C’è un prima e un dopo, in questa stagione, nel racconto di Antonio Conte a livello mediatico. O almeno, di buona parte dei media. Lo spartiacque è rappresentato da una data: il 31 marzo 2026. Il giorno in cui l’Italia ha mancato, per la terza volta di fila, la qualificazione alla fase finale dei Mondiali. Da allora è stato tutto un rincorrersi di voci, di indiscrezioni, di retroscena. Un fenomeno a cui ha contribuito, scientificamente, lo stesso Conte. È stato egli stesso, infatti, ad alimentare il filone con le parole pronunciate subito dopo la vittoria del Napoli sul Milan: “Se fossi il presidente della FIGC mi prenderei in considerazione“.
- Mondiali, il flop dell'Italia e le voci su Conte
- Il cambiamento del racconto di Conte: ora è un mago
- Perché il tecnico del Napoli è stato massacrato
- Conte "Salvatore della Patria": è la sua rivincita
- Le elezioni FIGC e l'incontro (prima) con De Laurentiis
- Il vero obiettivo di Conte: diventare CT ma per i Mondiali
Mondiali, il flop dell’Italia e le voci su Conte
Da quando l’Italia ha fallito ancora una volta l’obiettivo e Gravina, Gattuso e Buffon, a furor di popolo, hanno rassegnato le dimissioni, Conte è diventato il “sogno proibito” degli italiani. Dai tifosi a giornali, tv e siti web. E si è verificato un fenomeno curioso. Il tecnico salentino, che fino a qualche giorno prima era dipinto in un modo, adesso è “presentato” in un modo diverso. Fino allo scorso 31 marzo, per buona parte dei media, Conte era un allenatore che faceva dissanguare il suo presidente, che imponeva spese folli, che mancava sistematicamente gli obiettivi in Champions e a livello europeo. O anche: che “spremeva” i suoi calciatori con allenamenti martellanti, esponendoli al rischio di infortuni.
Il cambiamento del racconto di Conte: ora è un mago
Tutte considerazioni che da qualche giorno sono sparite: non si trovano più da nessuna parte. Adesso ogni articolo e ogni ritratto su Conte ne mette in risalto solo aspetti positivi: è un formidabile motivatore, sa esaltarsi nelle difficoltà, sa rilanciare e ricostruire come pochi partendo da situazioni di difficoltà, riesce a costruire un rapporto profondo coi suoi calciatori, riesce a dar sempre un’identità precisa alle sue squadre. Nella metamorfosi del racconto di Conte c’è già la rivincita del tecnico del Napoli. La sua vendetta s’è già compiuta. Ha riacquisito quel rispetto, se non addirittura venerazione, che sentiva di meritare e che per qualche tempo era stata sostituita da critiche e addirittura sberleffi.
Perché il tecnico del Napoli è stato massacrato
Il motivo per cui Conte era costantemente oggetto di commenti velenosi? Banalissimo: legato ai “veleni” della corsa Scudetto. L’allenatore del Napoli, che qualche erroruccio quest’anno l’ha commesso, insieme ai mille meriti per aver saputo sopperire meravigliosamente a una situazione di incredibile e costante emergenza, è stato crocifisso nei salotti tv, nei commenti social e su qualche pagina di giornale, per mere motivazioni di opportunità. Il suo possibile ritorno alla guida della Nazionale ha tacitato all’istante ogni considerazione negativa. Adesso non si trova più nessuno, anche volendo, che riesca a dire cose negative sul suo conto.
Conte “Salvatore della Patria”: è la sua rivincita
A Conte basta questo. Basta aver riacquisito, sia pur momentaneamente, l’ammirazione di tutti. Gli fa piacere esser considerato il “Salvatore della Patria”, letteralmente. E probabilmente è questo il motivo per cui, unico tra tutti i grandi allenatori accostati alla panchina dell’Italia, è uscito pubblicamente allo scoperto. Le sue parole, però, più che un’autocandidatura, significano altro. Lo scrive anche il quotidiano Repubblica. “Antonio non si è candidato: ha soltanto rivendicato il suo status di allenatore top, togliendosi qualche sasso dalle scarpe per le tante critiche ricevute. Aurelio ha detto invece di essere pronto a liberarlo, ma soltanto per non alimentare un caso che in sostanza per ora non esiste“.
Le elezioni FIGC e l’incontro (prima) con De Laurentiis
Al momento, infatti, il presidente FIGC non c’è e la situazione è in alto mare. I tempi non sono poi così stretti (il 22 giugno sono previste le elezioni) e il summit con De Laurentiis per tirare le somme della stagione col Napoli è previsto il 24 maggio a Ischia. La priorità di Conte, dunque, è il Napoli. E l’interesse, autoalimentato, della Nazionale nei suoi confronti mette il tecnico leccese nelle condizioni di dettare ancora una volta la linea al suo presidente, un po’ come lo scorso anno quando si parlava con insistenza di un altro suo possibile, clamoroso ritorno: alla Juventus. Di tornare alla guida dell’Italia Conte avrebbe voglia: ma non subito.
Il vero obiettivo di Conte: diventare CT ma per i Mondiali
Sta per cominciare, infatti, un biennio “moscio”, quello che porta agli Europei. In autunno la Nations League, il prossimo anno le qualificazioni alla kermesse in programma tra Gran Bretagna e Irlanda nel 2028, con 24 posti a disposizione. Conte ha già vissuto un Europeo da CT della Nazionale, quello del 2016 in cui stava per compiere l’ennesimo miracolo: uscì solo ai quarti ai rigori contro la Germania, con una delle Nazionali meno qualitative di sempre. Vorrebbe misurarsi con la competizione più importante e prestigiosa, quella a cui guardano con maggior interesse anche i tifosi: i Mondiali. E per quelli c’è tempo. Almeno un altro biennio col suo club, Conte lo farebbe volentieri.
