Manca poco meno di un mese all’inizio di Milano Cortina, ma le Olimpiadi stanno già facendo parlare eccome di sé… e non in maniera positiva. Sui Giochi si è infatti abbattuto lo scandalo tedofori, con molti ex campioni azzurri che si sono lamentati per non essere stati minimamente presi in considerazione. Tra c’è anche Silvio Fauner, che dopo le accuse ha anche sbugiardato il Comitato, incappato nel frattempo in nuovo autogol con la scelta di far portare la fiaccola a un atleta squalificato per doping.
- Fauner sbugiarda il Comitato di Milano Cortina
- Il nuovo autogol del Comitato alimenta lo scandalo teodofori: presente un atleta condannato per doping
- Anche Gros si unisce alle polemiche: “Milano Cortina senza rispetto”
Fauner sbugiarda il Comitato di Milano Cortina
Nuova puntata dello scandalo tedofori che si è abbattuto sui Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina. Dopo le accuse di Fauner, che lamentava la scelta dell’organizzazione di ignorare i campioni del passato per il ruolo di tedofori in favore di vip e influencers che poco hanno a che fare con lo sport, è arrivata la risposta del Comitato, che spiegava così l’esclusione dell’oro olimpico nella staffetta a Lillehammer 1994: “Fauner non è stato invitato a prendere parte alla staffetta in quanto attualmente ricopre una carica politica (Vicesindaco del Comune di Sappada): una condizione che rientra tra i requisiti preliminari di esclusione previsti e perfettamente specificati sul regolamento pubblicato sul sito di Milano Cortina 2026”.
Una spiegazione che però non ha convinto Fauner, che in un’intervista al podcast Cantiere Olimpico ha spiegato di non aver parlato solo a nome suo e di come la regola del Comitato sembri valere solo per alcuni, dato che tra i tedofori era presente anche un consigliere di Siracusa: “Io mi sono fatto portavoce di almeno 15 atleti che hanno vinto una medaglia olimpica negli sport invernali. La Fondazione Milano Cortina ha cercato di giustificare questa esclusione sostenendo che non sarei stato chiamato perché “politico”. Parliamo dei fatti: sono vicesindaco con una lista civica di un paese di 1300 abitanti. Una carica amministrativa locale che nulla ha a che vedere con la politica nazionale o con logiche di rappresentanza istituzionale. E soprattutto: questa motivazione non riguarda gli altri campioni olimpici esclusi, che non hanno alcun ruolo politico. Se la Fondazione avesse semplicemente ammesso l’errore i toni sarebbero stati diversi. Ma cercare scusanti infondate, dopo una debacle evidente, non è accettabile. Perché qui non c’è solo il danno. C’è anche la beffa. Ora, al consigliere comunale che invece ha avuto l’onore di portare la fiaccola, la Fondazione cosa risponderà?”
Il nuovo autogol del Comitato alimenta lo scandalo teodofori: presente un atleta condannato per doping
A dare ancora più peso alle parole di Fauner è stata poi una notizia diffusa da Il Fatto Quotidiano, il quale ha denunciato la presenza di Marco Fertonani, ex ciclista squalificato per doping, come tedoforo a Chiavari. Un autogol vero e proprio del Comitato, che si è sbugiardato un po’ da solo e alimentato i dubbi sul processo di selezione dato che nei termini e nelle condizioni per essere teodofori è specificato che “sono esclusi dal processo di selezione coloro che sono stati condannati per doping”
Anche Gros si unisce alle polemiche: “Milano Cortina senza rispetto”
Alle polemiche si è unito anche Piero Gros, storica medaglia d’oro nello slalom speciale a Innsbruck 1976 che a La Gazzetta dello Sport ha raccontato di essere stato si contattato dal Comitato, ma anche trattato in modo molto irrispettoso: “Sono stato contattato circa un mese fa con un messaggio su Whatsapp in cui mi si chiedeva se avessi voglia di fare il tedoforo, in un posto che sinceramente non saprei dirvi neanche quale fosse, e io ho risposto con una proposta: ho scritto che lo avrei fatto molto volentieri, però a Milano insieme a tutti i medagliati olimpici azzurri di tutte le edizioni dei Giochi, perché ritengo che le Olimpiadi si facciano perché ci sono gli atleti e se gli atleti non sono invitati neanche a un’Olimpiade che si svolge in casa tanto vale stare a casa tutti. Io già mi immaginavo la squadra intera a Milano per la Cerimonia d’apertura, con la nostra medaglia al collo, indossando magari la tuta della Nazionale. Perché per noi è stato un grandissimo privilegio e un vero onore partecipare ai Giochi e chi è stato fortunato è anche riuscito a vincerli”.
Una controproposta, quella di Gros, che – come svela l’oro olimpico – non ha mai ricevuto risposta dal Comitato, che da quel momento lo ha completamente ignorato. A scrivergli successivamente è stato l’assessore allo Sport di Torino, al quale ha però dovuto dire no per ovvi motivi: “Ho detto di no all’assessore allo Sport del Comune di Torino Carretta che mi ha chiamato sabato scorso per essere pronto a portare la Fiamma alle cinque del pomeriggio del giorno dopo. Ho detto di no perché ho ritenuto che l’iniziativa nascesse da una dimenticanza, non sua, perché che la Fiamma sarebbe passata domenica da Torino si sapeva da molto tempo, se mi chiamano il giorno prima è palesemente una dimenticanza. Forse a certe cose avrebbero dovuto pensare un po’ di più, perché poi andare a un evento per cui sei stato chiamato all’ultimo è un po’ sminuente, mi sembra una forzatura che non va bene”.
