Il suo sogno era allenare una big, possibilmente la Juventus. Lo disse a tutti quando lo prese il Palermo. Era sulla cresta dell’onda dopo i successi con l’Empoli ed era convinto all’epoca di essere uno stregone del pallone: in una conferenza urla ai giornalisti: “Ho promesso a mio padre che allenerò la Juve un giorno e ci riuscirò”. E con un pugno poderoso spacca un tavolo. Non sa che è invece l’inizio del declino ma Silvio Baldini non avrebbe forse neanche mai sognato di diventare allenatore della Nazionale. Lo sarà per due amichevoli a giugno, invece, e chissà che non possa essere anche la scelta finale della Figc. Ma chi è questo omone che sta rimettendo in piedi l’Under 21? Un visionario? Un incompreso? La sua storia è un romanzo d’appendice, alti e bassi che le montagne russe sono una linea dritta all’infinito.
- Le origini a Massa
- La scommessa persa col Palermo
- L'infanzia difficile
- Il calcio a Di Carlo
- La terza vita di Baldini
Le origini a Massa
Origini umili, figlio di un cavatore. Si chiamava Valentino, lavorava sulle montagne di Michelangelo a Massa: «Ogni giorno si faceva quattro ore di cammino per andare in cava e mi ha insegnato tante cose. La più importante è l’ amore verso gli altri. Da bambino mi raccontava che, braccato dai nazisti, scappava insieme a un cieco. Faceva freddo e si rifugiarono in un canale ghiacciato per riscaldarsi, si abbracciarono, credevano di morire ma lui in quell’ abbraccio ci vide quello di sua madre e si fece coraggio. Quel gesto sconfisse la paura. Si salvarono». Il suo grande amico Spalletti, a proposito di ct, ha sempre detto di lui: “Silvio è troppo avanti. Anni di anticipo. Il calcio non è ancora pronto per uno come lui”. Chissà, forse questo calcio sconquassato di oggi ha bisogno proprio di una persona vera, autentica, amante dei valori (la famigla su tutto e l’armonia in squadra subito dopo).
Per spiegare l’importanza del tempo nella scelta del pressing, Baldini fa vedere ai suoi Mandy Harvey, la ragazza americana sorda, che canta come un usignolo, scalza, per sentire le vibrazioni della musica attraverso il pavimento. “Io non insegno calcio, insegno vita. Sono nato povero. I miei sono i valori trasmessi da chi ha vissuto le guerre. Se non avessi mia moglie e i figli, sarei già tornato nei monti in Sicilia. Mi piace la vita del pastore. Le tue idee devono essere il tuo coraggio. Troppo facile avere coraggio con le idee degli altri. Qui, in questa vita, non siamo a dipingere un quadro. Noi siamo dentro il quadro”. Questo passaggio di un’intervista di qualche anno fa a Vanity Fair fa capire in parte chi è davvero Silvio Baldini.
La scommessa persa col Palermo
Il calcio per lui è tutto ma sa essere niente. Ha saputo starsene fermo per 6 anni a vagabondare tra le montagne, a sentire il rumore del silenzio e il profumo del vento (“Salivo per le montagne con il mio bastone, i miei cani. D’inverno me ne andavo a cacciare pernici con i pastori siciliani”), e quando è tornato l’ha fatto solo per allenare gratis la Carrarese, lui che è nato a Massa. O gratis o niente. Il momento d’oro agli inizi degli anni 2000. Dopo il boom all’Empoli bussa alla sua porta il Palermo. Zamparini lo riempie di soldi. Ma è un errore, come ammise lui stesso: :”Un giorno torno a casa e le dico: “Ho ricevuto un’ offerta incredibile: tre anni a due miliardi l’anno”. Allora quella cifra la prendevano solo gli allenatori delle big. Abbiamo tre figli e niente alle spalle. A quel tempo eravamo sempre sotto in banca: quando ho iniziato ad allenare il Chievo avevo un rosso di 28 milioni. Ho accettato e da quel giorno ho smesso di essere un allenatore. Consapevole di ciò. Ho iniziato a controllare la Borsa o guardare il prezzo degli immobili; ho mollato la mia passione e ho raschiato il barile. Era più giusto finire in squadre come il Genoa, la Sampdoria o la Fiorentina, guadagnare meno, ma costruire. Invece ho perso”.
