L’Italia, campione del mondo nel 2006 e campione d’Europa nel 2021, è rimasta fuori dal Mondiale per la terza edizione consecutiva: prima la Svezia, poi la Macedonia del Nord, ora la Bosnia. Tre cadute diverse per forma e protagonisti, ma identiche nell’effetto: trasformare l’eccezione in abitudine e la ferita in una crisi di sistema.
- Italia esclusa dai Mondiali, suggestione ripescaggio
- Il caso della Danimarca nel 1992
- La possibile rinuncia dell'Iran
- Il "diritto" dell'Italia a rientrare dalla finestra
Italia esclusa dai Mondiali, suggestione ripescaggio
In concomitanza con l’esclusione dal Mondiali sorge, immancabilmente, un fenomeno suggestivo e ricorrente ossia l’ipotesi di un ripescaggio. Infatti, quando una nazionale dal peso storico e sportivo dell’Italia finisce fuori dalla Coppa del Mondo, il dibattito si sviluppa su due differenti piani.
Il primo, di carattere squisitamente tecnico, riguarda il settore giovanile, la programmazione, l’identità di gioco e il coraggio nelle scelte. Il secondo, appunto, è relativo alla ricerca di un’ancora di salvataggio, di una fessura regolamentare, di un possibile ripescaggio.
Il caso della Danimarca nel 1992
Ed è cosi, che anche in questa occasione, circolano paragoni, precedenti, speranze e ipotesi. In quest’ottica, il riferimento che emerge più spesso è quello della Danimarca del 1992, il precedente sportivo che consentirebbe di nutrire illusioni di ripescaggio.
In quel caso la Danimarca non si era qualificata sul campo, ma fu richiamata pochi giorni prima del torneo dopo l’esclusione della Jugoslavia, colpita dalle conseguenze sportive e politiche della guerra e delle sanzioni internazionali.
La nazionale danese non si limitò a partecipare, ma vinse il torneo battendo la Francia nel girone, l’Olanda in semifinale e superando la Germania in finale. E’ tuttavia necessario distinguere il fascino del precedente danese, del tutto peculiare, dalla realtà dei regolamenti sportivi attuali. La Danimarca, infatti, fu ripescata per un’esclusione formale, avvenuta a ridosso della fase finale di un torneo UEFA, in un contesto straordinario e irripetibile.
La possibile rinuncia dell’Iran
Non era un meccanismo ordinario di compensazione sportiva, bensì la risposta emergenziale a un fatto politico internazionale dirompente. L’attuale contesto riguardante la Nazionale italiana è invece del tutto differente rispetto a quello in cui avvenne il ripescaggio della nazionale danese. L’ipotesi più discussa nelle ultime ore è quella di un eventuale problema legato alla partecipazione dell’Iran.
Ma, al netto delle suggestioni, la FIFA ha confermato la presenza della nazionale iraniana al Mondiale. Peraltro, anche sul piano regolamentare, un eventuale posto liberato non determinerebbe automaticamente il subentro dell’Italia: la scelta infatti spetterebbe alla FIFA, che conserva un ampio margine discrezionale.
Il “diritto” dell’Italia a rientrare dalla finestra
Per questo, evocare oggi un possibile “diritto” dell’Italia a rientrare dalla finestra rischia di essere fuorviante. La forza del nome, la tradizione e il peso politico di una Federazione non bastano da soli a costruire una “pretesa” di ripescaggio. In conclusione, il punto non è chiedersi se l’Italia possa essere salvata da un evento esterno; la questione è chiedersi quale sia la ragione per cui una nazionale come l’Italia sia arrivata al punto di aver bisogno, almeno nell’immaginario, di un soccorso regolamentare. Il problema non sta nell’assenza di una scorciatoia bensì nel fatto che gli Azzurri, per tre volte consecutive, non siano riusciti a costruirsi una strada solida verso il Mondiale.
La Danimarca del 1992 continua a essere ricordata ma è un caso che appartiene al regno dell’eccezione. E’ proprio per questo continua a sedurre chi resta fuori. Ma le eccezioni, per definizione, non sono un progetto. All’Italia del calcio non serve un miracolo ma un progetto, che parta da una rifondazione strutturale del sistema calcio, per non evocare fra quattro anni, ancora una volta, il caso Danimarca.
