Nell’era social e della lotta alla disparità di genere, l’evoluzione nel motorsport della figura femminile si affida alle nuove generazioni dotate del senso critico, della consapevolezza necessaria a colmare quel gap che il contributo di ciascuna sportiva sta colmando. Perché ciò si normalizzi e si esaurisca questo processo culturale, prima ancora che sociale, ognuno può fare la sua parte. Anche ai box, tra gli addetti ai lavori e nella categoria piloti. Come lo è anche Ginevra Panzeri, pilota emergente (“compirò a breve 17 anni, non li ho ancora”) ma già un personaggio pubblico, voce e immagine durante il Giffoni Film Festival durante la presentazione di Grand Prix, una pellicola dai contenuti similari alla sua storia sportiva. Una delle promesse al femminile della Generazione Z che può, vuole mutare il senso delle cose. Per la passione che nutre per la velocità, per il suo talento – notevole secondo gli addetti ai lavori – e una determinazione già matura. Marco Antonelli, padre del pilota rilevazione di Formula 1 Kimi e team principal di AKM Motorsport, ha reclutato Ginevra per le sue qualità. “Tutti noi crediamo nelle potenzialità di Ginevra: nell’ultima gara della serie invernale spagnola ci ha stupito per velocità e consistenza, nonostante la pochissima esperienza. È una giovane che ha sicuramente talento, oltre a passione, motivazione e voglia di mettersi in gioco”. In un’intervista, rilasciata in esclusiva, Ginevra Panzeri spiega a Virgilio Sport come ha impostato la sua stagione più importante dell’E4 Championship, quali sono i suoi obiettivi e l’incontro con Kimi Antonelli, pilota rappresentativo della sua generazione e del Mondiale in corso.
Come sei approdata ai motori, pur non avendo un percorso sovrapponibile a quello dei piloti tuoi coetanei che hanno iniziato a gareggiare con i kart a 5-6 anni? Chi ti ha supportato?
Ho sempre nutrito un’autentica passione per i motori, è il mio. Ho iniziato a guidare i kart per divertimento quando avevo appena 5 anni. A 9 anni ho proseguito nel parcheggio di Leolandia, dove ho potuto coltivare ancora di più la mia passione. Un anno fa ho iniziato seriamente a dedicarmi al motorsport e ho incominciato a livello professionale con i kart 125. La Formula4 è il risultato di un incontro a un evento, dopo aver guidato una Porsche un pilota mi ha incoraggiata, dicendomi che ero portata. Alla fine, ho provato. Tutto è cominciato con un test con la Porsche, poi il cammino si è snodato attraverso altre esperienze, fino a quando il richiamo della monoposto è diventato irresistibile. Mia madre, la mia famiglia e il mio team, AKM Motorsport, mi stanno sostenendo, ogni giorno.
Qual è la tua giornata tipo sul piano della preparazione e chi sono i componenti del team che ti seguono?
Di solito mi sveglio la mattina presto, faccio colazione, simulatore almeno due ore, il pranzo e a due ore dal pasto inizio la sessione in palestra per il potenziamento fisico per due ore, se non di più.
Che programma devi seguire come pilota in vista della gara e che regime alimentare segui abitualmente?
Il preparatore atletico che mi segue mi ha fatto una scheda specifica, in particolare ha indicato esercizi per il collo che deve essere rafforzato sempre, costantemente (fondamentale per i piloti, ndr), poi il nutrizionista che mi ha preparato una dieta specifica incentrata sul mangiare sano.
Mia madre è la mia mental coach, nel senso che mi supporta e aiuta a gestire bene le emozioni e l’adrenalina. In pista sono molto tranquilla, magari quando sono in griglia, o al semaforo e sono pronta alla partenza ho un po’ di “ansietta”, ma quella buona. Si tratta di quella voglia di vincere e di dare tutto quando sono in gara.
Le parole che ha speso nei tuoi confronti Marco Antonelli, della AKM Motorsport e padre di Kimi, mettono in luce il tuo potenziale e pesano a livello pubblico sul piano della lotta alla discriminazione di genere: su quali obiettivi ti stai concentrando e come credi tu stia contribuendo, nonostante la tua giovane età?
In generale, la maggior parte delle persone non ti fanno percepire alcuna differenza, poche ti fanno notare che c’è una “diversità”. Lì arriva il punto più critico e in quella circostanza tutte noi dobbiamo farci forza, costruire uno scudo e portare in alto il ruolo femminile, creando unione e solidarietà attiva tra noi.
Le figure femminili sono sempre più presenti, come Vicky Piria in qualità di pilota e commentatrice, che occupano ruoli sempre più rilevanti e importanti nelle Academy e come collaudatrici. C’è ancora un gap culturale da affrontare?
Si può fare di più, sicuramente. Ma siamo già a un punto in cui potremmo sperare di vedere presto una nuova Lella Lombardi. Le ragazze in pista hanno voglia di dimostrare, di fare e di arrivare sempre più in alto. Il mio modello, sul versante maschile, è Ayrton Senna mentre tra le pilota donna il mio riferimento rimane Lella Lombardi. Umanamente per me chiunque provato a mostrare il meglio di sé è un modello, è motivo di ammirazione da parte mia.
Che relazione hai con Kimi Antonelli, che può già considerarsi già una sorta di riferimento per la tua generazione?
Ho incontrato Kimi Antonelli una volta, con suo padre Marco che guida il team del quale faccio parte anche io AKM Motorsport. In occasione di un mio test a Cremona, sui kart, era presente anche Kimi. Parlando con lui mi è sembrato un ragazzo preparato, molto semplice, con la testa sulle spalle.
Quanto contano il Mugello e Monza nella tua stagione?
Sono i miei obiettivi, sui quali ho deciso di puntare. Saranno gare molto difficili, toste, di alto livello. Mi sto preparando a livello fisico, mentale e psicologico perché bisogna educare la mente allo stress e a controllare contemporaneamente molte cose. Si deve studiare la pista, tutte le componenti della gara, la tenuta della macchina e la condizione fisica. Il Mugello e Monza sono importantissime, perché mi danno la possibilità di imparare ancora tante cose: è da poco che guido e dovrò ottenere risultati nella mia quarta e quinta gara. Nelle competizioni si impara tutto: si impara a star con gli altri, si impara a fare i sorpassi non troppo azzardati, si impara a mantenere un buon ritmo, si impara a vivere la gara, a controllare l’ansia e a gestire il rapporto con gli avversari.
Ginevra Panzeri hai misurato quanto sia potente la comunicazione e l’attenzione crescente verso il motosport al femminile anche al Giffoni, la risposta di quel pubblico ti ha incoraggiata? Quale è stata la tua percezione sul dibattito pubblico?
Quando sono stata a Giffoni (per la presentazione del film, ndr) ho capito molto. Quando sono scesa in piazza con il kart, le ragazze e i ragazzi mi hanno chiesto selfie e autografi e sono riuscita a gestire il tutto. Ed è stata una novità, per me. I miei obiettivi? Il mio sogno nel cassetto è la Formula 1, anche se la mia ambizione è di laurearmi anche in ambito educativo nella prospettiva di aprire un asilo nido tutto mio. E all’evento Giffoni mi sono soprattutto divertita proprio perché amo stare con i bambini e in quella circostanza ho avuto la possibilità di incontrane, battere loro il 5 e giocare e confrontarmi con loro. Il mio domani è continuare a gareggiare e studiare per portare avanti il mio progetto
