Allora è vero: esistono anche competizioni che possono sfuggire dalle mani dell’Italia di Julio Velasco, che dopo un biennio magico fatto di quattro trionfi in altrettante competizioni disputate (due VNL, una olimpiade e un mondiale) cede il passo alle eterne rivali brasiliane nella semifinale delle VNL Finals di Macao, abdicando dal trono. Una sconfitta che fa male, figlia soprattutto di una lunga scia di errori commessi nei momenti chiave di un match nel quale le azzurre hanno faticato più del previsto, ma dove sono mancate quando la palla scottava di più.
- Piccoli dettagli, ma che fanno la differenza: ko. amaro
- Stecca Antropova: una serata da dimenticare
- Botta e risposta e quel finale di terzo set...
- Il Brasile non molla mai e si regala la finale
Piccoli dettagli, ma che fanno la differenza: ko. amaro
Il Brasile s’è dimostrato una volta di più squadra da battaglia, con la schiacciatrice del Fenerbahce Ana Cristina dirimpettaia in una partita segnata da tanti piccoli (ma determinanti) dettagli. Dove la differenza l’ha fatta soprattutto la fame delle verdeoro di riuscire finalmente a buttar giù dalla torre quella che sembrava essere una corazzata invincibile.
Ma all’Italia in questo periodo della stagione è mancato qualcosa: soprattutto è mancata Antropova, l’opposto titolare di questa VNL, smarritasi di fronte alla concretezza e alla solidità del muro avversario. Ed Egonu quando è entrata non sempre è riuscita a fare bene le cose che andavano fatte bene: le brasiliane hanno coperto in modo mirabile sulle nostre due opposte e il finale è stato amaro, anche perché la battaglia di banda l’hanno vinta le sudamericana (Ana Cristina con 23 punti, ma bene anche Bergmann con 15) e a quel punto a poco è servita una difesa a tratti ammirevole, con Fersino che le ha provate tutte per tenere in vita le compagne.
I numeri raccontano peraltro di una battaglia equilibrata come non mai: 64 attacchi a 63 per il Brasile, 12 muri a testa, 4 ace a 3 per le brasiliane, appena un errore in più delle azzurre (29 a 28) che hanno raccolto appena un punto in meno (107 a 108).
Stecca Antropova: una serata da dimenticare
Insomma, sarebbe bastato poco per riuscire a conquistare la quinta finale consecutiva in competizioni ufficiali da quando Velasco siede sulla panchina azzurra. Che poi anche nel tiebreak, dove l’Italia s’è ritrovata costretta a inseguire da 4-8, sul 9-9 prima e sul 10-10 le azzurre hanno avuto la palla del sorpasso: la prima se l’è fatta murare Antropova (in giornata veramente no), la seconda l’ha sprecata Sylla, che ha pasticciato più del dovuto quando serviva tenere la barra dritta.
I 16 punti di Stella Nervini (benino in attacco, un po’ più in difficoltà in ricezione) hanno contribuito a tenere su la baracca anche quando il Brasile sembrava voler prendere il largo, sebbene l’altro momento chiave della partita è stato l’epilogo del terzo set, quando le azzurre avevano ritrovato il modo per tornare a contatto sul 23 pari e hanno sprecato l’opportunità di garantirsi una palla set, rimasta invece nelle disponibilità avversarie e sfruttata dalla solita Ana Cristina.
Botta e risposta e quel finale di terzo set…
Il 3-2 finale è maturato in un contesto al solito decisamente da battaglia, come si mostrano da sempre le sfide tra italiane e brasiliane. L’Italia aveva approcciato meglio all’incontro, dominando la partite finale un primo parziale nel quale l’equilibrio l’ha rotto prima Antropova (appena due punti per lei, ma arrivati nel momento buono) con e poi soprattutto Egonu, decisiva col suo ingresso nel finale che ha prodotto due punti pesantissimi (25-21).
Nel secondo però la musica è cambiata rapidamente: subito allungo verdeoro (2-5) e su quel break di vantaggio le ragazze di Ze Roberto hanno costruito le loro fortune, tenendo sempre a debita distanza un’Italia imprecisa e a volte anche un po’ troppo precipitosa (21-25). È nel finale di secondo set che Velasco decide di togliere un’Antropova spenta e irriconoscibile inserendo Egonu in posto 2, ma ancora una volta l’Italia si ritrova costretta a inseguire, anche se a quota 20 la parità viene ritrovata.
È però un errore in parallela di Egonu a impedire all’Italia di mettere la freccia, e il Brasile il cadeau se lo fa bastare, con il muro di Bergmann ancora su Egonu (che sul 22 pari aveva commesso anche un errore al servizio) che condanna le azzurre a inseguire (24-26).
Il Brasile non molla mai e si regala la finale
Nel quarto però finalmente la partenza migliore è delle italiane, che vanno sul 12-7 rischiando però nuovamente di farsi riprendere sul 21-19, salvo poi tenersi a distanza con un paio di belle difese (25-21). Nel tiebreak una free ball sfruttata da Ana Cristina, un attacco out di Nervini e un’altra soluzione impeccabile di Ana Cristina (dopo una difesa su Antropova) spediscono in orbita il Brasile sul 8-4, anche se l’Italia risale fino a trovare la parità a quota 9.
Egonu però non chiude due volte il punto sull’11-12 (lo fa per lei la solita Ana Cristina) e il muro stampato da Diana su Nervini (11-14) di fatto è una sentenza, anche se poi il punto esclamativo lo mette la solita Ana Cristina (12-15). Domani mattina (9.30) per l’Italia ci sarà la finalina per il bronzo contro la perdente di Turchia-Cina. E farà un po’ strano vedere le azzurre giù dal gradino più alto del podio.
