Niente da fare per Federico Chiesa, costretto ad alzare bandiera bianca a pochi passi dalla sfida tra Italia e Irlanda del Nord, semifinale playoff valida per le qualificazioni ai prossimi Mondiali di calcio. L’attaccante del Liverpool ha già salutato il centro sportivo di Coverciano e farà ritorno in Inghilterra in queste ore, lasciando spazio a Nicolò Cambiaghi, esterno offensivo del Bologna apparso in grande spolvero nelle ultime settimane. Tegola per il ct Gattuso, già alle prese con le precarie condizioni fisiche di Scamacca e Mancini.
- Chiesa torna a casa, al suo posto Cambiaghi
- Chiesa, calvario senza fine
- I no di Chiesa a Gattuso prima della convocazione
Chiesa torna a casa, al suo posto Cambiaghi
Federico Chiesa non parteciperà ai playoff che dovranno necessariamente portare l’Italia al prossimo Mondiale. È questa la notizia che ha aperto la settimana azzurra a Coverciano, a tre giorni dall’attesissimo match con l’Irlanda del Nord, in programma giovedì a Bergamo alle ore 20:45. Oggi alle 14 la conferenza stampa del ct Gattuso, poi alle 17 il primo allenamento aperto ai media.
Chiesa ko, Cambiaghi al suo posto. Il giocatore del Liverpool, nonostante la chiamata del commissario tecnico, è stato costretto a dare forfait, dopo attente valutazioni dello staff tecnico e medico della Nazionale: “Il calciatore Federico Chiesa, – si legge nella nota ufficiale della Federcalcio – verificate le sue condizioni fisiche una volta giunto presso il Centro Tecnico Federale, è stato ritenuto non disponibile per le prossime due partite e, in accordo con il club, ha lasciato il ritiro della Nazionale. Al suo posto è stato chiamato il calciatore del Bologna Nicolò Cambiaghi“.
E ora, anche sui social, la domanda più frequente è la seguente: perché Cambiaghi? La risposta sembra risiedere in un aspetto più tattico che tecnico. L’esterno offensivo del Bologna è stato preferito a Zaniolo (Udinese) e al suo compagno di squadra Bernardeschi per alcune caratteristiche ben precise.
Per gamba, estro e spunto nello stretto, l’ex Empoli rappresenta il classico “super-sub”, quell’elemento in grado di rompere gli schemi negli ultimi 15-20 minuti di partita, contro blocchi difensivi molto bassi e avversari segnati dalla stanchezza. In questo “fondamentale”, Cambiaghi è stato ritenuto più funzionale rispetto ai due profili sopracitati, considerando che nemmeno Chiesa sarebbe mai partito titolare nelle idee di Gattuso.
Chiesa, calvario senza fine
Gattuso ci aveva creduto. Lo aveva aspettato, coccolato, monitorato, fino a convocarlo per le due partite più importanti della sua gestione tecnica. Anche stavolta, però, i test effettuati a Coverciano hanno evidentemente restituito un Federico Chiesa non al top della condizione, dopo lo scarso minutaggio accumulato tra le fila del Liverpool e i problemi fisici avuti anche in avvio di 2026.
Del resto, dopo quel tragico infortunio al ginocchio sinistro del 2022, Chiesa non è stato più lo stesso. Una volta rientrato, i fastidi muscolari e il continuo gonfiarsi del ginocchio operato non hanno certo agevolato il percorso dell’ex Juventus, capace di accendersi a corrente alternata e senza particolare continuità. Quella che non è certo una sua responsabilità, è diventata purtroppo un dato di fatto.
A confermarlo è l’ennesimo forfait di oggi, lunedì 23 marzo, e i molteplici infortuni (anche di poco conto) che lo hanno spesso fermato ai box. All’inizio di quest’anno solare, peraltro, Arne Slot lo aveva perso nuovamente, proprio quando sembrava intenzionato a lanciarlo dal primo minuto, in occasione di Marsiglia-Liverpool: “Ci ha provato nel riscaldamento e non è riuscito a giocare. Ecco perché non era in panchina”. Parole che ormai risultano uno sfortunato déjà vu.
Successivamente, a ridosso della prima decade di marzo, anche un attacco febbrile segnalato dalla lunga cronaca infortuni di Transfermarkt. Appena tre giorni, che hanno però debilitato il ragazzo nei pressi di un appuntamento così importante. Per il resto, tre gol e un assist tra Premier League e Champions nel corso di questa stagione, a fronte di 28 presenze e poco più di 300 minuti giocati. Una miseria per un giocatore così, chiamato a rilanciarsi ma sempre alle spalle di un fuoriclasse come Momo Salah.
I no di Chiesa a Gattuso prima della convocazione
Tre no prima di dire sì. Sono quelli detti da Federico Chiesa al ct Gattuso tra settembre a novembre, per non correre rischi e non fare brutte figure in un momento così delicato per la Nazionale. Una risposta sincera, leale, da parte dell’attaccante del Liverpool, consapevole dello scarso minutaggio con i Reds e di vantare una condizione non all’altezza della situazione. E le aspettative e le pressioni sono sempre altissime quando si parla di un talento del suo calibro. Poi, l’infortunio di Zaccagni e una porta che si riapre, ancora una volta.
Il commissario tecnico azzurro lo ha sempre tenuto in considerazione. Duttilità, qualità e caratteristiche che era possibile associare a diversi sistemi di gioco, senza particolari problemi. Gli allenamenti in Nazionale sono pochi, così come il tempo a disposizione, ecco perché c’è sempre bisogno di gente sveglia e pronta ad adattarsi velocemente. Chiesa, in tal senso, corrispondeva all’identikit ideale, ma le attuali condizioni fisiche non hanno permesso di vincere una scommessa che volgeva lo sguardo al presente e, soprattutto, all’immediato futuro.
