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Giro d'Italia, ma in Red Bull Bora Hansgrohe a che gioco giocano? Hindley fa staccare Pellizzari, Vingo sorride

La tappa dei muri marchigiani la vince ancora Narvaez, che dimostra la UAE è forte anche con le munizioni di riserva. Incomprensibile la scelta di Hindley che fa perdere secondo a Pellizzari

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Sono sempre in 5, ma vincono per 15: quelli della UAE infatti hanno imparato a fare soltanto una cosa (e bene), appunto mietere successi ovunque si presenti una linea del traguardo di superare. Lo ha fatto ancora una volta Jhonatan Narvaez, che dopo la tappa di Cosenza si prende anche quella che da Chieti ha portato la carovana a Fermo, dove nessuno è rimasto immobile, tantomeno l’ecuadoregno di una UAE che seppur sfibrata dalle prime tappe (tre ritiri in serie: Yates, Soler e Vine) un modo per vincere tappe lo trova sempre, anche con i cosiddetti gregari. Che poi oggi il vero gregario l’ha fatto Mikkel Berg, determinante prima nel lanciare la fuga a tre col compagno e Leknessund, poi a rintuzzare i tentativi di rientro del gruppo per far sic che la fuga arrivasse a destinazione. Missione compiuta.

Tattica Red Bull, ma chi l’ha decisa? Vingegaard ne beneficia

Mentre i compagni di squadra di Pogacar (che già pensa al Tour) continuano a mietere successi, qui al Giro c’è Vingegaard che prepara l’assalto alla maglia rosa. Che domenica potrebbe finire sulle sue spalle, perché la salita finale di Corno alle Scale sembra “chiamare” il danese a compiere ciò che tutti si aspettano che compia, cioè “uccidere” in senso lato la lotta per la classifica generale.ù

Anche a Fermo il buon Vingo non è rimasto a guardare: si è difeso alla grande sul muro di Fermo-Reputolo (22% di punte di pendenza, 14% di media per 600 metri), poi ha dato fuoco alle polveri nell’ultimo tratto, quello nel centro di Fermo. Alla fine è arrivato assieme a Hindley e ha potuto mettere altri due secondi tra sé e Giulio Pellizzari, che in realtà ha subito proprio l’accelerazione dell’australiano, suo compagno di squadra, evidentemente non concordata nei modi con i quali poi si è manifestata nell’atto pratico.

Un segnale non bellissimo, pensando sia al fatto che si correva praticamente a casa di Pellizzari (originario di Camerino), sia perché è sembrata più una puntura di spillo da “fuoco amico” che non un’azione ben congeniata. Tra i due adesso ci sono 5 secondi: chi è davvero il “capitano” in casa Red Bull Bora Hansgrohe? Magari la tappa di domani aiuterà a comprendere meglio il rebus.

Eulalio duro a morire, Ciccone finisce fuori classifica

In terra bolognese molti nodi verranno al pettine. Afonso Eulalio però sarà ancora maglia rosa, almeno al mattino: il portoghese continua a difenderla con una capacità di soffrire notevole, leggendo ogni momento della tappa con grande intelligenza. Difficile che chiuderà la settimana in rosa, ma resta la prestazione di cuore e coraggio che sta sorprendendo tutti.

I muri marchigiani hanno invece fatto uscire definitivamente di classifica Giulio Ciccone: “Ho provato a entrare nella fuga ma non mi è stato permesso, poi alla fine ho pagato lo sforzo e sono rimbalzato dietro”, ha ammesso l’abruzzese, che ora potrà aiutare Gee e concentrarsi sulla conquista di una o più tappe. Vingegaard permettendo, s’intende.

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