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Italia, Del Piero esce allo scoperto sul futuro della Nazionale

Del Piero analizza la crisi dell’Italia dopo il terzo Mondiale mancato: settori giovanili, identità, stadi e progetto al centro della rinascita.

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Dario Santoro

Dario Santoro

Giornalista

Scrive, commenta, racconta lo sport in tutte le sfaccettature. Tocca l'apice quando ha modo di concentrarsi sulle interviste ai grandi protagonisti

Alessandro Del Piero scuote il calcio italiano dopo il fallimento Mondiale. La terza esclusione consecutiva dell’Italia dai Mondiali ha aperto una riflessione profonda sullo stato del calcio azzurro. Dopo il passo indietro del presidente FIGC Gabriele Gravina, tra le voci più autorevoli a intervenire c’è stata quella di Del Piero, che a Sky Calcio Unplugged ha offerto una lettura durissima della crisi del movimento. Ma, come da giorni chiedono i tifosi, Pinturicchio – che però sul tema non si è espresso – potrebbe essere tra i candidati alla presidenza federale.

Una crisi che riguarda tutto il sistema

Nel 2024, in un’intervista, Alessandro Del Piero non smentì le voci di una sua possibile candidatura alla presidenza federale: “Non dico no, ma nessuno mi ha candidato”. Chissà che, dopo le dimissioni di Gravina, il momento dell’ex capitano della Juve possa essere arrivato. Intanto, secondo Del Piero, limitarsi a cambiare i vertici federali non sarebbe comunque sufficiente per risolvere il problema. L’ex capitano della Juventus ritiene che le difficoltà siano diffuse in più aree del calcio maschile italiano: “Non bisogna toccare solo il presidente della federazione, ma anche altre situazioni”.

L’ex numero 10 ha sottolineato come il nodo sia circoscritto al calcio maschile, visto che femminile e altri sport italiani stanno vivendo una fase molto più brillante. Per questo, a suo avviso, è necessario analizzare con precisione cosa si sia inceppato nella struttura del movimento.

Talento presente, ma valorizzato altrove

Nel ragionamento di Del Piero emerge anche un confronto netto con altri sport italiani, oggi ai vertici internazionali. Tennis, Olimpiadi e discipline femminili dimostrano che il talento nel Paese non manca, ma che il calcio non è stato capace di creare un percorso di crescita altrettanto efficace. “Il talento c’è e si è focalizzato in altri sport dove hanno saputo ricostruire”.

Uno dei passaggi più forti del suo intervento riguarda il senso di rappresentanza e la perdita di identità che, secondo lui, ha colpito il calcio italiano. “Credo che ci siano aspetti per cui serve una squadra completa in tutti i settori, che ci sia comunicazione, unione di intenti e davvero la voglia di rappresentare qualcosa di più che solo salvarsi il c*lo”.

L’esempio virtuoso di Francia, Germania e Spagna

Del Piero ha poi insistito sulla necessità di ricostruire una cultura condivisa, che parta dai presidenti e arrivi fino al territorio, recuperando quel legame storico tra club, comunità locali e tifoserie.

Nel suo intervento, Del Piero ha indicato chiaramente la strada tracciata da altri grandi movimenti europei, capaci di rigenerarsi dopo momenti di crisi. “È un continuo mischiare le carte in tavola, ci vuole progettualità, devi rispettare dei passaggi”. I modelli di Germania, Francia e Spagna vengono citati come esempi di programmazione, stabilità e fiducia nelle persone giuste, anche nei momenti più difficili.

Settori giovanili, stadi e pochi italiani

Tra i nodi strutturali, Del Piero individua problemi evidenti nel vivaio, nelle infrastrutture e nello scarso spazio concesso ai calciatori italiani nei club: “I settori giovanili non vanno bene, gli stadi idem, ci sono pochi italiani in campo”.

Secondo l’ex attaccante, questi aspetti rappresentano le vere priorità da affrontare per rilanciare la competitività della Nazionale nel medio e lungo periodo. Molto significativo anche il passaggio dedicato al valore simbolico della Nazionale, vissuto in modo diverso rispetto al passato: “Quando andavo lì, ai miei tempi, andavo col coltello tra i denti e il caschetto in testa”.

Infine, Del Piero ha toccato anche il tema tattico, interrogandosi sulla struttura di gioco più adatta al calcio moderno: “Le squadre che vincono giocano con quattro in difesa, quindi una domanda bisogna farsela”. Il messaggio conclusivo dell’ex campione del mondo è netto: il calcio italiano deve abbandonare presunzione e autoreferenzialità per ripartire da basi più solide: “Oggi l’orgoglio va messo da parte e vanno messe in campo umiltà e studio”.

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