La storia torna prepotentemente a bussare alla porta della Repubblica Democratica del Congo. La sfida di questa sera (ore 18 italiane) al Mercedes Benz di Atlanta contro l’Inghilterra, valevole per i sedicesimi di finale, non è solo una partita da dentro o fuori, ma può essere tradotta come il punto più alto mai raggiunto dalla nazionale africana in un Mondiale. Per la prima volta nella sua storia, infatti, il Congo è riuscito ad arrivare alla fase a eliminazione diretta della Coppa del Mondo: un traguardo che cancella l’attesa iniziata 52 anni fa, quando il Paese si presentò al torneo con il nome di Zaire.
- Dallo Zaire del 1974 alla nuova identità del Congo
- Un Paese cambiato, una nazionale trasformata
- Il traguardo che mancava da sempre
- I Tre Leoni contro i Leopardi: il passato incontra il futuro
Dallo Zaire del 1974 alla nuova identità del Congo
La storia mondiale del calcio congolese nasce in Germania Ovest, nel 1974. Lo Zaire (denominazione assunta tra il 1971 e 1997), infatti, conquistò una qualificazione che fece epoca: fu la prima nazionale dell’Africa subsahariana a partecipare alla fase finale di una Coppa del Mondo. Per un continente che cercava spazio e riconoscimento nel calcio internazionale fu un momento simbolico. Lo Zaire portò una maglia nuova, storia diversa e la voglia di dimostrare che anche il calcio africano poteva competere sul palcoscenico più importante. Il risultato sportivo, però, fu complicato. Inserito in un girone con Brasile, Jugoslavia e Scozia, lo Zaire chiuse il torneo al primo turno, ma quell’esperienza rimase comunque un passaggio fondamentale per tracciare una nuova strada.
Un Paese cambiato, una nazionale trasformata
Il viaggio della Nazionale africana passò soprattutto attraverso la storia di un Paese cambiato profondamente. Nel 1974 quella squadra si presentava al Mondiale con il nome di Zaire, denominazione scelta nel 1971 dal presidente Mobutu Sese Seko nell’ambito di un grande progetto di “autenticità” nazionale, con cui il Paese voleva rompere i legami con il passato coloniale belga. Dopo la caduta del regime di Mobutu nel 1997, lo Zaire tornò a chiamarsi Repubblica Democratica del Congo, recuperando il nome legato al grande fiume Congo e alla sua identità storica. Parallelamente anche il calcio ha seguito questa evoluzione: dalla nazionale simbolo di un’epoca politica e di un continente che cercava spazio nel mondo, all’attuale squadra moderna costruita con giocatori abituati ai campionati europei e con una mentalità più centrata e competitiva.
Il traguardo che mancava da sempre
Il Mondiale 2026 in Usa-Messico-Canada ha regalato il capitolo che nessuna generazione precedente era riuscita a scrivere: il Congo è arrivato per la prima volta alla fase a eliminazione diretta. Inserita nel girone con Portogallo, Colombia e Uzbekistan, la squadra africana è arrivata al torneo senza il peso del passato e con la voglia di dimostrare quanto fosse cambiata rispetto allo Zaire del 1974. L’esordio è stato subito un segnale forte: contro il Portogallo di Cristiano Ronaldo è arrivato un pareggio per 1-1, un risultato che ha dato fiducia ai Leopardi e ha mostrato una squadra capace di reggere il confronto con una delle grandi nazionali del mondo. Poi la sfida contro alla Colombia, persa di misura per 1-0, ma il Congo è rimasto in corsa grazie a una solidità difensiva e a un atteggiamento molto diverso rispetto alle precedenti esperienze mondiali. E nella partita decisiva contro l’Uzbekistan la Nazionale del francese Sebastien Desabre non ha tremato: 3-1 e qualificazione come miglior terza.
I Tre Leoni contro i Leopardi: il passato incontra il futuro
La Repubblica Democratica del Congo arriva alla sfida contro l’Inghilterra con una certezza: il suo Mondiale è già entrato nella storia. I Leopardi hanno raggiunto per la prima volta la fase a eliminazione diretta, un traguardo mai centrato né nel 1974 con il nome di Zaire né nelle successive partecipazioni. Dopo 52 anni di attesa, una nazionale africana torna finalmente a vivere una notte da protagonista. Davanti però c’è una delle sfide più difficili possibili e l’Inghilterra rappresenta una delle grandi potenze del calcio mondiale, una squadra con tradizione e la nota ambizione di arrivare fino in fondo al torneo. La pressione sarà tutta dalla parte inglese e il roster di Sebastien Desabre che può scendere in campo senza paura, forte di un cammino che ha già cambiato la percezione della nazionale.
