Gravina è stato il primo, anche se ha aspettato forse 24 ore di troppo per prendere una decisione che gli chiedeva tutta Italia, Buffon è andato a ruota, rivelando di aver pensato da subito all’ipotesi di lasciare, ma perchè Gennaro Gattuso non si è (ancora) dimesso? Il ct a caldo aveva liquidato la questione con una considerazione laconica ma anche indicativa: “Non mi importa niente del mio futuro adesso, questa eliminazione fa troppo male, se mi chiedete questo non mi conoscete”. Gli importerà anche poco ma evidentemente non abbastanza per imitare presidente e capodelegazione e dimettersi. Perchè Ringhio tentenna?
Gattuso è a Marbella
Per alcuni Gattuso aspetterà qualche altro giorno solo per una mera questione formale . L’appuntamento con la Federazione, a cui aveva dato disponibilità in attesa di capire gli sviluppi politico-sportivi, è slittato a dopo Pasqua. I contratti scadranno a luglio. Devono rescindere anche il vice Luigi Riccio, i preparatori atletici Dominici e Tenderini, il match analyst Sangermani. Ringhio ora è a Marbella, in Spagna con la famiglia e poi rientrerà dopo le feste a Gallarate. Una volta smaltita la delusione prenderà una decisione. La Figc, che non avrà un nuovo presidente fino al 22 giugno e che quindi è impossibilitata a nominare un nuovo ct, gli avrebbe chiesto di restare come traghettatore delle due amichevoli di giugno, il ruolo ricoperto da Gigi Di Biagio nel marzo 2018 prima dell’arrivo di Mancini. Il ct non ha ancora risposto ma difficilmente accetterà un ruolo di facciata. Inoltre la scelta di non dimettersi subito potrebbe essere legata anche ad un’altra motivazione. Vuole i riflettori per annunciare le sue dimissioni, vuole uscire a testa alta.
Gattuso ha sempre goduto di buona stampa a dispetto di risultati discutibili nella sua carriera di allenatore, costellata di esoneri (o dimissioni come col Milan). Lo dimostra anche la conferenza post-Bosnia: nessun giornalista gli ha rivolto domande scomode, nessuno gli ha chiesto delle scelte di formazione, dei cambi e neanche del perché sia stato mandato allo sbaraglio il giovane e inesperto Pio Esposito come primo rigorista. Le domande sono state solo sul suo futuro e sull’arbitro che avrebbe penalizzato un’Italia “eroica”.
Le candidature di Allegri e Conte
Ora però si tratta di trovare un sostituto e i nomi che ballano sono tanti. Tra questi anche quelli di Allegri e Conte, favoriti secondo i più. Entrambi però sono sotto contratto con i club, che sgarbo sarebbe da parte del nuovo presidente federale tentarli con la panchina azzurra creando problemi a Milan e Napoli? La riflessione è anche più profonda: è ancora il caso di insistere con tecnici di club (anche se Conte è già stato ct e con discreti risultati)? Dopo i Mondiali vinti da Lippi solo Mancini ha vinto da ct venendo dai club ed oggi Mancio è più visto come allenatore di nazionali che come coach di club. Il suo potrebbe essere davvero il nome giusto per ricominciare, considerando anche che non c’è più Gravina con cui ebbe uno screzio all’epoca del divorzio. Già per il post-Spalletti Mancini aveva avanzato la sua candidatura e oggi direbbe sì senza pensarci due volte.
L’ipotesi di un tecnico federale
Sarebbe una scelta di sintesi tra le ultime due esperienze: Spalletti troppo allenatore da lavoro quotidiano ed in difficoltà a far passere i suoi concetti agli azzurri, Gattuso troppo amico dei giocatori: Ringhio continua a sentirsi ancora calciatore dentro ma non è con il buonismo e le cenette che si vince. Non va esclusa neanche l’ipotesi di un ritorno al passato, ovvero un tecnico federale. Con i vari Valcareggi, Bearzot e Vicini l’Italia ha ottenuto risultati storici e a Coverciano ci sono allenatori bravissimi, a partire da Nunziata e Bollini, che hanno il solo torto di non avere un curriculum importante nei club.
