talento purosangue che ha forse solo la colpa di giocare nella squadra sbagliata.
- Il giallorosso nel destino per Falcone
- La carriera da attore
- La carriera sportiva di Falcone
- Le sue parole
Il giallorosso nel destino per Falcone
Che il colore giallorosso fosse nel suo destino si è capito: romano e tifosissimo della Roma, Falcone a Lecce ha trovato la sua dimensione. Il successo proprio all’Olimpico dell’ultima giornata dell’anno scorso (ma con la Lazio) fu l’apoteosi di una stagione super per Falcone. Dopo una dedica alla madre Rita, venuta a mancare prematuramente l’estate scorsa, Falcone pubblicò una grafica per festeggiare la salvezza con una frase in cui si toglieva dei sassolini dalla scarpa: “Di sicuro non il più forte. Di sicuro non il più bravo nelle uscite. Di sicuro quello più scarso coi piedi. Di sicuro quello entrato nella storia”. In verità la storia dice altro di lui.
Con i piedi e nelle uscite è anche meglio di Donnarumma, cui ha poco da invidiare anche tra i pali. Affidabile, puntuale, capace di parare l’ordinario senza quelle papere in cui inciampa ogni tanto Gigio ma anche lo straordinario. Se il Lecce si salverà quest’anno buona parte del merito sarà sua. Perché Falcone è bravo davvero, è continuo, sa fare miracoli e non ha niente in meno di Vicario, Carnesecchi o Meret per citare quelli nel giro della Nazionale. Quella Nazionale che ha annusato anche lui visto che Mancini si accorse del fenomeno del Lecce e lo convocò in azzurro.
La carriera da attore
Non è un mistero che Falcone abbia avuto un’altra carriera, prima del calcio. A 3 mesi compariva in uno dei film di maggior successo di Carlo Verdone, Viaggi di nozze. Ha girato poi altre scene in molte puntate di Distretto di polizia e poi nella serie R.I.S.-Delitti imperfetti. “Mi hanno chiamato persino per uno spot pubblicitario sulle ferrovie francesi – raccontò lui – La sorella di mia nonna ha un’agenzia di comparsa e spesso le produzioni si affidavano a lei quando giravano a Roma. Io facevo sempre il ragazzino che giocava a pallone oppure le scene di scuola. A me non piaceva perché spesso con mia madre dovevamo uscire molto presto la mattina perché c’era la convocazione alle 7 e uscivamo di notte tra bus e metro a Roma. Poi c’erano i tempi del set, tra errori e varie attese, era un po’ complicato. Io non impazzivo, ma il cinema paga bene e quei soldi alla mia famiglia facevano comodo”.
La carriera sportiva di Falcone
L’esordio nelle giovanili delle genovesi, poi la crescita sui campi di C con la Lucchese. “Ci sono stati diversi momenti in cui ho pensato di non farcela, di non arrivarci più in Serie A. Da quando sono arrivato tutti i preparatori mi dicevano sempre che avevo grandi qualità, che ero forte. Però c’è stato un momento, mi sembra a Bassano… Avevo 22-23 anni e non giocavo in C. Lì mi sono detto: ‘ok forse il sogno della Serie A è sfumato, cerco di ritagliarmi i miei spazi qui, in Serie C’., il debutto in A da titolare con i blucerchiati in Roma-Sampdoria, lui tifoso dichiarato dei giallorossi, fino alle grandi parate con il Lecce in queste stagioni. L’etichetta di pararigori (ai tempi del Cosenza è stato in grado di pararne 5 in 3 partite: tre su quattro contro l’Alessandria in Coppa Italia, e poi contro Reggina e Lecce nelle partite a seguire, ad oggi è arrivato a 13 penalty parati) e anche la chiamata di Mancini in Nazionale. E quest’anno una nuova stagione da protagonista assoluto.
Le sue parole
“Devi farti uno scudo, perché in Italia tutti parlano di calcio – ha detto lui in un’intervista – Siamo famosi per essere 60 milioni di allenatori. Siamo molto bersagliati, ma non devi farti influenzare. La pressione l’ho sentita anche io, assolutamente. Prima delle partite ho sempre pensieri negativi, ma la uso per caricarmi. Questa cosa mi fa rimanere molto concentrato anche durante la partita. Io prima della partita sento tantissima pressione: stomaco chiuso, non riesco a mangiare. Ma col passare degli anni impari a gestirla. Sono romano ma salentino d’adozione. Amo questa terra e questo popolo. E’ come andare in missione. Mi sento così: andare in ogni stadio d’Italia, rappresentare ed essere il simbolo di Lecce. La gente mi dà tanto calore e cerco di contraccambiarli dando tutto. Avere questo peso in più mi fa rendere di più perché tutti, tifosi e compagni, si fidano di me. Quando prima delle partite vedo questa fascia è come se mi dia i superpoteri”. Ora Lecce è casa sua, con la sua compagna Kristin, una modella americana, ha intenzione di comprare casa e, magari, a fine carriera tornare a viverci. Da figlio di un supereroe minore.
