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Italia, che autogol: il retroscena sul premio chiesto dagli azzurri e la preghiera a Gattuso

Italia, emerge una vicenda che racconta tensioni e priorità discutibili. La sconfitta con la Bosnia diventa lo specchio di un gruppo fragile, dentro e fuori dal campo.

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Alessio Raicaldo

Alessio Raicaldo

Sport Specialist

Un figlio che si chiama Diego e la tesi di laurea sugli stadi di proprietà in Italia. Il calcio quale filo conduttore irrinunciabile tra passione e professione. Per Virgilio Sport indaga, approfondisce e scandaglia l'universo mondo dello sport per antonomasia

Alla vigilia della partita decisiva per la qualificazione ai Mondiali, nello spogliatoio della Nazionale italiana non si respirava soltanto tensione agonistica. A Zenica, infatti, tra nervosismo e incertezze, è emerso un retroscena destinato a far discutere. Alcuni giocatori si sarebbero informati su un possibile premio economico in caso di successo. Una richiesta che ha sorpreso per tempismo e contenuto, considerando la posta in palio. Il fallimento finale ha poi amplificato il peso simbolico di quella vicenda.

Il premio chiesto nel momento sbagliato

Secondo quanto rivela La Repubblica, un gruppo di azzurri avrebbe sondato la possibilità di ricevere un premio dalla FIGC per la qualificazione ai Mondiali. La cifra ipotizzata, circa 300mila euro complessivi, avrebbe garantito poco più di 10mila euro a testa. Non una somma clamorosa per giocatori di quel livello, ma comunque significativa nel contesto. Il problema, più che economico, è apparso etico e temporale: pensare a un bonus prima di una gara così decisiva ha dato l’impressione di una concentrazione non totale sull’obiettivo sportivo. In un momento in cui servivano lucidità e spirito di sacrificio, la priorità sembrava spostarsi altrove.

L’intervento di Gattuso e il clima nello spogliatoio

A riportare l’attenzione sul campo è stato Gennaro Gattuso, intervenuto per spegnere sul nascere la discussione. Il suo messaggio è stato chiaro: prima si conquista la qualificazione, poi eventualmente si parla di premi. Un richiamo al senso di responsabilità e alla maglia azzurra, che però non è bastato a cambiare l’atmosfera generale. Il clima era già appesantito, come confermato anche dalle sensazioni del tecnico alla vigilia. Dopo la partita, l’immagine più forte è stata quella di Leonardo Spinazzola, unico a presentarsi davanti alle telecamere con evidente commozione. Il resto del gruppo, incluso il capitano Gianluigi Donnarumma, è rimasto in silenzio tra rabbia e sconforto.

Pochissimi azzurri (da Donnarumma a Locatelli) hanno chiesto scusa sui social, ringraziando comunque i tifosi, ma tutti gli altri non hanno aperto bocca, neanche sul web. Anzi c’è chi, come Bastoni, è stato costretto a disattivare i commenti sul proprio profilo dopo essere stato preso di mira dal popolo azzurro.

Tra delusione e responsabilità: una lezione mancata

La sconfitta con la Bosnia ha chiuso ogni discorso sul campo, ma ha aperto interrogativi più profondi. Il fatto che alcuni giocatori abbiano pensato a un premio prima di una gara così cruciale rappresenta un segnale preoccupante sulla mentalità del gruppo. Non si tratta solo di un episodio isolato, ma di un possibile sintomo di una perdita di senso di appartenenza e priorità. La successiva richiesta a Gattuso di restare, arrivata proprio da quegli stessi giocatori, appare quasi contraddittoria. Il tecnico ha scelto di dimettersi, lasciando una squadra smarrita e senza guida. Senza Mondiali e senza premio, resta soprattutto la sensazione di un’occasione sprecata, dentro e fuori dal campo.

Italia, che autogol: il retroscena sul premio chiesto dagli azzurri e la preghiera a Gattuso Ansa

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