Il giorno decisivo è arrivato, ci siamo! L’Italia si gioca tutto in novanta minuti con il fine di riabbracciare il Mondiale dopo dodici anni di attesa, ma c’è una scelta delle ultime ore che ha acceso il dibattito, dividendo tifosi e social. Gennaro Gattuso, infatti, non cambia idea e al centro dell’attacco dell’Italia ci sarà ancora Mateo Retegui. Una decisione controcorrente, soprattutto dopo le critiche dell’ultima uscita contro l’Irlanda del Nord, ma che nasconde una lettura precisa della partita. Perché Bosnia-Italia rischia di essere una gara sporca, bloccata, da episodi. E proprio in questo tipo di contesto l’ex Genoa e Atalanta può diventare decisivo.
- Il centravanti che divide ma non tradisce
- Numeri da vero numero 9
- L’analisi tattica: perché serve proprio Retegui
- Complementarità con Kean
- La fiducia di Gattuso
Il centravanti che divide ma non tradisce
Retegui è uno di quei giocatori che fanno discutere, nonostante sia stato il capocannoniere della scorsa edizione della Serie A con la maglia dell’Atalanta. Poi la decisione di andare all’Al-Qadsiah, dove l’attaccante sembra aver perso ritmo e garra. Ma non per Gattuso visto che anche questa sera il “Chapita” partirà dal primo minuto al posto di Pio Esposito. Retegui, infatti, non incanta per eleganza, ma quando entra negli ultimi sedici metri può fare la differenza e lo ha dimostrato nel suo percorso in Nazionale: impatto immediato con gol all’esordio e continuità realizzativa che pochi attaccanti azzurri hanno avuto negli ultimi anni. Il commissario tecnico Gattuso lo sa e lo protegge, anche nelle partite meno brillanti, l’ex Boca Juniors resta un punto fermo. Il motivo è semplice: è uno dei pochi attaccanti italiani capaci di trasformare mezze occasioni in gol. E in partite tese, dove le chance si contano sulle dita di una mano, questo fa tutta la differenza.
Numeri da vero numero 9
Al di là delle sensazioni e dell’ultima prestazione opaca nella semifinale play-off contro l’Irlanda del Nord, per Retegui parlano i numeri. Mateo ha già messo insieme un bottino importante con la maglia azzurra, con una media realizzativa tra le migliori nel recente ciclo della Nazionale. Gol pesanti, spesso arrivati nei momenti chiave delle qualificazioni. E non è un caso che Gattuso continui a puntarci: il tecnico, nel gelido inferno di Zenica, vuole concretezza e presenza in area, due qualità che il centravanti italo-argentino garantisce con continuità.
L’analisi tattica: perché serve proprio Retegui
La scelta di Gattuso ha radici profonde anche dal punto di vista tattico. L’Italia vista giovedì scorso è una squadra più compatta, meno brillante ma più equilibrata. In questo contesto, Retegui insieme a Moise Kean diventa fondamentale per diversi motivi. Contro una Bosnia aggressiva, servirà un riferimento centrale capace di reggere l’urto, Retegui protegge palla, fa salire la squadra e dà respiro nei momenti di difficoltà.
Complementarità con Kean
Accanto a lui può agire Moise Kean, più dinamico e verticale. Un’accoppiata che permette all’Italia di avere sia profondità sia presenza in area, aumentando le soluzioni offensive. Il decisivo match di questa sera che mette sul vassoio un biglietto per il prossimo Mondiale, infatti, sulla carta non promette spettacolo. Sarà una sfida fisica, tesa, giocata più sui duelli che sulle geometrie. E proprio per questo può diventare la partita ideale per un attaccante come Retegui. In gare così, spesso basta un episodio: un cross sporco, una deviazione, una palla vagante in area. Situazioni in cui il numero nove azzurro si esalta e non poco.
La fiducia di Gattuso
In un momento in cui sarebbe stato facile cambiare, Gattuso ha scelto la continuità. Una decisione forte, che racconta molto della sua idea di calcio: meno estetica, più concretezza. La fiducia nel suo centravanti è totale, perché nelle partite che pesano davvero non sempre decide il più talentuoso, ma spesso il più opportunista. E allora Bosnia-Italia può davvero passare dai piedi – e dall’istinto – di Mateo Retegui. Il giocatore che divide, sì, ma che quando conta trova quasi sempre il modo di lasciare il segno.
