Virgilio Sport

Home run Italia: l’exploit che ha stordito anche la Major League Baseball

Come ha fatto la nazionale italiana di baseball a sorprendere anche gli americani nel corso della World Baseball Classic? Analizziamo l’impresa che sta facendo parlare il mondo.

Pubblicato:

Auden Bavaro

Auden Bavaro

Giornalista

Lo sporco lavoro del coordinamento: qualcuno lo deve pur fare. Eppure, quando ha modo di pigiare le dita sulla tastiera, restituisce storie e racconti di sport che valgono il biglietto

Home run Italia: l’exploit che ha stordito anche la Major League Baseball

USA sorpresi dall’Italia: lo scorso 11 marzo Reuters titolava così. USA stunned by Italy. E tradurre stunned con sorpresa è una diminutio. Non restituisce il concetto: americani storditi dall’Italia. MLB l’ha definita la più grande vittoria della nazionale azzurra.

L’Italia in questione è l’Italia del baseball. Il torneo è il Campionato Mondiale di disciplina. E gli americani sono quelli della Major League Baseball, la lega professionistica di baseball più importante e famosa al mondo. Ci giocano i più grandi campioni e farne parte è coronare il percorso che si comincia da bambini.

Quando i fuori campo di Kyle Teel, Sam Antonacci e Jac Caglianone hanno scritto sul tabellone 8-0, pareva la solita americanata Hollywood style in cui già sai che, se non sei uno yankee, devi prepararti al peggio, anche perché in campo non c’erano i giovani delle università mandati altre volte a vestire le stelle e le strisce. Stavolta c’era il Dream Team ma non è successo: la rimonta americana negli ultimi quattro inning si è fermata sull’8-6.

Italia protagonista al World Baseball Classic

L’Italia del baseball protagonista al World Baseball Classic: gli azzurri si presentano in semifinale contro il Venezuela, a Miami, dopo un percorso netto. Primi nel girone di Houston con quattro vittorie su quattro, poi il quarto di finale vinto contro Porto Rico.

Arrivano all’appuntamento con un bilancio di 5-0 e, dopo l’eliminazione della Repubblica Dominicana per mano degli Stati Uniti, anche con l’etichetta di unica squadra ancora imbattuta nel torneo. È il punto più alto mai raggiunto dall’Italia nel Classic.

Il cammino dell’Italia alla WBC

Per capire come si sia arrivati fin qui, però, bisogna incrociare le analisi: la tradizione storica del baseball italiano, il lavoro federal, la svolta tecnica affidata a Francisco Cervelli e un gruppo che nel 2026 ha saputo fondere giocatori di Major League, prospetti di alto livello e un’identità di squadra sorprendentemente riconoscibile.

Il cammino dell’Italia nel World Baseball Classic 2026 è stato fin qui molto più di una buona corsa. All’esordio è arrivato l’8-0 al Brasile: Dante Nori, a 21 anni e 151 giorni, è diventato il secondo giocatore più giovane della storia del WBC a firmare una gara da due fuoricampo.

La seconda vittoria, 7-4 sulla Gran Bretagna, ha dato un altro segnale: la solidità, è un’Italia che va oltre i lampi dei singoli.

La terza tappa è stata quella della consacrazione: l’8-6 agli Stati Uniti. MLB l’ha definita la più grande vittoria della storia del baseball italiano. Battere una selezione piena di stelle, prendere il controllo del girone e farlo con una partita di altissima intensità vuol dire più di qualcosa.

Il 9-1 al Messico ha consegnato all’Italia il primo posto nel gruppo B: Vinnie Pasquantino ha firmato contro i messicani la prima partita da tre fuoricampo mai registrata nel World Baseball Classic.

Il quarto di finale contro Porto Rico, vinto 8-6, è stato il trade union che ha reso memorabile quello che era stato fin lì un grande torneo.

