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Italia ripescata ai Mondiali, non è finita: la FIFA vuole l'Iran, Trump no. E i visti li concede lui

Sempre meno probabile la rinuncia di Taremi e compagni, aumentano invece le possibilità di un clamoroso "colpo di mano" del presidente: niente "nemici" sul territorio statunitense.

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Rino Dazzo

Rino Dazzo

Giornalista

Se mai ci fosse modo di traslare il glossario del calcio in una nicchia di esperti, lui ne farebbe parte. Non si perde una svista arbitrale né gli umori social del mondo delle curve

Nel mare magnum di articoli, voci, indiscrezioni, anticipazioni e forzature sul ripescaggio dell’Italia ai Mondiali al via tra poco più di un mese negli Stati Uniti, in Canada e in Messico c’è una variabile finora poco considerata. Più che concentrarsi sulla possibile e per nulla auspicabile rinuncia dell’Iran a prendere parte alla fase finale, che oggettivamente è poco plausibile – perché una Nazionale che si è qualificata sul campo dovrebbe decidere di “non andar più” a giocare il torneo? – ci si è soffermati poco su una questione dal peso specifico assai più rilevante: ma Trump lo vuole l’Iran nei “suoi” Mondiali?

Perché l’Iran ai Mondiali negli USA sarebbe un problema

Sembra un dettaglio, ma non lo è. Perché è vero che il torneo, aperto per la prima volta nella storia alla partecipazione di ben 48 Nazionali (e l’Italia è “riuscita” a non qualificarsi neppure adesso), è organizzato dalla FIFA di Infantino, potentissimo tessitore di trame e indiscusso “deus ex machina” della kermesse. Ma è anche vero che muove interessi e mette in gioco equilibri che vanno al di là dello sport. Non c’è solo l’Iran, intesa come squadra di calcio, a essere in gioco: c’è un carrozzone di delegati e giornalisti al seguito, c’è soprattutto una montagna di tifosi che potrebbe muoversi in direzione degli Stati Uniti. Trump è disposto a “rischiare” tanto per un torneo di calcio?

“Incidente” in Canada: respinti presidente e segretario Iran

Tutt’altro che marginale, la vicenda ha già avuto un prologo in occasione del recente Congresso FIFA a Vancouver, in Canada. Sulla carta, una Nazione “non nemica” dell’Iran. Bene, ricorderete come presidente e segretario della Federcalcio di Teheran siano stati clamorosamente – e se vogliamo: grottescamente – respinti all’aeroporto di Toronto perché considerati vicini a un’organizzazione considerata terroristica, in realtà un ente che in Iran potremmo definire “istituzionale”. Se il Canada è severo sui visti, gli Stati Uniti lo sono ancora di più. Siamo sicuri che a tutta la spedizione iraniana saranno concesssi senza intoppi? In fondo, questi visti non li concede Infantino bensì Trump.

I segnali di Trump tramite Zampolli: “The Donald” vuole l’Italia

I segnali che il vulcanico presidente statunitense sta inviando negli ultimi giorni sono chiarissimi. Sono quelli che continua a diffondere il suo alto inviato, Frank Zampolli, che ripete incessantemente come la partita sia ancora aperta e come le possibilità che l’Italia sia presa per i capelli e spedita ai Mondiali al posto dell’Iran siano sempre più consistenti. Proprio così. Perché la questione non gira sulla rinuncia della selezione persiana, ma sulla “non ammissione” della stessa (e di tutto il codazzo al seguito) nel territorio statunitense. È questo il vero nocciolo della vicenda. Quello che potrebbe valere per gli Azzurri una inattesa qualificazione last minute al Mondiale di Trump.

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