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Italia, Yuri Alberto riapre la caccia all’oriundo: troppi stranieri in serie A… e anche in nazionale

Il bomber del Corinthians ottiene la cittadinanza e si candida per la Nazionale: tra tradizione degli oriundi e necessità di valorizzare i giovani, il nuovo ciclo azzurro è già al bivio?

Pubblicato:

Lorenzo Marsili

Lorenzo Marsili

Sport Specialist

Giornalista pubblicista, redattore, divulgatore. E' una delle anime video del sito: racconta in immagini un evento e lo fa come pochi altri

Yuri Alberto volto nuovo della rifondazione azzurra? L’attaccante brasiliano del Corinthians che ha da poco acquisito la nazionalità italiana si sarebbe candidato apertamente per un posto nella prossima nazionale. In attesa di scoprire chi guiderà il nuovo ciclo verso i Mondiali 2030, il bomber verdeoro, accostato anche a Lazio e Roma nell’ultima sessione di calciomercato, potrebbe essere l’ennesimo oriundo a vestire l’azzurro. Una candidatura che, inevitabilmente, porta a interrogarsi sulle reali necessità di “sottrarre” talenti alle altre nazionali e non puntare sui giovani di casa nostra. La verità, come spesso accade, sta nel mezzo.

Una premessa necessaria

Prima di addentrarsi in discorsi di qualsivoglia tenore è fondamentale chiarire che, con l’acquisizione della nazionalità, un giocatore diventa di fatto italiano a tutti gli effetti e, quindi, assolutamente convocabile. Il punto focale, infatti, non è quello di non cogliere l’opportunità di assicurarsi le prestazioni di un oriundo dal talento importante, quanto di continuare a parlare di far giocare i giovani italiani e non riuscire mai a passare dalle parole ai fatti.

Chi è Yuri Alberto

Chiarito questo punto, il primo aspetto da valutare è, ovviamente, il valore del calciatore. Yuri Alberto può essere utile a una nazionale fuori dai Mondiali per la terza volta consecutiva? La risposta, anche solo leggendo i numeri e il palmares del brasiliano, sembra non poter non essere affermativa. Sì, le 115 reti in 325 partite in carriera potrebbero fare comodo al prossimo CT.

Senza contare che il classe 2001 sa come si vince, avendo conquistato un campionato russo con lo Zenit nel 2022 e il titolo paulista l’anno scorso, con tanto di coppa e supercoppa del Brasile. A completare la bacheca, un campionato sudamericano under 17, un bronzo ai Mondiali under 17 e il titolo di capocannoniere del Brasileirão 2024.

Insomma, niente male per un “fresco” 25enne (li ha compiuti lo scorso 18 marzo), che però, nella nazionale maggiore verdeoro ha disputato solo pochi minuti in un’amichevole con il Marocco risalente addirittura a tre anni fa (era il 25 marzo 2023). Una sorta di regalo di compleanno, rimasto però poi senza alcun seguito.

E, allora, la notizia ribattuta da Ansa in queste ore e lanciata dal giornalista brasiliano Benjamin Back, potrebbe avere solide basi e portare a sviluppi in un futuro non troppo lontano. Anche perché, con una nazionale da rifondare, il momento può essere (ahinoi!) proficuo per concedersi qualche esperimento e provare a pescare nuovi talenti. Yuri Alberto si candida e con l’ottenimento della cittadinanza italiana avvicina anche un possibile trasferimento nel calcio europeo, magari proprio in Serie A.

Il profondo legame tra l’Italia e gli oriundi

D’altro canto, al netto dei flop (molti in tempi recenti) l’Italia del calcio è da sempre legata a doppio filo a una folta schiera di oriundi, molti dei quali hanno scritto pagine indelebili della storia della nostra nazionale. Basti pensare agli argentini che hanno contribuito a conquistare il Mondiale del 1934, all’uruguagio Andreolo, campione del Mondo nel ’38 e, in tempi più recenti, a Mauro Camoranesi, campione del Mondo 2006 a Berlino, o ai brasiliani Jorginho, Palmieri e Toloi, che – chi più, chi meno – hanno spinto l’Italia di Roberto Mancini sul tetto d’Europa a Euro 2020.

Non solo Yuri Alberto

In questo momento, in nazionale c’è Mateo Retegui, capocannoniere della passata Serie A con l’Atalanta e ora in forza ai sauditi dell’Al-Qadisiya. Presto potrebbe esserci Yuri Alberto, e con lui anche il giovanissimo Ahanor e il 21enne del Bruges Nicolò Tresoldi su cui Gennaro Gattuso, prima della disfatta in terra bosniaca, si era esposto aprendo le porte dell’azzurro. Insomma, per tradizione e lustro, il legame tra gli oriundi e l’Italia non può essere spezzato. Quello che non deve essere fatto è continuare a commettere l’errore di non dare spazio ai giovani italiani.

L’occasione per passare ai fatti

E qui, il discorso può prendere davvero infinite strade. Sentieri più o meno stretti, più o meno battuti, che portano inevitabilmente fuori dai confini della nazionale, per scontrarsi con la realtà di una Serie A sempre più anziana e poco avvezza (e attenta?!) a valorizzare i giovani. La verità, però, è che tra regolamenti, dossier, boutade, proposte e controproposte, alla fine negli ultimi anni non è mai cambiato nulla. La speranza è che, con il tabula rasa imposto dalla cocente delusione di Zenica, qualcosa si inizi a muovere realmente.

Giovani da cui ripartire

Anche perché le under stanno raggiungendo risultati importanti e il talento non manca. Quello che manca è il coraggio di puntare su quel talento, che risponde ai nomi di Koleosho, Filippo Manè, Samuele Inacio e Luca Reggiani, tutti “obbligati” a migrare per trovare spazio ed emergere. C’è poi il caso Michael Kayode, che è tra i migliori difensori di Premier League ma di fatto la nazionale maggiore (a 21 anni) non l’ha mai vista. Le eccezioni di questa paradossale situazione sono i vari Bartesaghi, Palestra, Pio Esposito e Pisilli, che stanno dimostrando a suon di prestazioni tutto il proprio valore e in nazionale (giustamente) ci sono e ci saranno. Ma è ancora troppo poco per non far storcere il naso a qualcuno alle voci che vorrebbero nuovi oriundi in azzurro…

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