Il caffè e un’identità costruita anche nei dettagli

Una delle immagini più riconoscibili dell’Italia al WBC è la macchina del caffè nel dugout. Una consuetudine, ormai: il gruppo si era portato dietro la macchina nel 2023, e nel 2026 la tradizione è stata rilanciata. Cervelli l’ha spiegata con semplicità: in Italia “si beve caffè 20 volte al giorno, è una tradizione. Cammini per strada, vedi un bar, prendi un caffè, fai due chiacchiere, poi continui a camminare e ripeti la stessa cosa ancora e ancora. Questa è l’Italia”.

La macchina sta con la squadra. Autobus, spogliatoio, dugout: “Ce la portiamo ovunque”, ha detto Cervelli.

Poi è arrivato il colpo di teatro: l’idea di celebrare i fuori campo con uno shot di espresso è stata di Pasquantino. Contro la Gran Bretagna, Pasquantino aspettava i compagni di squadra. Fischer e D’Orazio hanno gradito; Dante Nori meno, c’è già un aneddoto: “Non mi piace il caffè, non aveva un buon sapore”, ha detto Nori ridendo dopo la partita. MLB ha ironizzato gridando al sacrilegio (per un italiano).

Da dove nasce il successo del baseball italiano

Il baseball in Italia ha radici più profonde di quanto lasci intendere la percezione. La diffusione maggiore arrivò dopo la Seconda guerra mondiale, grazie ai soldati statunitensi. Da lì il movimento ha costruito una tradizione: il campionato nazionale esiste dal 1948 ed esistono aree in cui si respira baseball. Nettuno per esempio, emblema nazionale. Sul piano continentale l’Italia ha vinto 10 titoli europei ed è da decenni una presenza forte del baseball europeo.

Anche al World Baseball Classic l’Italia ha partecipato a tutte le edizioni: 2006, 2009, 2013, 2017, 2023 e 2026. Nel 2013 il primo salto, con l’impresa contro il Messico e l’accesso alla seconda fase del torneo.

Il 2023 arrivò altra annata significativa, culminata nel successo su Cuba e nel quarto di finale perso contro il Giappone. La semifinale del 2026, però, alza l’asticella: è il primo ingresso dell’Italia tra le prime quattro del Classic.

La svolta dopo il 2023

C’è stata anche una delusione cocente: all’Europeo 2023 l’Italia ha chiuso nona, restando senza medaglia per la prima volta dal 2007. È il risultato che ha accelerato una riflessione interna e portato a un rimescolamento ai vertici: nel gennaio 2025 la FIBS ha affidato la nazionale a Francisco Cervelli, ex catcher di MLB che aveva già giocato il WBC con l’Italia nel 2009 e nel 2017, mentre Ned Colletti è stato nominato general manager per il Classic 2026.

I primi segnali della nuova traiettoria si sono già visti: nel 2025 l’Italia è tornata sul podio europeo, argento dietro ai Paesi Bassi.

Intanto la federazione e i partner italo-americani hanno continuato a lavorare sulla filiera: progetti di sviluppo per fasce d’età giovanili, iniziative nel Sud Italia e programmi pensati per aprire la strada ai ragazzi italiani verso college e baseball professionistico negli Stati Uniti.

Chi sono i protagonisti dell’Italia del baseball

Il volto tecnico del progetto è Cervelli, quello passionale è Vinnie Pasquantino: riferimento del gruppo, il leader che ha trasformato il caffè in rito e che ha parlato apertamente del peso simbolico di rappresentare l’Italia. Nel 2026 sta rendendo in modo clamoroso: tre fuoricampo al Messico e battute decisive anche contro Porto Rico.

Sam Aldegheri, nato e cresciuto in Italia (con Gabriele Quattrini e Claudio Scotti è l’unico a provenire realmente dall’Italia), è diventato nel 2024 il primo lanciatore formato nel Paese a esordire in Major League.

Attorno a loro, un gruppo ricco e vario. Kyle Teel ha scelto l’Italia rivendicando la scelta con orgoglio. Jac Caglianone, Andrew Fischer, Sam Antonacci, Dante Nori, Nick Morabito, Jakob Marsee hanno dato profondità a un roster che, secondo MLB, comprende il maggior numero di prospetti di rilievo tra tutte le squadre del WBC 2026.

