È finito tutto secondo le attese: Jonas Vingegaard che cala la cinquina (un quarto delle tappe del Giro le ha vinte lui: può bastare così o serve altro?), Gall e Hindley che chiudono sul podio, Ciccone che si tiene la maglia azzurra ed Eulalio che trova il lieto fine, mantenendo la maglia bianca. Che poi a pensarci bene era l’unica variabile che si sapeva essere in bilico: a Davide Piganzoli sono mancate le forze per andare a recuperare quel minutino di gap che aveva dal portoghese, e alla fine il gregario di Vingegaard s’è dovuto accontentare di chiudere ottavo nella generale (e quindi migliore degli italiani, davanti a Damiano Caruso) e secondo nella classifica dedicata ai giovani. Anche se poi la vera festa per lui sarà quella condivisa dal capitano.
- Vingo nel solco dei più grandi: è l'ottavo a fare "tripletta"
- La gioia del danese: "Un gran lavoro di squadra"
- L'Italia del pedale arranca: Piganzoli manca l'assalto alla bianca
Vingo nel solco dei più grandi: è l’ottavo a fare “tripletta”
Vingegaard l’aveva detto che gli sarebbe piaciuto chiudere il Giro con un altro assolo. Piancavallo s’è mostrata troppo invitante per lasciar cadere le parole pronunciate a suo tempo: la quinta vittoria di tappa del suo primo (e forse unico?) Giro è tanto simile alle precedenti, e arriva in coda a una frazione che s’è animata sull’ultima salita e che ha consegnato una volta di più la superiorità del danese agli occhi degli appassionati.
“Se sei un ciclista non puoi pensare di partire al mattino con l’idea di rinunciare a vincere una tappa, e non a caso anche stavolta nella riunione con i compagni di squadra ci siamo detti che era giusto provarci”, ha spiegato Vingo, che da oggi diventa ufficialmente l’ottavo ciclista della storia dopo Anquetil, Gimondi, Merckx, Hinault, Contador, Nibali e Froome a conquistare la “triplice corona”, ossia a vincere tutte e tre le grandi corse a tappe (un Giro, due Tour e una Vuelta).
Un traguardo raggiunto peraltro in anticipo rispetto a Tadej Pogacar, al quale manca una Vuelta per completare l’opera. Mentre Vingegaard ha colmato le due “lacune” (Vuelta e Giro) nell’arco di soli 9 mesi di distanza l’uno dall’altro. Giusto per entrare meglio nella storia.
La gioia del danese: “Un gran lavoro di squadra”
Tornando alla tappa che ha chiuso di fatto la corsa rosa, il danese s’è detto “orgoglioso di aver centrato la quinta vittoria, cosa che ripaga anche tutti gli sforzi e il lavoro fatto dai miei compagni. Soprattutto è rilevante il distacco che abbiamo dato ai miei principali rivali, perché con un gap tanto consistente questa vittoria assume un valore ancor più speciale”.
La Visma peraltro ha banchettato e non poco nell’ultima parte di giro: dopo la vittoria di Kuss nella giornata di venerdì, con Vingegaard ha trovato la sesta affermazione di tappa. È mancato solo l’assalto di Piganzoli alla maglia bianca, ma il bilancio è decisamente positivo, al punto che la festa potrebbe già decollare da stasera. “Sicuramente ce la godremo di gusto questa bella affermazione, perché è giusto che sia così”, conclude il danese. “E domani penso che sarà affare dei velocisti, a meno che non arrivi una fuga…”.
L’Italia del pedale arranca: Piganzoli manca l’assalto alla bianca
Domani potrebbe (dovrebbe) essere la giornata del riscatto per Jonathan Milan, al quale chissà se l’aria del Friuli abbia fatto bene, al netto della tanta (troppa) salita che ha dovuto affrontare. Per l’Italia del pedale, un Giro che si sapeva essere povero di alternative reali per la top 5 s’è rivelato alla fine pari alle premesse.
Giulio Ciccone ha conquistato la maglia azzurra degli scalatori, 7 anni dopo averla centrata per la prima (e sino ad oggi unica) volta. “Mi è mancato vincere una tappa, e dire che c’ho provato in più di un’occasione, ma alla fine penso che il mio Giro sia stato positivo. La soddisfazione e l’orgoglio di aver indossato la maglia rosa resterà a vita, la costanza che ho avuto nel provare a vincere almeno una tappa mi ribadisce che le ho provate tutte per arrivare a ottenerla. Oggi ero stanco, le energie in riserva, quindi va bene così”.
Davide Piganzoli è il migliore italiano in classifica, ottavo a 10’52” dal suo capitano, con l’ultima frazione nella quale le gambe non hanno risposto come sperato per andare a prendere la maglia bianca dalle spalle di Afonso Eulalio (di diritto, la vera rivelazione di questo Giro). Pellizzari ha pagato dazio ai virus, ma la verità è che 10 anni senza che un corridore italiano salisse sul gradino più alto del podio alla fine del Giro non s’erano mai visti prima. E chissà quanti anni dovranno trascorrere ancora prima di interrompere il digiuno…
