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Italia, lo sfogo finale di Gattuso: il retroscena sui premi, i rigori, i meriti negati e l'arbitro

L'ex ct non accetta tutte le critiche arrivate soprattutto dai tifosi, perché non si è dimesso subito e cosa lo ha turbato dopo l'eliminazione

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Fabrizio Piccolo

Fabrizio Piccolo

Giornalista

Nella sua carriera ha seguito numerose manifestazioni sportive e collaborato con agenzie e testate. Esperienza, competenza, conoscenza e memoria storica. Si occupa prevalentemente di calcio

Sta sbollendo tutto il suo dolore e la sua delusione ma anche tanta rabbia Rino Gattuso a Marbella, dove passerà le feste pasquali con la famiglia. L’ex ct è rimasto male per l’ondata di critiche che lo ha travolto (soprattutto da parte dei tifosi) dopo l’eliminazione ai playoff Mondiali per mano della Bosnia ai rigori. Il Corriere della sera rivela i retroscena del malessere di Ringhio e cosa c’era dietro tante scelte contestate.

Gattuso si sfoga con gli amici

Gattuso ha confidato tutto il suo sconforto agli amici più stretti, alla moglie Monica e ai figli, apprezzando tutte le telefonate di chi gli è voluto rimanere vicino in questo momento difficile. A Ringhio riesce difficile capire perché nessuno abbia sottolineato come fosse stata rischiosa la scelta di accettare la panchina azzurra che scottava dopo l’esonero di Spalletti e tanti no (a partire da quello di Ranieri). Non solo, Ringhio rigetta al mittente tante contestazioni fattegli.

Perché non si è dimesso subito

A differenza di Gravina e Buffon, che si sono dimessi il giorno dopo il flop con la Bosnia, Gattuso ha detto addio solo venerdì ma dietro questa tempistica non c’era la voglia di provare a rimanere attaccato alla panchina. Il Corsera rivela che “intendeva sistemare la buonuscita del suo staff: il contratto era valido fino al 20 luglio, giorno dopo la finale del Mondiale. Gattuso per rendere tutto più semplice ha rinunciato ai soldi che gli sarebbero spettati. E una volta avuta la certezza di non fare alcun torto economico ai suoi collaboratori e alle loro famiglie, Rino ha portato avanti il piano che aveva in testa già nella notte di Zenica: salutando e ringraziando tutti”.

I premi chiesti dagli azzurri

Anche quando è venuta fuori la storia dei premi-qualificazione chiesti dai giocatori Ringhio ha storto la bocca. Per l’ex ct è sciacallaggio, perché i suoi ragazzi non si sono attaccati ai soldi alla vigilia della partita più importante, come fanno filtrare diversi azzurri, con indignazione. Così come sono andate presto nel dimenticatoio le tante palle gol sprecate con la Bosnia che avrebbero potuto disegnare un finale assai diverso, senza dimenticare che se Donnarumma non avesse parato dopo il tocco di mano di Dzeko, il gol bosniaco sarebbe stato annullato, mentre l’intervento del capitano azzurro ha rimesso in gioco la palla.

C’è anche il tema arbitrale a rabbuiarlo: a caldo non ha cercato alibi, ma la prova di Turpin è stata probabilmente decisiva nell’eliminazione degli azzurri. L’espulsione di Bastoni e il mancato rosso a Muharemovic hanno sicuramente condizionato la gara.

Pio Esposito doveva calciare per terzo

Infine la verità sul rigore di Pio Esposito, già anticipata da Chivu ieri in conferenza. Il bomber nerazzurro non era il primo rigorista, ma era stato designato come terzo, si è offerto lui di calciare subito. Gattuso non se l’è sentita di dirgli di no e dopo l’errore dal dischetto ha consolato il giocatore ricordandogli che anche Roby Baggio ha sbagliato un rigore ai Mondiali in finale.

Italia, lo sfogo finale di Gattuso: il retroscena sui premi, i rigori, i meriti negati e l'arbitro Ansa

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