Tre edizioni dei Mondiali senza l’Italia, che sarà mai? Non si parla mica del paese in cui tutti sono commissari tecnici, della Nazionale che ha alzato quattro volte la Coppa Del Mondo, del quarto fatturato tra le industrie presenti sul territorio?
- L'Italia e la chimera dei Mondiali
- Italia, Gravina non fa marcia indietro
- Il bilancio di Gravina
- Gravina trova il problema
- Gravina e gli sport dilettantistici
L’Italia e la chimera dei Mondiali
Se a ciò si aggiunge la quasi totale incapacità delle squadre di club italiane a competere ad alti livelli in Europa, il quadro diventa sempre più completo nonché cupo. Il clamoroso flop dell’Italia contro la Bosnia ha avuto come scoppio abbastanza ritardato le dimissioni di Gravina, Buffon e Gattuso. A corredo, perché gli italiani non si fanno mancare nulla, una conferenza stampa in cui il presidente federale ha sottolineato in maniera abbastanza discutibile le differenze tra il calcio e gli altri sport “dilettantistici”.
Italia, Gravina non fa marcia indietro
Intervistato da Le Iene, l’ex numero uno del calcio italiano è tornato su tutto quanto accaduto. “Mi sento amareggiato per non aver dato ai nostri tifosi un risultato che meritavano e soprattutto per non aver scelto prima di andare via nel momento in cui mi sono reso conto che tutto quello che è stato fatto non poteva essere migliorato”. Come a dire, più di così non potevo fare. Sarà vero?
Il bilancio di Gravina
Gravina rivendica i risultati raggiunti sotto la sua presidenza. “Quello che non posso accettare è che qualcuno si permetta a ogni livello di definirmi indegno. Cosa è stato fatto? Delle cose molto interessanti sotto il profilo dell’equilibrio economico-finanziario, sotto la presidenza Gravina è arrivata la co-assegnazione di Euro2032, il terzo evento sportivo più seguito al mondo. La gente forse ha dimenticato il lavoro straordinario che è stato fatto: dopo 53 anni abbiamo vinto l’Europeo, l’Under 17 ha vinto per la prima volta gli Europei”.
Gravina trova il problema
Eppure, terzo Mondiale di fila senza l’Italia. “Purtroppo produciamo talenti ma non vengono utilizzati, abbiamo il 70% di stranieri e solo il 30% di giocatori selezionabili. Le nostre società sono aziende e rispondono all’economia di mercato. Non si può pensare di obbligarle ad adottare scelte imprenditoriali differenti. Si può lavorare a livello culturale, attivando meccanismi di incentivi, altrimenti non c’è possibilità di intervento”. Insomma, il presidente federale non può fare davvero niente per valorizzare i giocatori italiani? Il dubbio, come si suol dire, è lecito.
Gravina e gli sport dilettantistici
Infine, Gravina ha chiarito il suo pensiero sugli sport “dilettantistici” “La distinzione era a livello di regolamento, di norme che dispongono l’obbligatorietà dei giovani in campo selezionabili, per il professionismo non è consentito. Ammiro il lavoro degli atleti di altre discipline, il loro sacrificio, i loro risultati, non volevo mortificare né offendere nessuno”.
