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Italia, Gravina boccia idee Spalletti e conferma Buffon. L’ironia sui rigori, ora vive da recluso

L’ex presidente FIGC ripercorre la notte di Zenica e le sue dimissioni. Tra autocritica, polemiche e visioni future, emerge il ritratto di un calcio italiano in crisi

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Alessio Raicaldo

Alessio Raicaldo

Sport Specialist

Un figlio che si chiama Diego e la tesi di laurea sugli stadi di proprietà in Italia. Il calcio quale filo conduttore irrinunciabile tra passione e professione. Per Virgilio Sport indaga, approfondisce e scandaglia l'universo mondo dello sport per antonomasia

Il dolore resta, la consapevolezza di aver fatto tutto il possibile anche. Gabriele Gravina rompe il silenzio dopo la disfatta di Zenica e le dimissioni e si racconta in una lunga intervista al Corriere della Sera. Tra autocritica e amarezza, emergono le crepe di un sistema in crisi. Dalle idee respinte di Luciano Spalletti alla fiducia rinnovata in Gianluigi Buffon. Un racconto che intreccia responsabilità personali e limiti strutturali del movimento.

Le ferite dopo Zenica e il peso delle critiche

Gravina non nasconde il dolore per l’eliminazione dal Mondiale, definita una vera caduta “all’inferno“. “Ho accettato le critiche in silenzio e addirittura gli insulti“, confessa, sottolineando però un limite invalicabile. “Ma non posso tollerare di essere definito indegno“, aggiunge con fermezza l’ormai ex presidente della FIGC. Il riferimento al clima attorno alla Nazionale evidenzia una tensione crescente tra sport e opinione pubblica. Secondo il dirigente, il calcio diventa spesso “cartina di tornasole” di una società dominata da giudizi estremi.

“Già prima dei playoff avevo pensato di farmi da parte. E non tanto perché non mi sentivo all’altezza, quanto per i vincoli, i legami e gli impedimenti che frenano la crescita e lo sviluppo del movimento. E tutto ciò, permettetemi di dirlo, è frustrante. Alla fine, ho deciso di rimanere e ho accettato questa via Crucis. Adesso vivo quasi da recluso tra casa e Federazione».

Dimissioni e vita da “recluso”

La scelta di lasciare la presidenza è arrivata come atto di responsabilità personale. “Mi assumo le mie responsabilità“, afferma, ricordando la promessa mancata di riportare l’Italia al Mondiale. Le dimissioni sono “un ultimo atto d’amore verso il calcio“, per evitare danni alla Federazione.

Le idee bocciate e il nodo del sistema

Sul piano tecnico, Gravina smonta alcune proposte avanzate negli ultimi anni. Le idee di Spalletti, come l’obbligo di un Under 19 per club, restano impraticabili. “Purtroppo no“, dice, spiegando che i vincoli europei impediscono soluzioni dirette. Il problema, secondo l’ex presidente, è più profondo e riguarda l’intero sistema calcio. I club, concentrati sui propri interessi, frenano lo sviluppo del talento italiano e della Nazionale. Da questo punto di vista il caso degli stage rifiutati è stato emblematico.

Buffon, futuro dirigente e ironia sui rigori

Diverso il discorso per Gigi Buffon, figura su cui Gravina continua a puntare con decisione. “L’ho voluto io al Club Italia perché ritengo abbia una grande carriera da dirigente davanti a sé“. Un’investitura chiara, che conferma fiducia nel suo percorso dirigenziale. Non manca anche un momento di autoironia sulle occasioni mancate. “Ho sbagliato due rigori contro la Svizzera…tre palle gol con la Bosnia e dopo, dal dischetto, ne ho tirati uno alto e un altro sulla traversa. Forse mi sarei dovuto allenare di più…»., scherza amaramente con riferimento alla doppia chance sprecata da Jorginho che costò agli azzurri il secondo Mondiale mancato.

Italia, Gravina boccia idee Spalletti e conferma Buffon. L’ironia sui rigori, ora vive da recluso Ansa

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