Quando c’era lui era tutto diverso: Massimo Moratti non era solo il presidente ma davvero il primo tifoso dell’Inter, quando c’era la partita domenicale mangiava velocemente col figlio per fiondarsi subito allo stadio tra i borbottii della moglie e per l’Inter viveva dal lunedì mattina (leggendari gli appostamenti dei cronisti sotto la Saras) alla domenica sera. Poi venne lo straniero. Dal folcloristico Thohir all’enigmatico Zhang che per debiti ha dovuto lasciare tutta la proprietà nelle mani del fondo Oaktree tra dubbi, sospetti e veleni. Ma da quando c’è Marotta tutto questo non c’è più, come cantava Battisti.
- L’ombra di Marotta su tutta l’Inter
- Da Varese alla Juve, una carriera eccezionale
- Chivu l’ultima scommessa vinta
L’ombra di Marotta su tutta l’Inter
Prima che il dirigente varesino diventasse non solo il dg, il CEO e la faccia italiana dell’Internazionale era tutto un chiacchiericcio sulle difficoltà nell’avere una proprietà straniera, assente alla Pinetina (come Elliott prima e RedBird poi al Milan o i Friedkin a Roma), sulla scarsa chiarezza della situazione finanziaria e i relativi dubbi sulla tenuta del club, a prescindere dai risultati.
Poi la scena se l’è presa definitivamente Marotta. Chi si ricorda più che ci sono stati indonesiani e cinesi, chi cita più Oaktree? Nel bene come nel male è l’Inter di Marotta. E’ l’Inter della Marotta League per i tifosi rivali, è l’Inter dei sogni per i tifosi. L’ombra di Beppe copre tutto, ingloba scelte giuste o no, meriti personali e collettivi, protegge, rassicura, promette, si espone. Se c’è una polemica risponde lui. Per le rime, con ironia, con fastidio, con sarcasmo. Ma risponde sempre. E tanti dubbi e tanti veleni vanno in soffitta (o come la polvere sotto il letto).
Da Varese alla Juve, una carriera eccezionale
A Varese, quando aveva i capelli lunghi, scuri e mossi e pesava la metà, Monza, Ravenna e Venezia Marotta si è fatto le ossa, ha studiato, è cresciuto fino al primo grande salto. All’Atalanta e soprattutto alla Sampdoria. E’ a Genova che Giuseppe Marotta è diventato Beppe. Ed è alla Juve che è diventato, nel bene e nel male, un Moggi 2.0. Amatissimo dai suoi tifosi, nemico per sempre per gli altri.
Competente come pochi, Marotta all’Inter ha saputo fondere il carisma del vicepresidente Zanetti con le capacità del ds Ausilio e via via per tutto l’alveare dello scacchiere societario. Su tutti c’è lui, è lui che risponde al CdA e risponde con i fatti e i risultati.
Chivu l’ultima scommessa vinta
L’ultima scommessa vinta da Marotta si chiama Chivu. Lo stagista che vantava pochi mesi di panchine in serie A col Parma promosso come erede del ciclo vincente a metà di Inzaghi. Lo scudetto è il coronamento di una programmazione e insieme il punto di partenza di un futuro sempre cangiante. Anche i veleni dell’inchiesta arbitrale sembrano annegati nel nulla. Potrà essere antipatico, potrà sembrare borioso ma Marotta è bravo. E l’Inter è sua. OakChi?
