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Giro d'Italia, Vingegaard ha studiato tutto nei dettagli, ma pensa anche al Tour (il cui montepremi vale il 40% in più)

Per Jonas Vingegaard la presenza al Giro ha una duplice valenza: punta a diventare l'ottavo ciclista della storia a vincere tutti e tre i GT, ma anche a prepararsi bene per il Tour e per la sfida a Pogacar

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Il Giro lo aspetta a braccia aperte, e Jonas Vingegaard è pronto ad abbracciarlo in tutta la sua bellezza. Perché arrivare a Roma di rosa vestito il prossimo 31 maggio lo consegnerebbe dritto nella storia: sarebbe soltanto l’ottavo ciclista della storia ad aver messo nella vetrina di casa tutte e tre le maglie dei grandi giri, dalla gialla del Tour (ne ha due in bella vista) alla rossa della Vuelta. Manca appunto alla collezione soltanto la rosa, ma lo spazio sulla parete di casa è già stato approntato. E nessuno se la sente di scommettere contro questa eventualità, a meno che non intervengano fattori esterni riconducibili alla voce “imponderabili”.

La libertà di cambiare le abitudini: “Al Giro per fare la storia”

Parlando in esclusiva alla Gazzetta, il danese ha spiegato di aver voluto fortemente impegnarsi per accettare la sfida del Giro. “Sentivo il bisogno di cambiare la mia routine stagionale e l’opportunità di venire a correre in Italia l’ho colta al volo. Il Giro è una grande opportunità, oltre che un obiettivo reale. E soprattutto mi consentirà di arrivare tirato a lucido al Tour, dove spero di poter competere fino all’ultimo con Pogacar”. Che per tutta risposta ha mostrato le immagini di un allenamento con Del Toro in ricognizione nelle salite della corsa francese.

Io oggi ho occhi solo per il Giro. E certo che mi piace l’idea di poter completare la “triplice corona”, ma soltanto come soddisfazione personale. Prima o poi la completerà anche Tadej, ma tra noi non c’è competizione riferita a chi la raggiungerà prima. Tanto chiunque ci riesce sa di entrare nella storia, e quanto a me e Pogacar, ho già dimostrato in passato di sapere come si batte”.

Di ricognizioni Vingo ne ha fatte poche (per mancanza di tempo), ma il percorso giura di averlo studiato bene: “In Bulgaria il vento sarà un fattore, poi però ci saranno tante tappe dure: Blockhaus, Corno alle Scale, il tappone del Val d’Aosta e quello dolomitico… insomma, c’è spazio per poter fare la differenza”.

Rivali veri o presunti: ecco la “lista” di Vingo

Vingegaard sa che il Giro, delle tre grandi corse a tappe, è quella che si presta più di tutte a essere imprevedibile. Ma trovare rivali in grado di insidiarne la leadership è impresa ardua anche per il diretto interessato. “Secondo me ci sono tanti potenziali vincitori. Ne dico alcuni: Adam Yates, Giulio Pellizzari, Egan Bernal, Ben O’Connor, Felix Gall. Insomma, servirà la miglior versione di me per poter arrivare a Roma in maglia rosa. Ma i segnali che ho ricevuto in questa prima parte di stagione sono stati tutti buoni”.

A due anni dal terribile schianto all’Itzulia, il danese sembra aver ritrovato davvero la gamba dei giorni migliori. C’è voluto tempo, ma il piacere che ho di correre mi ha permesso di trovare le motivazioni per ripartire dopo quel grosso spavento. La caduta di gennaio in allenamento? Ora c’è più rispetto, a qualcosa è servita. Ma sulla sicurezza c’è ancora molto da fare”.

Montepremi a confronto: il Giro elargirà 1,6 milioni di euro

Vingegaard non ha bisogno di fare troppi conti, pensando ai circa 4 milioni di euro che Visma Lease a Bike ogni anno gli versa come semplice stipendio (a ciò si devono aggiungere anche i contratti di sponsorizzazione personali). Ma al Giro comunque il montepremi è salito rispetto al passato, seppur resti lontano (-40% circa) rispetto a quello elargito al Tour.

Quest’anno la corsa rosa dispenserà 1,6 milioni di euro: a livello di premi regolamentari (monte complessivo 867.510 euro), al vincitore finale andranno poco meno di 116mila (58mila al secondo, 28mila al terzo), mentre ai vincitori di tappa poco più di 11mila. L’organizzazione ha la facoltà di assegnare anche i premi speciali, per un totale di 775.350 euro: 150mila euro alla maglia rosa finale (75mila al secondo, 40mila al terzo), con ogni singola maglia rosa giornaliera che vedrà accreditato un bonus di 2.000 euro, poco meno dei 2.500 euro previsti per ogni singolo Red Bull KM (1.500 al secondo classificato, 1.000 al terzo), per il quale è prevista anche una classifica finale a punti in base ai vari piazzamenti (15mila euro al vincitore, 10mila al secondo e 5.000 al terzo).

La vera differenza col Tour sta proprio negli importi legati alle classifiche finali, visto che per ogni tappa vinta il bonus è sempre di 11mila euro (conteggio fatto sul 2025): chi porta la maglia gialla a Parigi intasca 500mila euro, chi arriva secondo 200mila, al terzo vanno 100mila euro. Ma la differenza è marcata anche per ciò che riguarda le altre maglie e i vari premi per fughe, combattività e a squadre.

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