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Furlani, Gramellini scatenato: l’attacco a Vannacci e lo sfottò a Fedez “lo stonato” dopo l’insulto a Sinner

Nel suo consueto editoriale, il giornalista del Corriere della Sera mette in evidenza l’insegnamento che arriva dalla famiglia di Furlani, che ha conquistato l’oro Mondiale nel salto in lungo

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Gerry Capasso

Gerry Capasso

Giornalista

Per lui gli sport americani non hanno segreti: basket, football, baseball e la capacità innata di trovare la notizia dove altri non vedono granché

Un oro Mondiale potrebbe essere considerato da tutti come il punto di arrivo di una carriera sportiva ma nel caso di Mattia Furlani assomiglia molto di più al punto di partenza, con le prospettive infinite che il saltatore azzurro già aveva – e ha ancora di più dopo la vittoria sulla pista di Tokyo. Ma con l’oro, il successo e la popolarità tornano anche, immancabili, le discussioni sul colore della pelle che in Italia sembra essere ancora un problema insormontabile.

Gramellini esalta Furlani

La vittoria di Mattia Furlani nella sera di Tokyo ha attirato l’attenzione di tutti, non capita spesso che un italiano salga sul gradino più alto del mondo nel complicatissimo universo dell’atletica leggera. E il successo attira anche il Caffè di Gramellini, la consueta rubrica che viene pubblicata sul Corriere della Sera: “Le storie di successo come quella di Mattia non nascondono i problemi dell’integrazione però indicano soluzioni. Più ancora di quel salto che non finiva mai, mi ha colpito il video in cui Furlani mostra la sua famiglia, moderna ma al tempo stesso eterna: il padre Marcello con l’aria da burbero buono, la sorella e il fratello che parlano romanesco, la cognata coreana. Ma prima di tutto – e di tutti – lei, la Mamma. Basta darla un’occhiata per capire chi ha le chiavi di casa. La nuova Italia a funziona quando funziona come quella vecchia”.

L’attacco a Vannacci e a Fedez

Il colore della pelle di un atleta in Italia continua a rimanere argomento di discussione anche dal punto di vista politico e sul caso anche Gramellini interviene: “Sarebbe sbagliato ridurre un fenomeno come Mattia Furlani a trattato sociologico. Ci sarà sempre qualche ex generale a cui darà fastidio il colore della sua palle e che dirà che i veri italiani hanno caratteristiche somatiche e cromatiche diverse, stabilite una volta per tutte da lui. Viviamo in un paese ben strano dove un telecronista è stato massacrato sui social per avere definito Sinner italiano (quale è) e un cantante stonato che frequenta pregiudicati ha irriso il presunto fanatismo di chi tifa “un purosangue italiano che ha l’accento di Adolf Hitler”.

Il razzismo in Italia

Solo qualche giorno fa la nazionale italiana di basket Under 20 è stata festeggiata al Quirinale dal presidente Mattarella dopo la vittoria agli Europei di categoria. E in quella occasione il giovane capitano della squadra Francesco Ferrari ha dato una lezione a tutti: “L’Italia è ancora più forte quando è inclusiva”. Una risposta ai messaggi razzisti di cui alcuni componenti del team sono stati oggetto nel corso della manifestazione e anche dopo. Tema che però ha riguardato negli ultimi tempi altre atlete e atleti di punta del nostro sport, come Paola Egonu, Sara Curtis e Kelly Doualla.

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