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Figc, Rivera non molla e punta alla poltrona di Malagò: "Vediamo se si ricorderanno di me". Bordata al Milan americano

L'ex Golden boy da anni si propone in tutti i ruoli per tornare in azzurro, dalla carica di ct a quella di presidente federale poi attacca Cardinale

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Fabrizio Piccolo

Fabrizio Piccolo

Giornalista

Nella sua carriera ha seguito numerose manifestazioni sportive e collaborato con agenzie e testate. Esperienza, competenza, conoscenza e memoria storica. Si occupa prevalentemente di calcio

In principio fu la panchina da ct: il vuoto lasciato per mesi da Gattuso e il balletto di nomi che per tanto tempo ha tenuto tutti col fiato sospeso, dalle idee Pirlo e De Rossi a Guardiola prima della decisione di far tornare Mancini, l’aveva ingolosito. Gianni Rivera – che è in possesso di regolare patentino – si era espressamente candidato per il ruolo di ct dell’Italia. Dopo aver demolito Pirlo per la vicenda dell’agenzia di scommesse russe di cui era testimonial, confessò al Corriere della Sera: “Conte non sarebbe la scelta migliore, e neanche Mancini dopo aver abbandonato la barca per andare in Arabia. Io mi sono proposto per fare il ct, e non è uno scherzo. Avrei l’esperienza e la conoscenza del calcio italiano, sarei perfettamente in grado di ricoprire il ruolo. Ne avevo parlato con Gravina, con Malagò invece non ho ancora avuto modo di confrontarmi; inoltre ho uno staff giovane e preparato che potrebbe fare la differenza”. Ora l’ex Golden Boy alza il tiro e punta alla poltrona di Malagò.

L’autocandidatura di Rivera

Dal palco del Festival dello Sport, a Trento Rivera si autocandida: “Credo che la Federazione presto verrà commissariata e se succederà io sono disponibile, vediamo se stavolta si ricordano di Rivera. Sono sempre stato favorevole al commissariamento, non ero d’accordo quando hanno scelto Malagò e tanto meno quando hanno richiamato Mancini. Lui si è arrabbiato per quello che ho detto, mi ha chiamato e mi ha chiesto perché avevo detto quelle cose. Adesso lo sa”.

La stoccata al Milan americano

Non manca un pensiero (negativo) sul Milan di oggi: “Gli americani hanno un modo di fare calcio che io non capisco, io pensavo che sapessero giocare solo a football e visti i risultati… Quando si è insediato Maldini al Milan mi ha chiamato e mi ha detto che ogni volta che volevo per me c’era un posto in tribuna per vedere il Milan. Poi quando se n’è andato lui non mi hanno più invitato e si sono dimenticati di me anche alla festa dei 125 anni”.

Rivera ricorda Sandro Mazzola

Infine un ricordo di Sandro Mazzola, rivale dell’Inter e in Nazionale ma anche amico. “Io e lui abbiamo scritto la storia del calcio di Milano per tanti anni: avremmo potuto giocare assieme, altro che staffetta. Sì, il nuovo stadio di Milano andrebbe intitolato a noi”.

Figc, Rivera non molla e punta alla poltrona di Malagò: "Vediamo se si ricorderanno di me". Bordata al Milan americano Ansa

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