A differenza dell’Italia, la Germania è riuscita a qualificarsi ai Mondiali. Ma l’epilogo dei sedicesimi di finale, con la sconfitta ai rigori contro il Paraguay, ha scatenato una bufera senza precedenti che ha investito innanzitutto il ct Julian Nagelsmann e poi il tanto decantato – almeno nel nostro Paese – movimento calcistico tedesco. La sentenza della leggenda Toni Kroos ne sancisce il fallimento e pone interrogativi sul futuro della Die Mannschaft. Proprio come successo in Italia, dove siamo ancora in attesa di conoscere il nome del nuovo ct e la struttura dirigenziale che dovrà individuare il presidente della Figc Malagò per rilanciare la Nazionale.
- Mondiali, Germania in picchiata come l’Italia: è crisi
- Kroos boccia il sistema: “Non abbiamo più campioni”
- Il confronto con il 2014: dalla gloria al declino
- Nagelsmann sotto accusa come Spalletti e Gattuso
Mondiali, Germania in picchiata come l’Italia: è crisi
Solo il Brasile ha vinto più di Italia e Germania ai Mondiali, eppure i quattro volte campioni del mondo stanno vivendo una crisi senza precedenti. Gli Azzurri, dopo l’ultimo successo iridato risalente al 2006, hanno addirittura saltato le ultime tre edizioni della Coppa del Mondo, mentre i tedeschi, che hanno vinto l’ultima volta nel 2014, per due volte di fila (2018 e 2022) non hanno superato la fase a gironi, e non sono andati oltre i sedicesimi nella prima edizione della storia a 48 squadre.
Kroos boccia il sistema: “Non abbiamo più campioni”
In Germania piovono critiche sulla Die Mannschaft dopo l’ultima delusione iridata. Se in tanti hanno puntato il dito contro Nagelsmann, c’è chi come Kroos si lascia andare a riflessioni più profonde che riguardano proprio il calcio tedesco. Secondo l’ex campione del mondo e stella del Real Madrid, il problema è uno solo: “Al momento non abbiamo calciatori di livello mondiale. Ci manca quella marcia in più che avevano le grandi squadre del passato. Nel 2014 vincevamo anche quando non giocavamo bene, oggi non succede”, ha dichiarato a Sport Bild.
Il confronto con il 2014: dalla gloria al declino
Basta confrontare i nomi che componevano la rosa tedesca che si impose ai Mondiali del 2014 con quelli che hanno fallito in Canada, Messico e Stati Uniti. Quella Germania fu capace di umiliare 7-1 il Brasile, consegnando alla storia una semifinale nota come Mineirazo, e poteva contare su un Neuer nel fiore degli anni, su Lahm, Hummels, Kroos, Schweinsteiger, Müller, Khedira, la riserva di lusso Götze, Özil, Klose e Podolski.
Nagelsmann si è presentato senza centravanti veri, con Neuer tornato in Nazionale a 40 anni per una last dance da incubo, e altri elementi sì di talento ma di certo non campioni. Ci riferiamo a Havertz e Wirtz, che a Liverpool non ha ancora dimostrato quanto visto al Bayer Leverkusen, a Musiala e a Sané, che a 30 anni sembra aver già imboccato il viale del tramonto. Questi gli elementi più rappresentativi di una Germania sul cui futuro si addensano nubi e punti interrogativi. “Questa è una fine molto dolorosa”: è il triste congedo di Neuer, che sperava di chiudere una volta per tutte il capitolo nazionale in modo totalmente diverso.
Nagelsmann sotto accusa come Spalletti e Gattuso
La parabola discendente della Germania ricorda quella dell’Italia, anche se in proporzioni minori. Perché il vero problema della nostra Nazionale è che non mancano solo i campioni, ma proprio la possibilità di scelta. E diventa automatico accostare Nagelsmann a Spalletti e Gattuso. Oggi tutta la Germania invoca le dimissioni del 38enne ct ex Bayern Monaco, che non sembra intenzionato a rinunciare al contratto che lo lega alla selezione tedesca fino agli Europei del 2028. Ma sull’eliminazione pesano – e tanto – anche i suoi errori, dettati da scelte tattiche discutibili, come quella di rinunciare a una prima punta.
Il pensiero va ai disastrosi Europei del 2024 dell’Italia, quando Spalletti mandò in confusione gli Azzurri con continui cambiamenti tattici, prima di virare definitivamente sulla difesa a tre. E anche Gattuso ci ha messo del suo in occasione degli spareggi Mondiali, lasciando a casa Zaniolo e altri calciatori in forma e rinunciando a giocare la finale contro la Bosnia-Erzegovina dopo l’espulsione di Bastoni.
