Il tempo sarà un fattore determinante, perché si comprenda se e con quali risvolti il prossimo, discusso Mondiale andrà in scena. Per la terza volta consecutiva, l’Italia non si è qualificata alla prossima edizione il cui inizio formale è datato 11 giugno ma su due distinti fronti si potrebbero registrare evoluzioni imprevedibili, in particolare su quello iraniano stando a quel che trapela nelle ultime ore e di cui vi abbiamo dato conto. La FIFA, infatti, ha confermato che la nazionale iraniana ha ufficialmente trasferito il proprio campo base per i Mondiali dagli Stati Uniti a Tijuana, in Messico. Una decisione che ha le proprie implicazioni sul piano della sicurezza considerata la delicata situazione geopolitica internazionale e le recenti dichiarazioni, relative ai possibili accordi. Sul secondo versante della questione Italia ai Mondiali, rimane sullo sfondo la vicenda Ebola in Congo che intrinsecamente potrebbe indurre a inevitabili riconsiderazioni.
- Mondiale 2026, la svolta dell'Iran
- Il cambio della sede e i risvolti per l'Italia
- Il problema sicurezza
- I cambi di prospettiva, anche per Paolo Zampolli
- Il calendario dell'Iran e le possibilità dell'Italia
Mondiale 2026, la svolta dell’Iran
La nazionale iraniana ha annunciato il proprio ritiro, contrariamente a quanto annunciato, in una sede diversa quale ultimo impatto che il conflitto militare in corso tra Stati Uniti e Iran ha avuto sui preparativi del Paese per i Mondiali di calcio. La guerra è iniziata il 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno colpito l’Iran con attacchi militari che hanno causato la decapitazione di fatto dei vertici a partire dalla guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, decidendo poi una rappresaglia estesa ai paesi del Golfo con inevitabili e note ripercussioni anche sul piano economico e delle risorse energetiche.
Una settimana prima dell’inizio del conflitto, il complesso sportivo Kino di Tucson, in Arizona, era stato indicato quale base dell’Iran, luogo che sabato scorso come ha annunciato Mehdi Taj, presidente della federazione calcistica iraniana, è stato ritenuto non più adeguato in un comunicato. Quindi “la nostra richiesta di spostare la sede della squadra dagli Stati Uniti al Messico è stata approvata”, si legge nella nota ufficiale pubblicata a seguito degli incontri con i funzionari della FIFA e della Coppa del Mondo tenutisi a Istanbul la scorsa settimana e di un successivo “incontro via webinar” tenutosi venerdì con il segretario generale della FIFA, Mattias Grafström e reso di dominio pubblico in quel comunicato stesso.
“Stabiliremo il nostro campo base a Tijuana, che si trova vicino all’Oceano Pacifico e al confine tra Messico e Stati Uniti, ma in territorio messicano”, ha aggiunto Taj. “Il contratto sarà finalizzato e non ci sono problemi, dato che è già stato approvato dalla FIFA”.
Il cambio della sede e i risvolti per l’Italia
La FIFA inizialmente non aveva confermato il cambio, ma l’organo di governo del calcio mondiale ha annunciato poi lunedì che l’Iran avrebbe ospitato il Centro Xoloitzcuintle di Tijuana, confermando così i campi base per tutte le 48 squadre. A rafforzare la decisione anche la dichiarazione della presidente messicana Claudia Sheinbaum che ha confermato come il suo governo abbia accettato di ospitare la squadra iraniana.
“Non abbiamo alcun motivo per negare loro la possibilità di rimanere in Messico”, ha dichiarato Sheinbaum, secondo quanto riportato da Reuters mentre The New York Times, che segue la vicenda fin da principio, ha chiesto un parere al Dipartimento di Stato (e dunque al governo) su questo cambiamento di sede che interessa l’Iran e che potrebbe riservare sorprese per l’Italia.
Il problema sicurezza
La decisione arriva a soli 17 giorni dall’inizio dei Mondiali di calcio che si svolgeranno in Stati Uniti, Canada e Messico. Secondo una fonte riservata di The Athletic a conoscenza dei piani, si legge nell’articolo, la pianificazione era in pieno svolgimento, con diverse forze dell’ordine che si incontravano regolarmente per coordinare la sicurezza.
Secondo una persona coinvolta nella pianificazione, che ha parlato a condizione di anonimato per discutere di questioni delicate, la costruzione dell’apparato di sicurezza era già in corso e il Kino Sports Complex aveva in programma di invitare un professore di studi mediorientali dell’Università dell’Arizona per una sessione di formazione culturale con il personale che avrebbe lavorato con la squadra iraniana.
I cambi di prospettiva, anche per Paolo Zampolli
A marzo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato sui social media di non ritenere “appropriata” la partecipazione dell’Iran al torneo, “per la loro stessa vita e sicurezza”. Funzionari iraniani hanno dichiarato di essere “in trattative con la FIFA per disputare le partite dell’Iran ai Mondiali in Messico”. La FIFA ha affermato all’epoca che le partite si sarebbero svolte come originariamente annunciato a dicembre, e sia Trump che il suo Segretario di Stato, Marco Rubio, hanno successivamente dichiarato che la squadra iraniana è benvenuta.
Dalla sua Paolo Zampolli, rappresentante speciale per le partnership globali, ha esposto la sua posizione in merito. “Sono italiano e tifo Azzurri”, ha detto a ‘Pulp Podcast’, il contenitore condotto da Fedez e Mr Marra prima delle recenti dichiarazioni rivolte anche a Report. “Ho sottoposto questa idea del ripescaggio dell’Italia al presidente Trump e ne ho parlato anche con Gianni Infantino. Nel caso in cui, per qualsiasi ragione, la Nazionale iraniana non dovesse presentarsi, l’Italia potrebbe essere presa in considerazione. Attualmente gli iraniani garantiscono la loro partecipazione, ma sono convinto che possano esserci colpi di scena, perché l’Iran è abituato a cambiare frequentemente posizione. Ho visto che hanno posto dieci condizioni, che mi sembrano eccessive. Qualcuno mi ha riferito che questa vicenda non sia stata apprezzata dal presidente Trump”.
Il calendario dell’Iran e le possibilità dell’Italia
Occhio al calendario, il primo incontro ufficiale è per l’11 giugno, ma le tre partite della fase a gironi dell’Iran si giocheranno negli Stati Uniti. La squadra di Amir Ghalenoei affronterà la Nuova Zelanda il 15 giugno e il Belgio il 21 giugno, entrambe a Los Angeles, e si recherà a Seattle per affrontare l’Egitto il 26 giugno.
Sul fronte Congo, posta la decisione di isolare per 21 giorni i giocatori a causa dell’epidemia di Ebola, prima di poter entrare negli Stati Uniti si è aggiunta una nuova polemica. La Repubblica Democratica del Congo ha chiesto alla FIFA il rimborso del costo dei biglietti per i Mondiali del 2026 acquistati dai tifosi che, a seguito delle restrizioni sanitarie, ora non possono entrare negli Stati Uniti per via dell’emergenza Ebola.
Si alza l’asticella, dunque, su ambo i fronti e quel che accadrà per quanto remoto in entrambi i casi potrebbe indurre a rivalutare il ruolo dell’Italia che, a onor del vero, non ha guadagnato sul campo la qualificazone.
