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Inter, la rivoluzione tattica di Cristian Chivu sbatte contro Federico Dimarco: l'uomo chiave che ostacola il cambiamento "europeo"

Tutte le big europee giocano a quattro dietro, una soluzione complicata in casa nerazzurra per la presenza del mancino. Ma il tecnico può trovare la soluzione

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Fabrizio Napoli

Fabrizio Napoli

Giornalista

Giornalista professionista, per Virgilio Sport segue anche il calcio ma è con la pallanuoto che esalta competenze e passioni. Cura la comunicazione di HaBaWaBa, il più grande festival di waterpolo per bambini al mondo

Nell’Inter che progetta una rivoluzione tattica in chiave “europea”, la presenza di Federico Dimarco potrebbe diventare un problema per Cristian Chivu, ancorando il tecnico alla difesa a tre. Ma le soluzioni possono arrivare con un mercato oculato e superando gli stereotipi su questo tipo di assetto: gli esempi arrivano da Pep Guardiola e… dal Napoli di Antonio Conte.

Chivu e la rivoluzione “europea” dell’Inter

La difesa a tre è stata indicata da diversi addetti ai lavori come una delle principali ragioni del flop nelle coppe europee delle squadre italiane, compreso quello dell’Inter in Champions League: per i detrattori sarebbe un modulo eccessivamente difensivo e porterebbe le squadre a giocare inevitabilmente più basse, lasciando spazio all’avversario sugli esterni, zona di campo in cui in ambito internazionale i top team possono schierare autentici fuoriclasse dell’uno contro uno. In quest’ottica, dunque, l’Inter della prossima stagione, che Cristian Chivu immagina più propositiva e “europea”, dovrebbe abbandonare questo assetto in favore di un linea a quattro. Una rivoluzione del genere, però, sarebbe possibile solo sacrificando il miglior giocatore della stagione nerazzurra: Federico Dimarco.

Dimarco: uomo chiave o ostacolo al cambiamento

Il 3-5-2 ha infatti permesso all’esterno mancino di esprimere tutto il suo potenziale e di disputare di fatto un’annata da MVP in serie A: senza i 6 gol e i 18 assist serviti da Dimarco difficilmente l’Inter sarebbe arrivata allo scudetto. La difesa a quattro obbligherebbe invece il mancino ad arretrare inevitabilmente il suo raggio d’azione e a lavorare maggiormente in fase difensiva, di certo non il suo punto di forza. Nel prossimo anno, dunque, la vera sfida per Chivu sarà riuscire a rendere l’Inter più europea, aggiungendo magari giocatori offensivi all’undici titolare, senza però ridurre l’impatto di Dimarco. Un’operazione difficile, ma non impossibile, che dovrà basarsi sul superamento degli stereotipi legati alla difesa a tre e ovviamente su un mercato oculato.

Difesa a tre: la lezione di Guardiola

In primo luogo, in un calcio sempre più liquido, in cui i moduli variano in base alla fase di gioco e alle caratteristiche dei calciatori, parlare di difesa a tre o a quattro è ormai superato. Molti dimenticano, ad esempio, che tre anni fa l’Inter fu sconfitta in finale di Champions League da un Manchester City che in Europa indossò per quasi tutta la stagione l’abito della difesa a tre: può Pep Guardiola essere accusato di difensivismo? Tutt’altsro: nel suo 3-4-2-1 quella squadra aveva schierava spesso due trequartisti sulle fasce (Graelish e Bernardo Silva in finale), con il jolly Stones – teoricamente un difensore – posizionato a centrocampo in fase d’attacco, ma poi impegnato a scivolare sulla linea di difesa con la palla agli avversari, fino a comporre un 4-5-1. Con questo sistema il City era in grado di aggredire alto l’avversario, recuperare palla e poi scatenare tutto il talento dei suoi fuoriclasse. Esattamente ciò che Chivu ha in mente per l’Inter del futuro.

Gli esempi in Italia: Atalanta e Napoli

Anche il calcio italiano, negli ultimi anni, ha presentato esempi di squadre ricche di giocatori offensivi “nonostante” una difesa a tre. L’elenco va dalle varie edizioni dell’Atalanta di Gian Piero Gasperini al più efficace dei Napoli inventati quest’anno da Antonio Conte: da metà novembre a inizio gennaio, ovvero prima dell’infortunio di David Neres, gli azzurri hanno schierato un 3-4-2-1 con due specialisti del dribbling (il brasiliano e Lang) alle spalle di Hojlund, conservando l’assaltatore McTominay a centrocampo. Un sistema con cui Conte ha proposto il miglior gioco della stagione dei partenopei, vincendo 5 partite su 6 in campionato, segnando 10 gol (contro i 3 subiti), e alzando la Supercoppa Italiana.

Un mercato da non fallire

Questi esempi raccontano come, al di là dei numeri, siano i giocatori a fare la differenza: e qui entra in gioco il calciomercato. L’Inter che ha in mente Chivu, ovvero con almeno un esterno che salti l’uomo ma Dimarco “protetto” dalla difesa a tre, dovrà inevitabilmente passare al 3-4-2-1: con questo modulo il tecnico rumeno potrà aggiungere alle spalle di Lautaro Martinez uno o due esterni offensivi abili nel creare superiorità numerica – uno arriverà di sicuro dal mercato, Thuram potrebbe agire nell’altro slot – ma avrà bisogno anche di un centrocampista fisico e dal grande dinamismo, in grado di proteggere la difesa e assicurare equilibrio in mezzo. Indovinare gli acquisti è importante per qualunque squadra, ma sarà assolutamente fondamentale per un’Inter determinata a cambiare pelle proteggendo il suo MVP. Altrimenti Chivu si ritroverà davanti a un bivio: rinunciare alla sua rivoluzione “europea” o sacrificare Dimarco.

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