L’ennesima impresa firmata da Hervé Barmasse vanta il potere, ipnotico quanto seduttivo, di indurre a interrogarci su quale sia il limite che la natura ci impone e fin dove sia possibile e plausibile, sul fronte fisico e etico, spingerci oltre quella linea. All’alpinista e divulgatore è riuscito di scalare, in appena un mese, la vetta più alta di ogni regione d’Italia percorrendo 4.250 chilometri esclusivamente in bicicletta o a piedi per raggiungere quelle cime, quasi 5.000 se consideriamo anche le miglia nautiche percorse a vela per collegare le isole alla terraferma, affrontare oltre 81.000 metri di dislivello positivo.
- L'impresa di Hervé Barmasse e il senso di Endurance - Italia
- Il fattore ondata di calore straordinaria
- Il senso del progetto
L’impresa di Hervé Barmasse e il senso di Endurance – Italia
Numeri che, per rendere la portata dello sforzo e dell’imponente preparazione sul piano fisico e mentale di scalare più di nove volte l’Everest partendo dal livello del mare mantenendo una media di 137 chilometri al giorno. A Hervé Barmasse è riuscita quell’impresa impossibile chiamata Endurance – Italia sintesi tra performance sportiva, alpinismo ed esplorazione del territorio, seguendo un unico principio: muoversi esclusivamente con la propria forza.
Endurance – Italia è intrinsecamente una prova che mette alla prova la tenuta fisica dell’atleta, dello sportivo ma anche la sua qualità psicologica, la sua resilienza e la risposta alla prima variabile del tutto indipendente da questo magnifico algoritmo che si può studiare: la straordinaria ondata di calore che si è registrata nel mese che ha visto Barmasse compiere l’impresa in questione. Con temperature fino a 42 °C e una percezione di 45 °C, anche uno sportivo del suo livello è stato messo a dura prova.
Il fattore ondata di calore straordinaria
“Di per sé, sulla carta, prima di partire, sapevo che il percorso era molto duro e che il mio fisico sarebbe andato incontro a una fatica mai sperimentata prima. Poi, il caldo ha reso questo mio viaggio molto più difficile di come lo avevo immaginato. Ho ridotto i chilometri studiando percorsi alternativi, ma i metri di dislivello sono rimasti quasi gli stessi di quelli disegnati sulla carta. Soprattutto in bici le temperature erano insopportabili, tant’è che nelle stesse date, mentre io mi muovevo, molti eventi sportivi, come l’Ironman di Nizza, sono stati cancellati. Inoltre, in montagna, tutto era più instabile ed estremamente delicato. Il rigelo della neve era sopra quota 4.500 metri e i temporali sono stati particolarmente insidiosi nel tratto alpino. Per raggiungere la vetta di alcune di queste montagne prima dei temporali cercavo di muovermi più velocemente e in orari non consueti. Era l’unica soluzione. Ma c’è stata anche una nota positiva, queste condizioni mi hanno regalato la possibilità di esser solo su alcune delle più belle montagne delle Alpi come Monte Bianco, Punta Nordend, Pizzo Bernina e Ortles che d’estate sono montagne particolarmente affollate”.
Partito il 4 giugno da Cala Gonone, in Sardegna, con la salita a Punta La Marmora, Barmasse ha dato vita a un viaggio che lo ha portato ad attraversare tutta l’Italia, toccando le montagne più alte di ogni regione d’Italia, tra cui l‘Etna, il Gran Sasso d’Italia, il Monte Vettore, la Cima del Redentore, il Monte Cimone, il Monte Prado, fino ai grandi giganti delle Alpi come il Monte Rosa, il Monte Bianco, il Pizzo Bernina, l’Ortles, la Marmolada e il Monte Coglians, raggiunto il 3 luglio, ultima vetta prima dell’arrivo a Trieste.
Il senso del progetto
“Arrivare in vetta a queste montagne e incontrare l’abbraccio di così tanta gente con striscioni, bandiere, dolci e a volte anche una birra, ha reso la mia fatica una gioia. E poi, le persone che attendevano il mio arrivo quando pedalavo, prima del cambio scarpe per salire le montagne, con dei doni o un incoraggiamento, mi davano la forza di andare avanti anche quando il mio fisico, stanco, mi suggeriva di fermarmi. È anche grazie a loro se sono riuscito a muovermi per un mese senza un solo giorno di riposo. Ho ricevuto affetto e l’affetto l’ho trasformato in energia. A tutti coloro che c’erano o a chi mi ha scritto messaggi di incoraggiamento, va un enorme grazie”, ha detto Barmasse nel comunicato che ha diffuso.
Un viaggio che ha raccontato un’Italia autentica e sorprendente, dimostrando che l’avventura non appartiene solo alle terre più remote: può iniziare anche a pochi chilometri da casa, se affrontata con curiosità, rispetto e autentico spirito di esplorazione.
“Con Endurance Italia ho unito le montagne del nostro Paese in un unico grande viaggio. È stata un’esperienza ancora più intensa di quanto avessi immaginato: la continuità del percorso mi ha permesso di attraversare l’Italia nella sua straordinaria varietà, scoprendo, giorno dopo giorno, una natura sorprendente e una ricchezza di paesaggi che spesso diamo per scontata.
Ancora una volta ho avuto la conferma che lo sport e la montagna sono un mezzo per entrare in relazione con i luoghi e con le persone: un linguaggio universale capace di far conoscere territori, culture, tradizioni e storie, lasciando che sia il viaggio stesso a creare gli incontri più veri”.
Il suo modo per evidenziare, di nuovo e ancora una volta, che il progetto – patrocinato dal Club Alpino Italiano – ha valore sportivo, culturale e divulgativo per quanti amano la montagna ma il cui valore va tutelato e trasmesso anche attraverso simili sfide.
