A 32 anni la boutique di Hakan Calhanoglu è diventata la vetrina di un atelier creativo. Il secondo scudetto vinto con l’Inter l’ha consacrato a maestro sartoriale: ha preso ago e filo, il turco, e ricamato il tricolore numero 21 dei nerazzurri con cuciture oro su sfondo nero.
È stato l’anno dell’investitura: l’idolo neroblu che è entrato nel cuore dei tifosi in modo tanto repentino quanto incondizionato si è ritagliato un 25/26 di alto spessore. Dopo la vittoria contro il Parma ha avuto il tempo di dire tutto in due frasi, poi s’è buttato a pesce anche lui nella marea in festa.
- Hakan Calhanoglu, il regista dello scudetto dell’Inter
- Fine carriera Inter o ultima chiamata per tornare in patria
- Numeri e prestazioni decisive nella stagione 2025-2026
- Dalla possibile partenza alla centralità nel progetto nerazzurro
- Il futuro tra Inter e Turchia. La terza opzione non esiste
- Il centrocampo dell’Inter: Mkhitaryan verso l’addio, Frattesi può partire
- Zielinski e Sucic certezze. Barella è ancora incedibile?
- Da Manu Koné a Ismael Koné passando per Aleksander Stankovic
- Ago e filo, Calhanoglu cuce il destino
Hakan Calhanoglu, il regista dello scudetto dell’Inter
“Siamo diventati più gruppo, più famiglia. Siamo stati più vicini grazie anche a mister Chivu: mi ha conquistato subito, lo ringrazio sempre. Ho provato a dare tutto quello che ho: con meno infortuni avrei fatto una delle stagioni migliori”.
Si era presentato ai nerazzurri a parametro zero nel 2021 col modo più facile per fare breccia nell’interismo: il passaggio dal Milan all’Inter è stato un trofeo più simbolico di qualunque prospettiva futura. Ha fatto presto a scaldare l’ambiente: con gli anni è diventato uno di loro, li ha conquistati coi fatti e la parentesi rossonera, probabilmente, non la ricorda quasi nessuno, come succede con le cose di minor conto. Si dimenticano.
Fine carriera Inter o ultima chiamata per tornare in patria
Adesso si prenderà del tempo: quanto basta per metter a fuoco e prendere la decisione più importante. Gli resta l’ultimo contratto di peso calcistico prima di fare, eventualmente, quello che hanno fatto in tanti. Mettersi su un aereo destinazione Arabia, America, Oriente e strappare assegni mai visti prima.
Fine carriera Inter o ultima chiamata per tornare in patria. Italia o Turchia. Il Galatasaray è rimasto alla finestra tutto questo tempo: ne ha mancato l’acquisto un anno fa nonostante la tentazione fortissima di Calhanoglu ma è sempre rimasto nei radar del centrocampista.
Lo scudetto può significare tutto o niente: per Simone Inzaghi, un anno fa, la stagione senza vittorie è stata una leva fortissima per fare le valigie e chiudere un ciclo. Calhanoglu arriva da una vittoria che ha il profumo di riscatto: restare o chiuderla così?
Numeri e prestazioni decisive nella stagione 2025-2026
Ha giocato meno di quanto avrebbe voluto, Hakan Calhanoglu, ma è stato un minutaggio di qualità: 30 presenze complessive e 12 gol (cinque delle quali dagli undici metri), 22 in serie A con 9 reti e 4 assist. Il 57% delle gare giocate da titolare, nelle gambe un minutaggio del 52% rispetto al tempo complessivo di gioco.
Calhanoglu protagonista assoluto: alla terza giornata di Serie A la doppietta contro la Juventus a Torino, in Champions League decisivo sin dall’esordio, con due assist su calcio d’angolo per i gol di Marcus Thuram nel 2-0 contro l’Ajax ad Amsterdam.
Il 21 ottobre 2025 c’è anche il suo timbro (un rigore) nel 4-0 esterno contro l’Union Saint-Gilloise, dal dischetto in gol anche contro il Napoli, qualche giorno dopo. Il 29 ottobre altra doppietta nel 3-0 alla Fiorentina.
A segno nel 4-0 contro il Como, rete su rigore nel 2-2 contro il Napoli e, dopo un periodo di stop per infortunio, ritorno al gol il 5 aprile nel 5-2 contro alla Roma.
Decisivo anche in Coppa Italia, il 21 aprile doppietta e assist nella semifinale di ritorno vinta 3-2 contro il Como, contribuendo alla qualificazione in finale. Sono i due gol che gli hanno permesso di raggiungere quota 50 reti con la maglia dell’Inter.
Dalla possibile partenza alla centralità nel progetto nerazzurro
Sembra una vita fa, invece era solo una manciata di mesi indietro. La pesante sconfitta nella finale di Champions League contro il Paris Saint-Germain e le tensioni interne con Lautaro Martinez, soprattutto queste ultime, con la presa di posizione durissima del capitano e il dito puntato verso chi non aveva a cuore il bene dell’Inter. Il dito puntato anche verso Calha che sembrava già sull’uscio per fare ciao con la mano.
Già, la Turchia. Non è soltanto il richiamo di casa: istintivo, naturale, fisiologico. C’è il carico da novanta del legame mai reciso, delle posizioni nette anche sui fatti politici e di un nazionalismo che il turco non ha mai nascosto. La maglia della nazionale gli sta benissimo, cucita addosso come quella dell’Inter. Capitano della nazionale guidata da Vincenzo Montella, protagonista nel ritorno della Turchia al Mondiale dopo 22 anni.
