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Italia, la Bosnia è davvero più scarsa del Galles? La Caporetto di Sacchi, i fattori Dzeko e stadio e le talpe

L'esultanza di Dimarco per la vittoria ai rigore della Bosnia ai danni del Galles è diventata virale: l'esterno dell'Inter ha ragione? Il confronto e cosa c'è da temere

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Domenico Esposito

Domenico Esposito

Giornalista

Da vent’anni in campo e sul campo per vivere ogni evento in tutte le sue sfaccettature. Passione smisurata per il calcio e per la sfera di cuoio. Il pallone è una cosa serissima, guai a dirgli di no

Sui social sono diventate virali le immagini Rai che hanno catturato l’esultanza di Dimarco e altri calciatori dell’Italia al momento della qualificazione alla finale playoff della Bosnia ed Erzegovina. Ma la nazionale di Dzeko è davvero più scarsa del Galles? Se il bilancio degli scontri diretti pende tutto a favore degli azzurri, c’è un precedente passato alla storia per diverse ragioni. Su tutte, quelle legate alla fine della controversa era da ct di Arrigo Sacchi.

Italia, c’è la Bosnia in finale: è più scarsa del Galles?

A dare uno sguardo al ranking, la reazione di Dimarco non sarebbe poi così immotivata: il Galles occupa la 35esima posizione, la Bosnia ed Erzegovina soltanto la 71esima. Ma bisogna considerare altri fattori, come ad esempio il rendimento recente. La selezione di cui è leader l’ex centravanti di Roma, Inter e Fiorentina Edin Dzeko ha decisamente cambiato passo a partire dal 2025.

Si è infatti una lasciata alle spalle una serie negativa di 12 partite (10 sconfitte e due pareggi), dopo le quali ha vinto 7 volte – successo ai rigori col Galles compreso -, ha pareggiato in due circostanze ed è stata mandata al tappeto solo dall’Austria nelle qualificazioni mondiali e dalla Slovenia in amichevole. Al contrario, ai Dragoni di Bellami non era bastato rifilare 7 gol alla malcapitata Macedonia del Nord per cancellare gli ultimi preoccupanti passi falsi: quattro le sconfitte, di cui due col Belgio, una con l’Inghilterra e una col Canada, nelle ultime sette gare pre-Bosnia.

Il fattore Dzeko e le talpe

A differenza del Galles, nella Bosnia figurano diversi elementi che militano o hanno militato in Serie A e, che dunque, conoscono molto bene la realtà del calcio italiano. Su tutti, il leader e capitano Dzeko, che a gennaio ha lasciato la Fiorentina per approdare tra le fila dello Schalke 04, nella Serie B tedesca. La scelta si è rivelata vincente, perché il 40enne ha segnato 6 gol in 8 presenze ritrovando anche quella condizione fisica smarrita nel Belpaese in vista dei playoff con in palio un posto ai Mondiali 2026.

Ecco, al Galles manca proprio un trascinatore come Dzeko, un condottiero. Il ct Sergej Barbarez farà sicuramente tesoro dei preziosi suggerimenti dell’attaccante, ma anche di quelli di Kolasinac, esperto difensore dell’Atalanta, Muharemovic, giovane e talentuoso centrale del Sassuolo finito nel mirino dell’Inter, e Tahirovic, ex centrocampista della Roma ritrovatosi suo malgrado al centro di un caso internazionale. Gli ‘italiani’ sono pronti a spifferare i segreti di cui sono a conoscenza con l’obiettivo di coronare il sogno Mondiale.

Zenica come Bergamo: stadio piccolo, tifo infernale

Gattuso ha motivato la sua scelta di disputare a Bergamo la semifinale playoff con l’Irlanda del Nord, perché voleva uno stadio-catino. E così è stato. Impianto più piccolo rispetto a San Siro, ma anche applausi e sostegno garantiti dal primo all’ultimo minuto. Gli azzurri ritroveranno più o meno lo stesso ambiente allo stadion Bilino Polje di Zenica, che con i suoi 15.600 spettatori è decisamente inferiore per capienza rispetto alla casa del Galles a Cardiff.

Ma i tifosi saranno scatenati. Perché la Bosnia è chiamata a un appuntamento con la storia, avendo partecipato alla fase finale di un Mondiale solamente nel 2014. E perché c’è una voglia matta di rivalsa per l’esultanza di Dimarco &co che è stata interpretata come una profonda mancanza di rispetto.

La Caporetto di Sacchi e il gol di (Enrico) Chiesa

E veniamo ai precedenti: quattro vittorie dell’Italia, un pareggio e una sconfitta. L’unico ko della Nazionale risale al 1996, prima sfida tra le due squadre. Si giocò il 6 novembre allo stadio Kosevo di Sarajevo, un’amichevole che cambiò il destino di entrambe le selezioni. Perché la Bosnia ottenne il suo primo storico successo dopo l’affiliazione alla Fifa, mentre quella fu l’ultima partita di Arrigo Sacchi al timone dell’Italia.

Finì 2-1 per i padroni di casa, con il gol del momentaneo pareggio di Enrico Chiesa, papà di Federico, l’attaccante del Liverpool che ha preferito lasciare il ritiro dell’Italia e far ritorno in Inghilterra anziché restare al fianco della squadra come invece hanno fatto altri calciatori fermi ai box.

Un mese dopo la sconfitta di Sarajevo calò il sipario sull’esperienza da ct dell’ex allenatore del Milan: dal Mondiale perso ai rigori col Brasile a Usa ’94 al flop di Euro ’96 e a una serie di prestazioni scialbe che non convinsero mai gli italiani. Il timore di fallire la qualificazione ai Mondiali in Francia del 1998 convinse la Federazione a puntare su Cesare Maldini.

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