Ci sono partite che riportano indietro nel tempo e Francia-Svezia è proprio una di queste. L’incrocio dei sedicesimi del Mondiale 2026 in Usa-Messico-Canada richiama inevitabilmente la Coppa del Mondo del 1958, l’unica organizzata dalla Svezia e passata alla storia come una delle più affascinanti di sempre. Fu il torneo della consacrazione del diciassettenne O Rey Pelé, capace di trascinare il Brasile verso il suo primo titolo iridato battendo in finale proprio i padroni di casa per 5-2. Ma quel Mondiale raccontò anche due storie destinate a rimanere immortali: la cavalcata della nazionale scandinava fino al secondo posto e il record di reti di Just Fontaine, ancora oggi irraggiungibile.
- La Svezia delle leggende e la Francia di Fontaine
- Da Fontaine a Mbappé, cambia il calcio ma non il protagonista francese
- Gyokeres vuole riscrivere la storia della Svezia
- La storia torna protagonista
La Svezia delle leggende e la Francia di Fontaine
Davanti al pubblico di casa, la Svezia mise insieme una squadra ricca di talento ed esperienza. C’erano il capitano Sigge Parling, il portiere Kalle Svensson, il regista Gunnar Gren – già protagonista nel celebre trio del Milan Gre-No-Li insieme a Gunnar Nordahl e Nils Liedholm – e l’attaccante Kurt Hamrin, che negli anni successivi sarebbe diventato una leggenda della Fiorentina. Gli scandinavi eliminarono l’Unione Sovietica nei quarti e la Germania Ovest campione in carica in semifinale, prima di arrendersi soltanto al Brasile di Pelé e Garrincha. La Francia, invece, chiuse quel Mondiale al terzo posto grazie a un uomo solo: Just Fontaine. L’attaccante del Reims realizzò tredici reti in appena sei partite, una media impressionante che nessun altro calciatore è più riuscito a eguagliare in un’unica edizione della Coppa del Mondo. Un record sopravvissuto all’epoca di Ronaldo, Klose, Messi e Cristiano Ronaldo e che ancora oggi rappresenta uno dei primati più iconici della storia del calcio.
Da Fontaine a Mbappé, cambia il calcio ma non il protagonista francese
Sessantotto anni dopo, la Francia torna a sfidare la Svezia con un altro fuoriclasse chiamato a trascinare i Bleus. Se Fontaine fu il simbolo del Mondiale del 1958, oggi il volto della nazionale francese è Kylian Mbappé. Il numero dieci, dopo due stagioni complicate al Real Madrid, arriva ai sedicesimi di finale dopo aver guidato i Les Blues al primo posto del girone (quattro reti in tre partite), confermando il ruolo di favorita grazie a un attacco tra i più prolifici del torneo. La sua velocità e il suo fiuto del gol rappresentano la naturale prosecuzione di una tradizione offensiva che da Fontaine arriva fino ai giorni nostri.
Gyokeres vuole riscrivere la storia della Svezia
La Svezia, invece, prova a ritrovare i fasti del passato affidandosi a Viktor Gyokeres. L’attaccante dell’Arsenal è il leader tecnico di una nazionale che ha conquistato i sedicesimi non senza qualche difficoltà , arrivando alle spalle di Olanda e Giappone. Ma la qualità della rosa di Graham Potter non è da sottovalutare, visto che il tecnico inglese può fare affidamento anche sull’attaccante del Liverpool Isaak e la stellina Elanga in forza al Newcastle. Insomma un reparto offensivo targato Premier League che può essere pericoloso anche contro la Francia, tra le favorite per la vittoria finale.
La storia torna protagonista
Francia-Svezia è molto più di un semplice sedicesimo di finale, è una sfida che attraversa quasi settant’anni di storia del Mondiale. Da una parte la Francia che continua a produrre attaccanti capaci di lasciare un segno, da Fontaine a Mbappé. Dall’altra la Svezia che cerca di rivivere l’estate del 1958, quando arrivò a un passo dal titolo davanti ai propri tifosi. Allora fu il Brasile ad alzare la Coppa del Mondo e Pelé a conquistare il pianeta. Oggi il passato lascia spazio al presente, ma il fascino resta identico: ancora una volta Francia e Svezia si ritrovano di fronte con una pagina di storia tutta da scrivere.
