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Giro d'Italia, Pellizzari pronto a "sacrificarsi" per Hindley. Polemiche per l'arrivo di Milano: "Aiutati dalle moto"

L'ultima settimana dovrebbe incoronare Vingegaard (salvo sorprese), ma potrebbe anche vivere sul dualismo di casa Red Bull, con Pellizzari che accetterebbe di diventare gregari di Hindley. Polemiche dopo Milano

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Chi doveva essere in rosa ha vestito il colore del primato (leggi Vingegaard), chi doveva vestire il ciclamino è rimasto invece clamorosamente all’asciutto (leggi Milan). E da queste due basi domani il Giro ripartirà alla volta di Carì, in una tappa tutta in territorio svizzero che in qualche modo dovrà testare le ambizioni di chi intende arrivare a Roma e mettere piede sul podio. Probabilmente (salvo imprevisti a dir poco rocamboleschi) in compagnia di Vingegaard.

Pellizzari pronto ad aiutare Hindley: “Siamo una squadra…”

La seconda settimana del Giro ha infatti detto che, seppur senza strafare, il danese è saldamente padrone della corsa rosa. E chi potrebbe insidiarlo oggettivamente sa di non avere tutti i mezzi a posto per poterlo fare, almeno non senza fattori esterni (cadute, incidenti o qualcosa di simile). Felix Gall sembrava il più accreditato tra i rivali, ma nella salita che ha portato la carovana a Pila ha faticato tanto, al punto che Arensman lo ha messo nel mirino (sono separati da 13 secondi: entrambi viaggiano a quasi 3’ dalla maglia rosa) e pure Hindley ha fatto capire di essere disposto a giocarsela come si deve.

Hindley che ha fatto capire di avere una gamba migliore rispetto a Giulio Pellizzari, suo compagno di squadra e (dovessero mantenersi questi distacchi in classifica) pronto a “immolarsi” per dare manforte alle mire di podio dell’australiano. “Purtroppo nel corso del Giro ho avuto problemi che mi hanno impedito di rendere al meglio”, ha spiegato il marchigiano, sesto in classifica a 4’22 da Vingegaard e a 39 secondi dal compagno di squadra.

“Se dovesse servire, non avrei problemi ad aiutare Jai nella rincorsa a un posto sul podio. Abbiamo detto sin dal primo giorno che la squadra avrebbe privilegiato il corridore che avrebbe avuto una classifica migliore, e questo potrebbe accadere. Io spero solo di poter correre in condizioni migliori rispetto ai giorni passati e ci tengo a far bene, anche perché il prossimo anno vorrei andare al Tour, quindi sarebbe bello concludere nel miglior modo possibile questo Giro”.

Le polemiche per la volata di Milano (e il fattore moto)

Nel giorno di riposo non sono mancate però polemiche legate alla gestione del finale della tappa di Milano, dove Milan sperava di sbloccarsi dopo due settimane nere, ma che in qualche modo ha finito per “allinearsi” alla giornata nera dell’altro Milan, quello del calcio. La Lidl Trek però ha alzato la voce per come i 4 fuggitivi di giornata siano riusciti a evitare l’arrivo in volata, cioè usufruendo di un aiuto da parte delle moto dell’organizzazione. “Avevamo un’occasione che aspettavamo con ansia, ma le moto ce l’hanno portata via”, ha commentato Max Walscheid, compagno di Milan.

“Tutto ciò è incredibile. So di cosa sono capace, ho visto i dati di tutto il gruppo e mi domando come sia possibile che la fuga sia andata in porto, dal momento che viaggiavamo costantemente sopra i 50 chilometri orari, seppur in un circuito finale molto tortuoso. Era davvero difficile restare indietro in queste condizioni, quindi è evidente che qualcuno ha aiutato chi stava davanti”.

Tim Tom Teutenberg ha rincarato la dose: “Bisogna cominciare a fare qualcosa, perché ci sono mezzi a motore che condizionano in maniera evidente certi finali di tappa e non si può restare inermi ad accettare che sia tutto normale”.

Zanoncello non ci sta: “Squalifica ingiusta, non voler far male”

L’altro caso che ha animato il fine settimana ha riguardato l’esclusione di Enrico Zanoncello, reo di aver colpito con una testa Dondaldson e di averne causato la caduta. Una ricostruzione che non ha convinto i più, perché la sensazione (apparsa chiara da subito) è che si fosse trattato di un contatto involontario, e non certo voluto. “Mi dispiace per ciò che è accaduto, mai avrei voluto che finisse in questa maniera”, ha spiegato Zanoncello.

“La volata è stata molto caotica: ho ricevuto una spallata da sinistra, ho perso il controllo della bici e a quel punto non avevo più spazio di manovra per evitare la collisione. Anche la testata è stata una conseguenza del fatto che stessi provando a riprendere il controllo. Ma non c’è stata alcuna intenzione di colpire o mettere in pericolo qualcuno. Mi dispiace davvero per quello che è successo. Ma credo anche sia un’ingiustizia giudicare quanto accaduto basandosi su una clip breve: lasciare il Giro in questo modo fa male”.

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