Sul monte, oltre ad Aldegheri, il gruppo ha potuto contare sull’arrivo di Aaron Nola, innesto enorme per status ed esperienza. E alla vigilia della semifinale è arrivato anche Brayan Rocchio, convocato al posto dell’infortunato Miles Mastrobuoni: nato a Caracas ma con nonni italiani, un altro caso che spiega benissimo come sia composta questa nazionale.

Chi può giocare per la nazionale italiana?

Non solo chi possiede già un passaporto. Le regole del World Baseball Classic prevedono più strade di eleggibilità: aver già giocato per quella federazione in passate edizioni o qualificazioni; avere la cittadinanza e il passaporto; essere residenti permanenti; essere nati nel Paese; avere almeno un genitore cittadino o nato lì; poter dimostrare documentalmente che, secondo le leggi di quel Paese, si avrebbe diritto a ottenere cittadinanza o passaporto.

Nasce così l’Italia del baseball del 2026: gran parte del roster è composta da giocatori cresciuti altrove ma legati all’Italia per cittadinanza, discendenza o titolo potenziale al riconoscimento. Non è un’eccezione tutta italiana ma nel caso azzurro le maglie sono più ampie per una storia di diaspora importante e una base di reclutamento molto ampia.

In questo caleidoscopio di nazionalità, il destino ha voluto che il “timoniere” Francisco Cervelli sia nato proprio in Venezuela (l’avversaria di una semifinale storica) da madre venezuelana, Damelis, e da padre italiano, Emanuele, emigrato in Sudamerica quando aveva appena 11 anni.

Nel roster ci sono 3 giocatori nati in Italia, 22 negli Stati Uniti, 4 in Venezuela e 1 in Canada. Origini differenti, un mosaico di un solo colore. L’Azzurro.

L’Italia può battere il Venezuela?

La semifinale contro il Venezuela, ovvero una nazionale che arriva a sua volta da un torneo di altissimo livello e che, a differenza dell’Italia, ha già staccato il pass per Los Angeles 2028 grazie al criterio olimpico riservato alle squadre americane nel WBC.

Nei 5 precedenti alla WBC, il Venezuela ha sempre vinto. Per gli Azzurri, la partita è soprattutto una misura del livello di competitività: capire se l’attacco capace di travolgere il girone e il carattere mostrato contro Porto Rico bastino anche quando il margine si assottiglia. Di fatto l’Italia ha già mostrato quanto doveva: un’identità leggibile.

La prospettiva di medio periodo è ancora più interessante. L’Italia è oggi 14esima del ranking WBSC, dentro il quadro che porterà al qualifier del Premier 12 2027 a Barcellona, altro passaggio cruciale verso Los Angeles.

Il nodo sarà anche capire se il boom di visibilità saprà trasformarsi in un incremento di praticanti, tecnici, impianti, scuole e filiera.

Qui si misurerà il successo del progetto Cervelli-Mazzieri-Colletti. Se la semifinale 2026 resterà un picco isolato, sarà stata una bellissima storia, altrimenti il torneo verrà ricordato come l’inizio di una fase nuova del baseball azzurro.

Dove vedere Italia–Venezuela semifinale WBC in TV

Italia-Venezuela, semifinale del World Baseball Classic, si gioca all’1.00 italiane nella notte tra lunedì 16 e martedì 17 marzo. La partita sarà trasmessa in chiaro su Rai 2 e in streaming su RaiPlay. Diretta disponibile anche su Sky Sport Uno e Sky Sport Arena, con streaming su Sky Go e NOW.

Leggi anche:

Gatti Seregno

ULTIME GALLERY

ULTIME NOTIZIE

SPORTS IN TV
E IN STREAMING

GUIDA TV:
Eventi sportivi in diretta tv oggi

SPORT TREND

Caricamento contenuti...