Anche in questo caso, davanti al bivio la scelta è stata drastica: nato a Mannheim, in Germania, da genitori turchi emigrati per lavoro, Calhanoglu, nonostante un primo contatto con la federazione tedesca e un pre ritiro saltato per problemi di rendimento scolastico, disse subito sì alla chiamata successiva della Turchia. Dopo la trafila delle giovanili, il debutto in nazionale maggiore del 6 settembre 2013 contro Andorra nel grande giorno del ritorno di Fatih Terim alla guida della nazionale.
E c’è anche l’impegno, quello civile: c’è la Foresta di Calhanoglu a Kusadası, sulla costa occidentale che si affaccia sul Mar Egeo, un progetto di riforestazione nato dopo gli incendi del 2024.
La batosta contro il Psg, lo scontro con Lautaro Martinez e un clima di nervi tesissimi: la Turchia, un anno fa, sembrava scelta obbligata.
Invece l’arrivo di Cristian Chivu ha stravolto lo scenario: il più grande merito che va riconosciuto al romeno è quello di essere riuscito a ricompattato lo spogliatoio e scongiurare la necessità di resettare, fare tabula rasa e ricostruire dopo aver buttato giù tutto.
Chivu ha anche rilanciato la centralità di Calhanoglu nel sistema di gioco nerazzurro. Regista moderno efficace come pochi nelle due fasi di costruzione e contenimento. Se c’è o manca, fa tutta la differenza del mondo. Architrave del sistema di gioco, è diventato anche leader: in campo per valore assoluto, nello spogliatoio per carisma.
Il futuro tra Inter e Turchia. La terza opzione non esiste
Equilibrio, ordine tattico e qualità nelle geometrie. Sta per sfondare il muro delle 600 presenza da calciatore (siamo a 592), 138 reti. Due scudetti e due Coppa Italia. Non ha mai vinto la Champions League: ecco. Il richiamo della Champions League: l’istinto primordiale che potrebbe anche sovrastare la voglia di casa.
Il mercato dell’Inter passa inevitabilmente da qui: cosa deciderà Hakan Calhanoglu. Ha un contratto in scadenza nel 2027 e l’unica opzione al momento non percorribile pare proprio quella di andare a scadenza naturale. O rinnova o parte.
Il centrocampo dell’Inter: Mkhitaryan verso l’addio, Frattesi può partire
Ed è solo dopo aver smarcato questo punto che la dirigenza nerazzurra potrà mettersi al lavoro per ridisegnare uno dei settori chiave della squadra. Il centrocampo
Il futuro di Henrikh Mkhitaryan appare sempre più lontano da Milano: il centrocampista armeno è in scadenza a giugno e la permanenza sembra improbabile. Si è tolto la soddisfazione di segnare nella sera dello scudetto.
Situazione diversa ma comunque in evoluzione per Davide Frattesi. L’ex Sassuolo è alla ricerca di maggiore spazio e potrebbe valutare un trasferimento. Su di lui ci sono interessamenti dalla Premier League e dalla Turchia, ma anche Roma e Napoli seguono con attenzione la situazione.
Zielinski e Sucic certezze. Barella è ancora incedibile?
L’Inter punta su Piotr Zieliński e Petar Sucic, destinati a ricoprire un ruolo sempre più centrale nel progetto tecnico.
Per quanto riguarda Assane Diao Diouf (Diouf), il club crede nelle sue qualità: una possibile partenza potrebbe concretizzarsi solo con la formula del prestito, qualora il giocatore chiedesse maggiore continuità.
Tra i nomi più pesanti c’è quello di Nicolò Barella. Sembra impossibile pensare a un’Inter senza Barella ma davanti a un’offerta importante – è uno dei nomi che potrebbe anche indurre i club col portafogli pieno a spendere tanto – l’Inter potrebbe vacillare.
Si tratterebbe di una scelta difficile, sia per il valore tecnico del giocatore sia per il suo legame con l’ambiente nerazzurro. Una decisione che sarà valutata con attenzione nelle prossime settimane.
Da Manu Koné a Ismael Koné passando per Aleksander Stankovic
Per rinforzare il reparto, il grande sogno dell’Inter è Manu Koné, attualmente alla Roma.
Attenzione però anche a Ismael Koné, centrocampista seguito con interesse anche da Milan e Napoli. Profilo giovane e dinamico, rappresenta un’alternativa concreta per il futuro.
Tra le novità più interessanti potrebbe esserci il rientro di Aleksandar Stankovic, figlio d’arte e talento classe 2005. Dopo un’ottima stagione con il Club Brugge, l’Inter può esercitare il diritto di recompra e riportarlo a Milano.
Il suo profilo rappresenta una scommessa intrigante: giovane, con margini di crescita e già capace di mettersi in mostra a buoni livelli, potrebbe diventare una risorsa importante per il centrocampo del futuro.
Al termine di Inter-Parma i nerazzurri hanno la certezza di aver vinto lo scudetto: l’abbraccio tra Hakan Calhanoglu e Cristian Chivu
Ago e filo, Calhanoglu cuce il destino
Ago e filo, Hakan Calhanoglu maestro sartoriale ha cucito lo scudetto e lo ha postato su Instagram. Nell’atelier del centrocampista, laboratorio creativo in cui si costruisce il presente e si progetta il futuro, ago e filo restano centrali. Ora gli tocca cucire una prospettiva.
“Voglio lasciare qualcosa di importante”.
C’è riuscito. Non solo i trofei ma anche un’impronta. Essere parte di un ciclo vincente è l’upgrade delle singole vittorie, lo step che ti consacra. Scadenza 2027, rinnovo o addio. Italia o Turchia. Inter o, unica opzione alternativa, Galatasaray.
La terza via non ha motivo di esistere, non adesso e non ancora. L’ultimo ricamo di Calha è una griffe dannata. Un mezzo cuore a cui ne manca metà.