L’infanzia difficile
Zamparini lo esonera sotto Natale, Baldini ha tre anni di contratto e decide di rimanere fermo prendendosi fino all’ultima lira. In mente, forse, gli tornano gli anni difficili in gioventù. A Il Fatto Quotidiano rivelò: “Per mantenerci mi svegliavo alle quattro del mattino, indossavo la muta, pescavo branzini e 70-80 chili di cozze; mia moglie tornava a prendermi alle 8, con la colazione, quindi mangiavo, portavamo a casa i molluschi, lei li puliva e la sera li vendevo ai ristoranti. Guadagnavo 80 mila lire al giorno. E poi affittavo gli ombrelloni alla spiaggia pubblica, mille lire al giorno. Alla fine della stagione racimolavo 10 milioni che mi servivano per l’inverno. Avevo addosso una cattiveria unica. Una cattiveria sana. Mai stato con i più forti. Io sono un anarchico”.
Il calcio a Di Carlo
Nel calcio che conta torna nel Catania nel 2007-2008 ma non è più la stessa persona. E’ la prima giornata di campionato di Serie A, i rossazzurri affrontano la delicata trasferta di Parma al Tardini. Baldini è agitato, troppo. L’arbitro lo redarguisce, lui si innervosisce ancor di più. L’allenatore dei padroni di casa, Mimmo Di Carlo, si avvicina alla panchina etnea mentre Baldini dà indicazioni ai suoi. Tra i due scattano scintille, volano parole grosse. Poi Di Carlo si gira, Baldini lo insegue, sferrandogli un gran calcio nel sedere. Squalifica di un mese, 15.000 euro di multa, scandalo in tv. Ma per Baldini, in realtà, le conseguenze sono disastrose per la sua immagine.
Ma la storia di Baldini non è fatta solo di calcio. Rewind. Si torna a 40 anni prima. A Rosy, la sua fidanzata brasiliana. A Giancarlo Dotto per Vanity Fair raccontava. “L’avevo conosciuta in un night. Rimane incinta. Dovevo sposarla. Tutto già combinato. Tre giorni prima, sento una voce dentro che mi dice: non farlo. Stavo in bisca. Alle tre di notte arriva un amico con mia mamma: la Rosi all’ospedale s’è tagliata le vene. Rosy abortisce a Napoli e torna in Brasile. Sparisce. Conosco Paola, dieci mesi dopo decido di sposarla. Alla vigilia del matrimonio, mi chiama Rosy. Non sapeva del mio matrimonio. “Spero che tu possa soffrire quello che ho sofferto io”, mi maledice. Mia moglie rimane incinta. Le ecografie sono tutte regolari, ma io le dico. “C’è qualcosa che non va per il verso giusto…me lo sento”. La figlia Valentina nascerà disabile. Nel mondo di Silvio Baldini se c’è la colpa ci sarà anche il castigo. Non si scappa. “È la legge del contrappasso, me lo diceva sempre mia nonna”. Nel bene e nel male.
La terza vita di Baldini
Ama i suoi cani Medea e di Peck, i suoi cani, ama andare a porcini con gli inseparabili amici) Gilberto e Domenico detto “Il Polpa” o andare a trovare “Il mio amico pastore che vive sulle montagne siciliane con le sue mucche, le capre e i cani randagi. Quando vado e lui mi parla io torno bambino. Di quando domava il suo cavallo guardandolo negli occhi. Come quando ascoltavo le favole della nonna”. Nella sua terza vita, dopo la Carrarese, torna a Palermo per chiudere il cerchio: riporta i rosanero in B per poi dimettersi a stagione successiva appena iniziata, va al Perugia e si dimette dopo tre partite, idem a Crotone, poi va a Pescara e vince i playoff di C ma subito dopo va via. Dall’anno scorso è il ct dell’Under 21 che con lui in panchina ha vinto 7 partite su 8. Ora la nazionale maggiore e chissà cosa ha ancora in serbo per lui il destino…
