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Hong Kong, Musetti ribalta Rublev e sale al best ranking: numero 5! In finale per spezzare l'incantesimo

Il toscano la spunta in un'autentica battaglia contro il russo e vola a prendersi la prima finale dell'anno, dove sfiderà uno tra Bublik e Giron. Superato in classifica de Minaur.

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Se questo deve essere l’anno della definitiva consacrazione, Lorenzo Musetti ha scelto il modo migliore per dimostrarlo. Prendendosi di forza la finale a Hong Kong, battendo in rimonta Andrey Rublev e garantendosi a partire da lunedì la posizione numero 5 del ranking ATP, salendo cioè dove non era mai arrivato prima. Un traguardo di cui andar fieri, da festeggiare magari anche con un titolo che manca dall’estate del 2022, e che domani proverà a rimettere in bacheca nella finale dove lo sfidante avrà il volto di uno tra Giron e Bublik.

Un inizio d’anno d’incanto: “Me la godo, ma ora riposo…”

Per il tennis italiano è un momento unico: mai nella storia c’erano stati contemporaneamente due atleti della penisola tra i primi 5 giocatori al mondo. Nell’era open solo Sinner e Panatta erano riusciti a diventare top 5, ma per Lorenzo le prospettive potrebbero farsi ancora più allettanti, pensando ai pochi punti che dovrà difendere nel primo mese del 2026 (Djokovic è lontano 675 punti, Zverev è 1.000).

Se a Melbourne dovesse arrivare l’exploit, e soprattutto se prima dovesse finalmente andare in frantumi l’incantesimo che vede il toscano in serie negativa aperta da 6 finali consecutive, allora i numeri potrebbero diventare ancora più altisonanti.

Ma intanto la gioia per aver battuto Rublev prevale su tutto. “Una partita lunga e di grandissimo livello. Andrey ha alzato il suo livello in continuazione, sono davvero orgoglioso di quello che ho fatto. Arrivare a Hong Kong e prendermi subito due finali (giocherà anche con Sonego quella del torneo di doppio) è qualcosa di magnifico, ora mi godo il momento e aspetto di sapere chi dovrò sfidare tra Giron e Bublik, due giocatori da prendere con le molle”.

Rublev ha dato tutto, ma Lorenzo è stato superlativo

Contro Rublev lo spettacolo è stata la regola, con continui ribaltamenti e la sensazione che sarebbe bastato poco per far pendere l’ago della bilancia da una parte, piuttosto che da un’altra. La buona partenza di Musetti viene vanificata nel quinto gioco del primo parziale da un doppio fallo che complica le cose, e che di fatto il russo è bravissimo a trasformare nel break point col quale si fa strada. Lorenzo però restituisce il mal tolto nell’ottavo gioco, e allora la coda al tiebreak è inevitabile: qui Rublev sale in cattedra e con un paio di risposte ficcanti mette il toscano alla berlina, imponendosi per 7-3 e chiudendo un primo set decisamente avvincente.

Musetti però ha il merito di restare con tutti e due i piedi (e soprattutto con la testa) nel match: annulla due palle break nel quarto gioco, tiene il ritmo alto costringendo il rivale a correre da una parte all’altra del campo, poi nell’undicesimo gioco prende in mano la situazione e trova un break pesante al quale Rublev non può replicare: il 7-5 del parziale manda il verdetto al terzo, dove nuovamente i pianeti tornano ad allinearsi.

Il primo obiettivo dell’anno: chiudere “la striscia nera”

Per rompere l’equilibrio servirebbe qualcosa in più di una giocata a effetto, e Musetti è bravissimo a cogliere l’attimo. Si fa bastare una sola palla break, quella che guadagna nel nono gioco: Rublev è al gancio e non può far nulla sul lungo linea di pura potenza e tecnica col quale il carrarino si prende l’ovazione del pubblico di Hong Kong, già piuttosto ammaliato nei game precedenti da scambi di un livello veramente elevato.

È un qualcosa che offre un valore aggiunto in più alla prova di Musetti, che dovrà pensare soltanto a recuperare le forze prima di andare a giocarsi il primo titolo dell’anno, desideroso di spezzare una maledizione che dura da troppo tempo. Intanto però la storia in questo primissimo scorcio di 2026 l’ha già fatto: per se stesso, per il tennis italiano, e per il piccolo Leandro che da quando è nato ha visto solo vincere il papà.

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