Nè Allegri, nè Conte,nè Maresca, nè Guardiola. Io voto per il Mancini-bis. Manca ancora un’eternità all’assemblea elettiva della Figc che dovrà eleggere il successore di Gravina per la poltrona di presidente, solo il 22 giugno si saprà se sarà Malagò, Abete o chissà chi a prendere la patata bollente di dover risollevare le sorti del calcio italiano e a scegliere l’erede di Gattuso per la panchina azzurra. Una data che non aiuta, certamente. Molti allenatori che vanno per la maggiore potrebbero aver preso già impegni, rinnovando quelli esistenti o firmando nuovi contratti, ma alternative non ce ne sono. Chiunque sia il presidente, però, non si faccia scappare l’occasione. Roberto Mancini è il nome giusto per l’Italia.
Il toto-ct sempre d’attualità
Il tormentone è partito un minuto dopo il flop con la Bosnia ai playoff. Mentre Gravina svicolava sulle dimissioni, mentre Gattuso parlava di squadra “eroica” a costo prendere ulteriori fischi “virtuali” da casa, era già scattato il toto-ct. Chi deve essere il futuro allenatore della Nazionale? Alla rinfusa arrivavano candidature di ogni tipo: Conte e Allegri i più gettonati, a dispetto di un contratto in essere, Ranieri – dopo il divorzio con la Roma – l’ultima proposta, Guardiola o Maresca le suggestioni. C’è chi chiede di ritornare al passato, ovvero ripartire dai tecnici federali (Nunziata, Bollini) o anche di promuovere Silvio Baldini che guiderà l’Italia nelle amichevoli di giugno (ripescaggio permettendo).
Perchè Mancini è la figura giusta
Tra tutti questi c’è – anche se defilato – anche il nome di Roberto Mancini. Perchè è la soluzione ideale? I motivi sono parecchi. La voglia di rivincita dopo un divorzio doloroso del quale si è anche pentito, l’esperienza internazionale, i risultati raggiunti durante la sua gestione, l’abilità a scovare in categorie inferiori, il coraggio di lanciare i giovani. Questa Italia è obbligata a ripartire dai giovani e Mancini è uno che ha osato puntare su Udogie e Pafundi, per dirne due.
Tatticamente il Mancio non è un talebano, sa adattarsi alle caratteristiche dei giocatori, ha carisma nello spogliatoio, sa essere leader anche senza urlare. Conosce l’ambiente federale, sa rapportarsi con i club. Dal punto di vista economico ha accumulato talmente tante ricchezze in Arabia e in Qatar, dove allena ora (ha appena vinto il campionato con l’Al Sadd) da potersi accontentare quel che passa il convento. La sua sfida non sarebbe per soldi ma per onore e prestigio. Una scommessa (difficile come lo sarebbe per chiunque) che è la sua arma vincente.
I contro di Conte e Allegri
Se di molti (Allegri, Ranieri ma paradossalmente anche lo stesso Guardiola) si può temere l’inesperienza da ct che è stato il vero tallone d’Achille di un tecnico bravissimo come Spalletti, c’è Conte che il ct azzurro pure l’ha già fatto. E bene. Ma siamo sicuri che Conte sia disposto a prendersi una Nazionale tutta da ricostruire e senza chance di vittoria nell’immediato e a rinunciare a buona parte dei suoi 9 milioni d’ingaggio? Don Antonio ha ancora fame di club da allenare ogni giorno, che sia il Napoli o altre squadre, che sia in Italia (preferibilmente, così gli chiede la famiglia) o che sia l’estero (in Premier ritroverebbe porte spalancate e budget illimitati). Per uno che di sè dice: “la storia racconta che o arrivo primo o secondo” sarebbe dura – in questo momento storico della sua carriera – fare diversi passi indietro. E allora Mancini-bis, sì, perché no? La Figc è avvisata, sbagliare ancora proprio non si può.
