Uno scudetto in tasca, il double ancora possibile dopo il successo sul Como e la qualificazione per la finale di coppa Italia: quanto lontane per Chivu le polemiche che fino al mese scorso stavano deligittimando il suo lavoro all’Inter. Il momento di appannamento, che per molti aveva portato alla riapertura dei giochi per il campionato, è alle spalle da un pezzo. L’Inter ha ripreso la sua corsa, ha aumentato il divario sulle rivali e ora si gode anche l’ultima gioia dopo l’elettrizzante rimonta con la squadra di Fabregas. Per Chivu è il momento di togliersi qualche sassolino dalle scarpe e di sottolineare la bontà del lavoro svolto.
Il paragone con Mourinho
Quella frase “non sono un fesso”, che ai più ha ricordato il celebre “non sono un pirla” di Mourinho, quelle citazioni sul rumore dei nemici e qualche battuta al cianuro avevano fatto inevitabilmente scomodare paragoni con lo Special One ma il tecnico rumeno replica polemicamente “Mi accostate a Mourinho? A voi piacciono i titoli, a me non piacciono. Io sono Cristian, un allenatore che mette il cuore e la passione per la squadra che allena, per la mia responsabilità nei confronti dei miei ragazzi, che sono meravigliosi e grazie ai quali voi riuscite anche a fare dei titoli. A me interessa poco, io sto cercando solo di fare il mio lavoro al meglio possibile”.
Il siparietto su Sky
La soddisfazione per la vittoria però è troppo grande e in diretta su Sky Chivu si scioglie. Dallo studio Monica Bertini stuzzica: “Allora, Chivu, vedo che stasera è in grandissima forma e sta facendo battute su tutti, però non faccia battute su di me, mi raccomando eh… Ahahaha!” e Chivu replica: “No, non ti dico niente a te, Monica, se no vengo cazziato nello spogliatoio”. Poi prende la parola Ranocchia e anche stavolta l’allenatore nerazzurro piazza la battuta: “Ciao Johnny. Come perchè? Ti chiamavano Johnny Stecchino negli spogliatoi”.
Per Chivu è davvero pazza Inter
Mai come stavolta l’inno Pazza Inter è sembrato adeguato visto l’andamento della gara col Como. Chivu sta al gioco: “La pazzia la conosco perché ci sono stato dentro ed è per questo che la gente si innamora di questa squadra, per emozioni così forte e per imprese che in altri posti non si fanno, anche se a volte forse vorrebbero vivere serate più tranquille. Ci siamo messi in una situazione che ci permette di sognare grazie al lavoro, l’obiettivo non è uno, ma sono due trofei. Il Como era la migliore difesa d’Italia e noi siamo riusciti a fargli tanti gol. Solo la Pazza Inter può rimontare due volte il Como in 10 giorni”
