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Italia, nuovo incubo Mondiali: la UEFA stravolge il format delle qualificazioni e complica la vita al nuovo ct

Dal 2028 le qualificazioni mondiali saranno sul modello Champions: la svolta di Ceferin dopo le polemiche di Gattuso. Ma per la Nazionale sarà ancora più dura

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Domenico Esposito

Domenico Esposito

Giornalista

Da vent’anni in campo e sul campo per vivere ogni evento in tutte le sue sfaccettature. Passione smisurata per il calcio e per la sfera di cuoio. Il pallone è una cosa serissima, guai a dirgli di no

La rivoluzione tanto attesa è ormai alle porte. La UEFA ha deciso: cambiano le qualificazioni agli Europei e, soprattutto, ai Mondiali, che adotteranno un format in stile Champions League. È stato dunque accolto l’appello dell’ex ct Gennaro Gattuso, che in più occasioni aveva sottolineato come l’attuale sistema penalizzi le nazionali più blasonate. Proprio come l’Italia, reduce da tre eliminazioni consecutive ai playoff. Il nuovo modello, però, non è esattamente come quello immaginato da Ringhio. Per il prossimo commissario tecnico – che si tratti di Pep Guardiola o di Antonio Conte – conquistare il pass per la competizione iridata rischia di diventare ancora più complicato.

Qualificazioni Mondiali come la Champions: rivoluzione UEFA

La UEFA ha annunciato una vera e propria rivoluzione che interessa la Nations League e le qualificazioni agli Europei e ai Mondiali, a partire dal 2028. Un cambiamento reso necessario dalla volontà di rinnovare format ormai non più al passo coi tempi e offrire ai tifosi uno spettacolo ancora più coinvolgente.

Come spiegato dal presidente della UEFA, Aleksander Ceferin, “i nuovi format miglioreranno l’equilibrio competitivo, ridurranno il numero di partite senza nulla in palio, offriranno ai tifosi una competizione più avvincente e dinamica, garantendo al contempo a tutte le squadre pari opportunità di qualificazione senza aggiungere ulteriori date al calendario internazionale”. Il nuovo modello strizza l’occhio alla Champions League, che ha raccolto consensi trasversali grazie alla formula del maxi girone unico.

Come cambiano le qualificazioni a Europei e Mondiali

Le qualificazioni europee si baseranno su una struttura a livelli: la Lega 1, composta dalle 36 nazionali appartenenti alle Leghe A e B della Nations League, e la Lega 2, formata dalle restanti 18 (o 19) selezioni. Ogni nazionale disputerà complessivamente sei partite, equamente suddivise tra casa e trasferta, affrontando sei avversarie diverse – due per fascia – secondo un modello molto simile a quello delle competizioni UEFA per club. La Lega 2 seguirà invece il format dell’attuale Lega C della Nations League, con tre gironi da sei squadre (oppure uno da sette).

Inoltre, pur essendo già qualificate alla fase finale, le nazionali ospitanti parteciperanno comunque alle qualificazioni europee per determinare il proprio piazzamento nella successiva edizione della Nations League. A staccare il pass diretto saranno le squadre meglio classificate di ciascun girone della Lega 1, mentre i posti rimanenti verranno assegnati attraverso i temutissimi playoff, che garantiranno possibilità di qualificazione anche alle selezioni della Lega 2.

Qualificazioni, la polemica di Gattuso e la risposta della UEFA

Ben prima della finale playoff persa contro la Bosnia ed Erzegovina, costata all’Italia il terzo Mondiale consecutivo mancato, l’ex ct Gattuso aveva criticato il regolamento FIFA delle qualificazioni. E, a conti fatti, non aveva tutti i torti, considerando che il Mondiale XXL a 48 squadre non ha premiato l’Europa. Nel 2022, infatti, le nazionali del Vecchio Continente erano 13 su 32, mentre nel 2026 saranno soltanto 16 su 48. Ringhio, in particolare, aveva polemizzato con il sistema di qualificazione sudamericano, dove le prime sei accedono direttamente alla fase finale e la settima disputa uno spareggio contro una selezione oceanica.

Per rendere l’idea: oltre all’Italia, non hanno staccato il pass per gli States nemmeno la Polonia, eliminata dalla Svezia, e la Danimarca, estromessa dalla Repubblica Ceca. Il nuovo format UEFA – con la Nations League che verrà ridotta dalle attuali quattro leghe a tre divisioni da 18 squadre – alzerà ulteriormente il livello della competizione, anche se, come precisato in una nota ufficiale, “il piano dovrà ancora essere perfezionato prima dell’adozione definitiva prevista per settembre”.

Cosa cambia per l’Italia: un problema in più per il nuovo ct

La sfida che attende il nuovo ct della Nazionale si prospetta ancora più complicata. L’Italia, infatti, dovrà dimostrare il proprio valore nell’arco di sei partite secche tra le prime 36 del ranking UEFA, senza il tradizionale schema di andata e ritorno. In attesa che l’organo di Nyon fornisca ulteriori dettagli e chiarimenti sul nuovo sistema di qualificazione, per l’Italia – uscita a pezzi dallo stadio di Zenica – si prospettano tempi difficili.

Ecco perché la scelta del prossimo commissario tecnico assume un’importanza decisiva e non può assolutamente essere sbagliata. Serve una figura capace di restituire fiducia ed entusiasmo al gruppo azzurro, ma soprattutto di garantire risultati in un format ancora più competitivo. Antonio Conte potrebbe essere il profilo giusto.

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