In quel riflesso di un recente passato che il contatto tra Giovanni Leoni e l’Inter suggeriva, si annida l’origine dello sciagurato epilogo – salvo inversioni di tendenza – che l’affare Palestra ha assunto nel breve volgere di 24 ore. Prima l’accordo con il sì del difensore, poi il sorpasso del Chelsea (forse meta più prestigiosa oppure capace di promesse più allettanti?) e l’intesa pressoché definitiva con l’Atalanta, che chiuderà per una manciata di milioni in più. Ma che ne rimane del progetto? Che ne rimane dello sconcerto ella società e della promessa che Beppe Marotta e Piero Ausilio si sarebbero fatti di individuare e proteggere solo quelli che dimostreranno attaccamento alla maglia? Non è solo questione di bonus, su cui si era avvitata la trattativa e neanche, o esclusivamente, di ingaggi potenti.
Palestra l’ultimo atto, progetto Inter saltato
Assistere allo scippo sistematico di giocatori con i quali l’intesa era raggiunta pare sia ormai presente nei precedenti della società nerazzurra del mercato con una frequenza elevata. Ciò non è altro che una fotografia, neanche troppo fissa, dello stato delle cose. Il mercato non è solo condotto e condizionato dai procuratori, una variabile ma pur sempre una sola linea nella quantità di componenti e di attori che intervengono, o anche dalle richieste dei loro assistiti. Prima di Palestra, c’era stato quel contatto con Leoni che aveva preferito il Liverpool all’Inter un anno fa, dopo aver stupito per la sua maturità calcistica e il ritorno ad aprile di una sorta di riavvicinamento che non ha ancora trovato sfogo e che potrebbe suggerire una riflessione, da parte del giocatore.
Ademola Lookman aveva costruito attorno al trasferimento all’Inter un piccolo tormentone che, quando venne annunciato il passaggio all’Atletico Madrid, aveva sconcertato e stupito. Su Palestra è stato tutto veloce, ma pure stupefacente se consideriamo la differenza degli ingaggi proposti dall’Inter (2,5 milioni di euro) e dal Chelsea (5 milioni di euro) al terzino, centrando l’offerta giusta per la Dea che si è vista recapitare l’offerta gonfia e tonda contro la discussione – legittima – sul bonus della società di viale della Liberazione.
Un copione ripetitivo, secondo alcuni che dimostrerebbe ancora il potere economico-finanziario della Premier e dei top club che si muovono su altri livelli. Non è esattamente così, perché il Chelsea non ha le possibilità di altri club di Premier, ad esempio, però ciò non ha impedito al terzino di scegliere e preferire l’offerta alla Serie A compiendo un salto ambizioso.
Leoni, Palestra e gli altri affari saltati
Altri esempi di no eclatanti sono arrivati, nella recente storia della società, dal no di João Cancelo, che aveva preferito il ritorno a Barcellona ma pure Bremer per citare un classico Juve-Inter che, però, non ha avuto in Dusan Vlahovic il proprio riscatto. Di recente viene alla mente lo scippo di Bremer, arrivato a Torino sempre perché i rivali in quel momento avevano toccato le corde giuste. Anche il no di Cesc Fabregas non depone a favore. In passato altri esempi se ne potrebbero infilare: lo scambio Vučinić-Guarín, frenato sul più bello dall’agitazione del popolo nerazzurro restio a cedere alla nemica storica quello che all’epoca era ritenuto un idolo della piazza. Lo stesso che avrebbe accolto volentieri Lookman, oppure Zaniolo ceduto in un’operazione molto dubbia. Fosse rimasto a Milano, chissà come sarebbe andata… Con Nico Paz si rischia un altro no. Anticipiamo la domanda: no, non ci sia abitua neanche a questo.
