Simone Giannelli a cuore aperto. La testa dell’Italvolley campione del Mondo è stato protagonista di un episodio del Basement, il podcast di Gianluca Gazzoli. Il palleggiatore di Perugia si racconta senza filtri, svelando la sua idea sul mondo dello sport, parlando di vittorie e fallimento ma anche con passaggi importanti che riguardano Jannik Sinner.
- Le lacrime dopo i Mondiali: la rivelazione di Giannelli
- L’italianità di Sinner: “Quanta ignoranza”
- La crisi del calcio: le critiche degli sportivi
Le lacrime dopo i Mondiali: la rivelazione di Giannelli
Un’immagine che rimarrà scolpita nel cuore di tutti i tifosi italiani. L’Italia ha appena conquistato la vittoria nel Mondiale di pallavolo maschile, Simone Giannelli si presenta ai microfoni Rai per le prime parole a caldo dopo l’impresa, indossa la maglia di Simone Lavia che a quella competizione non ha potuto partecipare. E ne viene fuori una delle interviste più emozionanti del mondo dello sport.
A svelare cosa è successo ci pensa proprio Simone: “In tanti mi hanno scritto dopo la finale, più che per complimentarsi la vittoria per dirmi che li avevo fatti piangere. E’ stato anche un bel complimento. Prima del Mondiale, Lavia si è fatto male in maniera rocambolesca in sala pesi. E’ sempre stato fondamentale per il nostro gruppo sia dal punto di vista tecnico che come persona, è stato uno choc per tutti noi. Quindi la prima cosa che mi è venuto in mente quando abbiamo vinto è stato quello di indossare la sua maglietta. Quando c’è stata l’intervista e c’era anche lui in studio che già piangeva, io non sono uno che piange ma in quel caso non riuscivo più a parlare”.
L’italianità di Sinner: “Quanta ignoranza”
Simone Giannelli è di Bolzano, solo 75 chilometri dalla Val Pusteria di Jannik Sinner. Due altoatesini ai vertici delle rispettive discipline ma per Simone le critiche di essere “poco italiano” non sono mai arrivate e nel corso del podcast svela la differenza: “Secondo me quelli che rompono le scatole a Sinner sono persone abbastanza ignoranti. L’Alto Adige è fatta di persone che parlano tedesco e di persone che parlano italiano. Ci sono persone che hanno il padre che è madrelingua tedesco e la mamma che parla italiano, e quindi parlano entrambe le lingue. L’Alto Adige è così, come tutte le regioni che sono al confine. Avendo un cognome italiano, la cosa passa in secondo piano con me, mentre con lui sono sempre pronti a giudicare. Ma è una cosa che succedeva quando perdeva, adesso invece che vince tutti vogliono essere tutti italiani come lui. Ci vuole un po’ di cultura sportiva in più, in Italia si basa tutto sui risultati ed è una cosa che ho combattuto sempre”.
La crisi del calcio: le critiche degli sportivi
L’Italia del volley domina dopo aver vinto il Mondiale femminile e maschile. Va meno bene al mondo del calcio che ha mancato la terza qualificazione di fila al Mondiale. Ma Giannelli ha un messaggio per i suoi colleghi delle “altre” discipline: “Vedere un Mondiale di calcio è un momento bello per tutti, perché crea aggregazione. A me è dispiaciuto vedere tanti sportivi criticare la nazionale di calcio, i giocatori, lo staff. Sembra che aspetti il momento buono che loro fanno male per puntare il dito contro. A me questa cosa non mi piace. Penso che non sia colpa dei calciatori se sono più seguiti di noi, tutto quello che gira intorno al calcio riguarda l’aspetto economico. Io di calcio ne capisco poco, ma guardando la partita con la Bosnia ho visto che c’era una pressione assurda, vuol dire che c’era qualcosa sotto che ha influenzato anche quello che è successo in campo”.
